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Anno XIV n° 43
giovedì 19 ottobre 2017, ore
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CULTURA & GOSSIP
PROGRAMMA - Agenda settimanale dal 20 al 26 marzo 2017 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano
17.03.2017 11:59 di Napoli Magazine

Teatro Ricciardi di Capua

Info 0823963874

Martedì 21 marzo, ore 21.00

 

Teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania

info 0974717089

Mercoledì 22 marzo, ore 20.45

 

Teatro Italia di Acerra

Info 0818857258, 3333155417

Giovedì 23 marzo, ore 20.30

 

Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli

Info 0974282362, 3383096807

Venerdì 24 marzo, ore 20.45

 

Engage

presenta

 

Serena Autieri in

 

Diana & Lady D

scritto e diretto da Vincenzo Incenzo

 

scenografia Gianni Quaranta

direttore musicale Maurizio Metalli

light designer A. J. Weissbard

coreografie Bill Goodson

costumi Silvia Frattolillo

 

Un inno al coraggio di amare

Una battaglia di libertà in difesa di tutte le donne

Una favola moderna che non smette di commuovere il mondo

 

L'idea

la lotta tra amore e convenzioni

 

Un luogo comune e abusato considera doppie le personalità eccellenti. Non serve scomodare Stevenson e il suo Doctor Jeckyll e Mr Hide; parte pubblica e parte privata da sempre generano suggestioni di contrasti forti, addirittura violenti, talvolta fatali. Due anime in lotta, una fragile, l'altra invincibile, che condividono un unico corpo. Mai come nel caso di Diana però tutto questo è stato così trasparente e autentico. La maestrina e la principessa, l’abulimica e la filantropa si sono ostacolate e combattute  pubblicamente, in ogni occasione, fino all'ultimo giorno, bruciando una il terreno dell'altra e rivendicando  la loro impossibilità di coesistere. Con una sentenza dolorosa: il sacrificio di una che non è riuscito a salvare l'altra.

Ma anche con un monito illuminante: l’identità viene prima delle convenzioni.

Diana & Lady D è il grido di ogni donna inascoltata, schiacciata nei suoi intendimenti, mortificata nella propria femminilità; ma è anche l’inno alla differenza, la celebrazione di un bene superiore, la promessa alla donna che verrà.

Perché ancora oggi, in una società devota alla religione dell'individualismo, la libertà femminile è una libertà spesso non prevista. Perché ancora oggi alle donne è rimproverato di non imparare a leggere in tempo i segnali della violenza per garantirsi una salvezza.

Ma è la donna, nella Storia  del mondo a sovvertire sempre le regole, spesso purtroppo attraverso il suo sacrificio estremo. Dopo di cui niente può, o dovrebbe, essere più come prima.

 

La trama

il dialogo dell'ultima notte

 

E' la sera dell'incidente; Diana sta per lasciare l'appartamento all'Hotel Ritz di Parigi e raggiungere Dodi in macchina; un ultimo colpo di cipria allo specchio ed ecco l'immagine riflessa di Lady D.

E' l'occasione per confessarsi definitivamente una all'altra lontano da tutto e tutti, e mettere sul piatto senza più nessuna riserva le loro vite inadeguate. E' un rinfacciarsi di colpe, un susseguirsi di accuse, fino addirittura allo scontro fisico, ma è anche il tentativo estremo di essere ascoltate, comprese, abbracciate. Per arrivare al perdono, alla ricomposizione del se’, al ritorno all’Uno; dopo di cui tutto, anche la morte, può essere accolta con tenera leggerezza.

 

Lo spettacolo

una donna allo specchio

 

Diana & Lady D è un dialogo per voce sola. Serena Autieri sul palco inscena una performance verbale e fisica dai contrasti sorprendenti. La scenografia è sviluppata in verticale, su due piani, (alto e basso); Lady D sul livello superiore incombe, Diana soccombe. Il concetto è il recupero della mitologica immagine doppia di Narciso che si riflette nel lago. Serena migra da un’anima all’altra muovendosi di continuo, incarnando gli stati d’animo più diversi, vestendosi e truccandosi a vista.

La scena prevede grandi specchi in cui Serena/Diana/Lady D si riflette, si perde, si sdoppia, torna bambina, si moltiplica. Ballerine e Acrobate, (effetto “Golconda” di Magritte), accompagnano l’esecuzione delle canzoni, evergreen dei Beatles, Elton John e inediti.

