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L'APPUNTO - N. Marciano: "Napoli, bastano pochi minuti travolgenti!"
11.09.2016 19:08 di Napoli Magazine

NAPOLI - Due gol in tre minuti. Altri 20 per segnare il terzo. Bastano e avanzano al Napoli di ritorno dalla pausa per le nazionali, per intascare 3 punti nella trasferta siciliana. Il Palermo cambia allenatori, il Napoli cambia risultati. 45' senza infamia nè lode i primi, 2 reti in 3 minuti nel secondo. Per arrivare al terzo in 20 di minuti. Si soffre, perché è destino, perché è congenito, perché è abitudine. Ma si vince. Perché è giusto. Milik fa il suo, provando a sfondare la rete. Ci riesce capitan Marek. Il numero 17 sfrutta un buon assist per sbloccare un risultato che poco si addiceva alle squadre in campo. Gli azzurri spingono, i rosanero provano a respingere. Tutto inutile. Il Napoli è più sostanza, con lo stesso schema di gioco. Buono il platinato Lorenzo: suo l'assist del gol, il secondo del Napoli, di Callejon. Lui, il cavaliere oscuro. Lui, la manica lunga for ever persino nel caldo stadio siciliano. Lui che fa doppietta. Tra le certezze della vita si annoverano infatti, la morte, i maschi che tornato e la maglia a maniche lunghe di Josè. E a proposito di ritorno, in campo torna Maggio. Soluzione da turn over per Sarri costretto dal tour de force a schierare giocatori di cui si ricorda perché sfoglia l'album Panini. I cambi il mister li fa. Tutti e tre. Il Napoli di minuti ne gioca solo 45' agli alti livelli. E ancora non si sa cosa mai dia la mossa ai partenopei negli spogliatoi. Vedi il Pescara. Vedi al contrario il Milan. Reina resta a guardare, spettatore non pagante (e visti i prezzi sparati, beato lui, verrebbe da dire) di un match in cui lui non è mai realmente chiamato in causa. Si risponde a distanza a chi guida già la classifica. Tre partite. Un pareggio e due vittorie. Il bottino è quasi pieno, decisamente più di una stagione fa. La costante resta la sofferenza. Connaturata a chi tifa d'azzurro. Ma ci sta. E va bene così. Il Napoli lo sa che c'è da soffrire. E lo sa il Napoletano. Specie quando è anche tifoso. E ama. E non dimentica. Mette da parte, questo è certo. Ci prova almeno. Non si cura di LUI, non guarda e cambia il canale TV dell'anticipo delle 18. Ma certe ferite bruciano ancora, ammettiamolo. E se così non fosse non si chiamerebbe amore. Perché di amore si tratta. Ma questo Napoli sa come far dimenticare, sa come far gioire e come alla fine vincere e far esultare. In barba a chi è partito che ancora di questi tifosi parla. Da lontano. Molto lontano. I suoi di tifosi li sente cantare "che non sono napoletani". Lo dicano forte che non lo sono. Più forte. Ancora di più. Perché quei cori non sono un'offesa per chi napoletano lo è. Per chi ama sotto un cielo azzurro. Per chi non tradisce. Per chi è onesto. Sul campo e fuori. No, non sono napoletani. Purtroppo per loro, chiaramente.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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