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L'EX ARBITRO - Cesari: "Con il VAR avrei sbagliato meno, Serie A? Modesta"
20.10.2017 20:34 di Napoli Magazine

L’ex arbitro e opinionista tv, Graziano Cesari, è intervenuto a TMW Radio nel corso della trasmissione ‘Due in Fuorigioco’. Che lettura dà di questo campionato? “È un torneo interessante per le lotte allo scudetto e alla salvezza. Però è anche molto modesto, non ci sono grandi calciatori, lo spettacolo è quello che è salvo qualche match. Nel complesso lascia a desiderare. I fuoriclasse praticamente non si vedono. Se è vero che in campionato Dybala eccelle, quando valica i confini nazionali si nasconde. Se stringiamo il campo ai soli italiani poi siamo alla frutta. Confesso che la Nazionale mi ha deluso. Convinti di potercela giocare ad armi pari contro la Spagna e, invece, abbiamo preso la bastonata. Gli azzurri hanno faticato con tutti”. Però in Coppa quasi tutte hanno fatto bene... “È vero, ma in Italia il divario è enorme. Ci sono sempre le solite 3-4 squadre, non si inserisce mai nessuna delle nuove come magari accadeva in passato. La Coppa Italia ultimamente, dopo i duelli tra Inter e Roma, è circoscritta a Napoli e Juventus. E in Champions la situazione non cambia”. Quali squadre la divertono? “Dico Lazio e Napoli. I biancocelesti di Inzaghi, senza grandi nomi, stanno facendo molto bene grazie alle scelte oculate del DS in compagnia dello stesso allenatore. La squadra di Sarri gioca in modo diverso da tutte le altre. Mi piace molto anche l’Atalanta: è guidata da un grande tecnico. Sono un vedovo di Gasperini al Genoa. È riuscito a far eccellere quella squadra nonostante i continui cambiamenti. A Bergamo sta facendo un grandissimo lavoro. Avevo visto Petagna all’Ascoli e al Vicenza e difficilmente avrei potuto immaginare questa crescita. Gomez poi è praticamente diventato una stella”. Le sarebbe piaciuto poter disporre del VAR? “Moltissimo anche perché avrei eliminato qualche errore commesso. Comunque non ho rimpianti per la mia carriera. Ho fatto forse anche di più di ciò che meritavo e devo ringraziare tutti gli organismi competenti. Di solito quando chiudo una pagina non la riapro più”. Quale la miglior classe arbitrale al mondo? “Scelgo la classe inglese: fischiano meno, hanno più personalità, sono professionisti in toto. Hanno un modo inusuale e intrigante di gestire la gara. Vedono al massimo venti falli, noi invece arriviamo fino a trentacinque”. Perché gli arbitri non possono parlare nel post-gara? “Dovrebbero farlo e sarebbe importantissimo. È una cosa in cui credo molto. Speravo venisse introdotta questa possibilità di cui ormai si parla da tempo, anche se non è mai cambiato nulla. Forse saremmo anche più simpatici. Gli arbitri potrebbero spiegare le loro scelte con serenità e tutto verrebbe accettato con scioltezza. Spero che con il VAR qualcosa cambierà. C’è un processo di rinnovamento con a capo una persona di grande valore (Rosetti, ndr) che ha sposato in pieno il progetto”. Esiste un arbitraggio all’italiana? “Non credo. Il nostro arbitraggio è frutto della cultura e delle paure che spesso ci portiamo in campo. Siamo molto attenti a ogni dettaglio. Una tipologia di direzione che poteva andare bene in passato, adesso servirebbe una tendenza globale”. L’allenatore che l’ha colpita per caratteristiche particolari? “Marcello Lippi, un grande signore. Una persona che aiutava sempre il direttore di gara. Non l’ho mai visto arrabbiato, se non altro in campo, dove conta. Devo in realtà scusarmi con Papadopulo perché anni fa non l’ho saputo gestire, sbagliando a tenere la gara. Certe attese, l’adrenalina del match, gli entusiasmi: sono tutte variabili che un arbitro deve sempre considerare” Cosa si può dire a un ragazzo che vorrebbe intraprendere questo percorso? “Ce ne sono sempre meno. Eppure è un ottimo sistema che insegna tanto: la gestione di una contesa, anche nella vita, il saper stare con gli altri, la cultura della passione e del lavoro”.

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