 

Nota dell’autore-regista

Diana & Lady D, il dialogo per voce sola in ognuno di noi

Un luogo comune e abusato considera doppie le personalità eccellenti. Parte pubblica e parte privata da sempre generano suggestioni di contrasti forti, violenti, talvolta fatali. Due anime in lotta, una fragile, l’altra invincibile, che condividono un unico corpo.

Mai come nel caso di Diana però tutto questo è stato così trasparente. La principessa e la maestrina d’asilo, la bulimica e la filantropa, la mamma e l’amante si sono ostacolate e combattute fino all’ultimo giorno, bruciando una il terreno dell’altra e rivendicando la loro impossibilità di coesistere mentre incessanti scorrevano copertine patinate, sorrisi, onorificenze ed applausi.

Da qui l’idea di un monologo verbale e fisico che potesse, entrando con violenza e tenerezza negli aspetti emotivi e nelle dinamiche psicologiche della complessa personalità di Diana, scardinare l’esteriorità per portare alla luce i lati più nascosti o taciuti di un personaggio ancora tutto da scoprire, e, con quel personaggio, il percorso duplice e misterioso che ognuno di noi attraversa oscillando tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Strappare le radici di noi stessi per farle brillare senza paura al sole, nell’illusorio quanto coraggioso tentativo di fare un piccolo passo in avanti nella conoscenza dei nostri abissi e dell’origine ignota delle nostre lacrime e dei nostri sorrisi.

Ho pensato ad una lettura verticale del palco, concepito su due altezze differenti, perché il tracciato oculare dello spettatore potesse abituarsi ad una lettura “alto-basso” facilmente associabile a una bipolarità riflettente all’impatto l’essere e l’apparire.

Da qui ho immaginato una serie di suggestioni sceniche, con oggetti fuori scala, immagini sdoganate dall’arte classica e riformulate, perché tutto potesse apparire come filtrato dallo sguardo tormentato di Diana, nel tentativo di avvicinare il pubblico al suo paesaggio interiore, assediato da tutte le sue indotte o inseguite incoerenze. Gianni Quaranta ha dato forma ai miei sogni, e fondamentale sono state la presenza di Bill Goodson, le intuizioni di A J Weissbander, le proposte di Silvia Frattolillo, l’esperienza attoriale di Fioretta Mari.

Mancava la protagonista, un attrice cantante tanto forte e incosciente da prendersi sulle spalle le due anime e vomitarle sulla scena. Mancava un’anima sicura e fragile, com’era Diana.

Dalla prima lettura del testo Serena era la principessa triste, come catturata da un richiamo; con una passione e una volontà commoventi giorno dopo giorno ne ha edificato la sua verticalità. Senza rete, senza ricette. Occorrevano, le viscere, più che il cervello. E cuore infinito. Nessuno specchio, nessun ologramma, nessun trucco di scena. Semplicemente il continuo errare a vista di un’anima da un involucro all’altro, dal pianto alla ragione, dalla tenerezza alla follia, dalla ribellione alla resa.

I forti contrasti, il personaggio e il suo doppelganger, la presenza solitaria sul palco, il ritmo serrato, portano Serena ad una prova d’attrice cantante assoluta, dove tutti i climi emozionali vengono sviscerati, con la volontà di consegnare al pubblico un tracciato di parola e di corpo che mi auguro lasci tutti con il fiato sospeso fino all’ultimo sorprendente quadro.

Diana & Lady D è la favola amara della principessa scomparsa, ma è anche il grido di ogni donna inascoltata, schiacciata nei suoi intendimenti, mortificata nella propria femminilità; un inno alla differenza, la celebrazione di un bene superiore, la promessa di fiducia e di pace alla donna che verrà. Perché ancora oggi, in una società devota alla religione dell’individualismo, la libertà femminile è una libertà spesso non prevista. Perché ancora oggi alle donne è rimproverato di non imparare a leggere in tempo i segnali della violenza per garantirsi una salvezza.

Ma è la donna, nella Storia del mondo a sovvertire sempre le regole, spesso attraverso il suo sacrificio estremo.

Dopo di cui niente può, o deve, essere più come prima.

