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L'APPUNTO - N. Marciano: "Napoli, la cabala non mente, i cori ingrati sì"
30.10.2016 23:24 di Napoli Magazine

NAPOLI - Proviamoci. Ad andare al di là dell'amaro e immeritato, risultato. Proviamoci a vedere il buono che s'è fatto, la passione che si è messa. Proviamoci a ricordare la gioia al gol del pareggio e la speranza fino alla fine, fino e oltre i 90 e passa minuti regolamentari. Proviamoci a capire anche le scelte di cambio di Mister Sarri. Proviamoci a capire dov'era Mertens, lui falso nueve che in campo non s'è visto. Proviamoci a perdonare gli errori di Ghoulam. Proviamoci. Come ci ha provato il Napoli. A Torino. Nella notte di Juve-Napoli. Nella notte dell'ex abbracciato da un padre arrabbiato. Nella notte di una cocente e, ribadiamo, immeritata sconfitta. Perché chiariamolo: era immeritata. Lo era. Molto più meritato sarebbe stato un pareggio. Meritato per chi ci ha creduto, in campo e fuori. Per chi non ha giocato al top, Dries, per chi ha giocato al top, Diawara. Per chi ha dato una gioia incontenibile e ha lottato fino alla fine dopo il gol, Callejon. Per chi è uscito quando forse aveva ancora qualcosa da dire e soprattutto da fare, Lorenzo. Per chi è tornato a dimostrare il suo indubbio valore, Pepe. Per chi ha sbagliato, tanto, forse troppo, Ghoulam. La passione c'è stata, le ammonizioni ai padroni di casa pure, sono state due a pochi minuti, l'arbitraggio non è stato dei peggiori. Va detto. Si è giocato ad armi impari, dove in una delle due mancava l'attaccante. Era il Napoli quella orfana: senza Gabbiadini, senza Milik. Il polacco la differenza l'avrebbe fatta. Lo sappiamo. Il Falso nueve, non ci è riuscito. In uno stadio bellissimo ma colmo di cori antisportivi di chi dagli spalti ricordava al mondo di non essere napoletano. Lo cantavano dal tifo intorno. Lo ha pensato una città intera, Napoli, al primo gol dei non colorati, di chi quel gol lo ha segnato senza gioire ma che avrebbe potuto tranquillamente esultare: non è napoletano, non lo è mai stato. Non è così che si onora l'ex, un'ex città, un'ex squadra che lo ha amato e per questo non lo perdona. Quel non esultare non era rispetto: era l'ipocrisia di chi non ha saputo capire quanto fosse amato e onorato e venerato. Dai tifosi e dai compagni, grazie ai quali di gol ne ha fatti 36 e un record. Grazie a quali è in una lista, LA lista. Chissà se ringrazierà. Nessuno se lo aspetta. Nessuno glielo chiede e in fondo quel grazie tanto tardivo, nessuno lo vuole. Non se ne sente il bisogno da queste parti. Gli addii in fondo non sono mai piacevoli. Possono essere corretti. Ma mai piacevoli. Col core ingrato non c'è stata neppure la correttezza. Ma tant'è. Il Napoli è uscito dallo Juventus Stadium a testa alta. Molto alta. La grinta ce l'ha messa. La passione pura. Di caxximma forse, come diceva qualcuno, ce ne sarebbe voluta di più, specie nel ritorno dagli spogliatoi. Ma tant'è. Si torna a casa, ognuno a casa sua. I Napoletani a Napoli, gli altri restano a Torino. In fondo napoletani non lo sono mai stati. Forse nemmeno quando quel 13 febbraio del 2016 uscirono da quello stesso stadio con le lacrime agli occhi e non festeggiando come ora. Ma ripetiamo, tant'è. Quel numero sempre 9 napoletano non lo è mai stato, eppure nella notte di Juve-Napoli qualcosa di magnificamente napoletano lo ha avuto... Un numero. Per una straordinaria coincidenza. Il numero del minuto in cui ha segnato. Il numero che nella cabala di partenopea tradizione è inequivocabile: il 71. Lo sappiamo tutti perché. E per chi non lo sapesse, cercatelo. La cabala non mente. I cori ingrati, invece, sì.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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