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L'APPUNTO - Nunzia Marciano: "Napoli, strepitoso come Higuain!"
21.03.2016 20:57 di Napoli Magazine

NAPOLI - Certe cose non si possono descrivere. Nel bene e nel male, ci sono cose che non si possono descrivere. Per altre, invece, si può descriverle: immenso, strepitoso, un campione da numeri impressionanti. È Gonzalo. Il Pipita. Lui, indescrivibile anima di questo straordinario Napoli. Lui, papà di una doppietta che regala una Serena Pasqua ad una città intera. Lui, che per 90 minuti e due reti, li fa quasi dimenticare i drammi di una città intera. Lui che segna 29 gol in campionato, 31 in stagione. Il Napoli va sotto. Ma ribalta. Non è la prima volta. Forse non sarà neppure l'ultima. Ma il Napoli ribalta. Ed è questo che conta. Assalta la porta dei gemellati del Genoa come a Napoli i napoletani assaltano il buffet dei matrimoni: senza pietà, senza esitazioni. E alla fine il Napoli la spunta. Alla grande. E si gioisce. Persino Rafael calpesta di nuovo il campo per abbracciare Pipita e compagni. Ed esultare. Una vittoria siglata dal terzo gol firmato El Kaddouri. Una vittoria che fa dimenticare persino il gol subito. E farà perdonare un Reina che meglio avrebbe potuto fare. Ma Reina lo si perdona, a prescindere. Magari domani. Ma lo si perdona. Il Napoli resta lì, alle costole di una capolista che gode di sviste clamorose. Di bandiere alzate senza nessun motivo. Di gol regolari annullati, che a Napoli, come si dice, "sono numeri". Certo, gli errori ci sono, quelli arbitrali soprattutto. Ma una cosa è una svista su un terzo gol che sigla una vittoria già in tasca, un'altra è una svista su una rete annullata che condiziona un'intera partita. Il grande Napoli di Sarri sta giocando un campionato davvero grandioso ma il derby di questa 30esima giornata da l'impressione di essere come l'asino, il ciuccio napoletano, che corre dietro alla carota attaccata sopra la sua testa. Corre, corre. Ma non potrà mai raggiungerla, perché non c'è niente di regolare in quella corsa, niente di onesto, niente di calcisticamente vero. Il ciuccio, manco a dirlo, corre. Vince. Ma non raggiunge la carota. E allora che fare? Allora bisogna comunque continuare a correre, a prescindere dalla carota. Bisogna correre e vincere per amore del calcio, del bel calcio, onesto, pulito, spettacolare. Correre e vincere per i tifosi, per uno stadio intero, per una città intera. Correre e vincere per far dimenticare anche i drammi di questa pur meravigliosa città. Una città che si ama, ma che qualche volta tradisce i suoi figli. Ma non per questo si smette d'amarla. E per 90 minuti il Napoli regala la gioia di esultare e il lusso di distrarre dagli "incidenti" di un brutto venerdì. Acqua passata. Il Napoli vince. E' lunedì e il caffè, ancora una volta, lo offriamo noi, fieri e orgogliosi di vincere con merito e con Gonzalo, che andrebbe blindato. Altro che clausola: a Higuain va promesso l'amore eterno per restare, l'amore incondizionato e fiero di questa città, che il suo indiscusso campione ancora lo venera, dopo 20 e più anni. Perché Napoli ama. E si fa amare. A prescindere.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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