 

Vincenzo Incenzo

 

 

 

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

Info 0818030270, 3292180679

Venerdì 24 marzo, ore 20.45

 

Teatro Umberto di Nola

info 0818231622

Sabato 25 marzo, ore 20.45

 

Best Live

presenta

 

Gigi e Ross

in

 

Troppo napoletano

di Alessandro Siani

 

con Gennaro Guazzo

 

e con

Giorgia Agata, Luigi Attrice, Alessandro Bolide, Nicoletta D’Addio, Cristiano di Maio,

Gennaro Di Biase, Ivan Fedele, Loredana Simioli,Ester Gatta, Ciro Villano, 

 

e la partecipazione straordinaria di Valentina Stella,

interprete  delle canzoni scritte da Siani e Bruno Lanza

 

scene Roberto Crea, coreografie Naike Orilio e Giuseppe Farruggio,

realizzazione scene dei F.lli Giustiniani, musiche scritte da Bosnia e Gallo,

le canzoni sono di Alessandro Siani e di Bruno Lanza.

grafiche di Luca Auletta, videografica e disegno luci Francesco Adinolfi.

 

regia Gianluca Ansanelli

 

Dopo il successo cinematografico del film “Troppo napoletano”, il primo lungometraggio prodotto da Alessandro Siani e Cattleya, percepito da molti come un film piccolo ma dalle grandi emozioni, arriva l’adattamento della pellicola in versione teatrale.

Diretto da Gianluca Ansanelli e con la supervisione artistica Alessandro Siani, la commedia, impreziosita anche da alcuni brani musicali scritti dallo stesso Siani, conferma i protagonisti del grande schermo Gigi e Ross con i piccoli Gennaro Guazzo e Giorgia Agata che guideranno un cast rinnovato con tante soprese.

Troppo napoletano è una storia semplice, una storia d’amore vista con gli occhi di un bambino e che racconta le differenze tra due quartieri di Napoli, il Rione Sanità e Posillipo. Sarà proprio l’amore tra uno scugnizzo e una posillipina a far emergere i contrasti, ma soprattutto le tradizioni, le speranze e i sentimenti che hanno lo stesso sapore per chi è nato a Napoli.

Con questo carico di emozioni, Troppo Napoletano sbarca a teatro, ma in una versione che si dirige tra la commedia ed il musical.

 

 

Teatro Verdi di Salerno

info 089662141

Domenica 26 marzo, ore 18,30

 

Fabbrica

in coproduzione con RomaEuropa Festival 2015 e Teatro Stabile dell’Umbria

presenta

 

Laika

uno spettacolo di Ascanio Celestini

 

con Ascanio Celestini

e Gianluca Casadei alla fisarmonica

e la voce fuori campo di Alba Rohrwacher

 

portavo a spasso un cieco dalla nascita

e raccontando ad un cieco tutto quello che vedevo

io riuscivo a vedere tutto meglio

Luigi Di Ruscio

 

 

Un Gesù improbabile si confronta coi propri dubbi e le proprie paure. Vive chiuso in un appartamento di qualche periferia. Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del tempo fuori di casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa.

Questa volta Cristo non si è incarnato per redimere l’umanità, ma solo per osservarla e gli ha messo accanto uno dei dodici apostoli come sostegno. Il vero nome di Pietro è Simone. La radice ebraica shama significa ascoltare. Dunque Simon Pietro è colui che ascolta.

È anche un uomo del popolo che non capisce bene ciò che gli sta accadendo, è spesso affrettato nelle reazioni. I Vangeli ce lo mostrano quando corre verso Cristo che cammina sulle acque per poi finire tra le onde.

Ma è anche il più materiale, per ciò è chiamato Kefa che in aramaico significa pietra: è lui che paga il tributo, lui che rinnega tre volte, lui che darà vita alla Chiesa.

Nell’appartamento questo Cristo contemporaneo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Soprattutto vuole sapere del barbone, non per salvarlo dalla sua povertà, ma per fargliela vivere allegramente.

Come se il mondo fosse il parcheggio davanti alla sua finestra. Il mondo in mille metri quadrati di asfalto osservati da un paradiso-monolocale pochi metri al di sopra. Il barbone è un nordafricano scappato dal proprio paese.

Anche la scena è scarna e senza gli oggetti che siamo abituati a vedere in un appartamento. La cecità del personaggio è una cecità psichica che secondo William James “consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle”.

Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

Con la crisi delle ideologie nate dall’illuminismo e concretizzatesi soprattutto nel „900 anche le religioni (in quanto visioni totalizzanti e dunque ideologiche) hanno subito un contraccolpo.

L’ebraismo ha trovato una patria mescolando le incertezze religiose alle certezze nazionaliste, anche l’islamismo è diventata una religione di lotta e di governo, mentre il cristianesimo si trova a vivere la sua fase più contraddittoria con due Papi viventi uno accanto all’altro, ma con due volti contrastanti: il rigido teologo e il prete di strada.

A distanza di un paio di millenni ci troviamo ora a rivivere le incertezze del cristianesimo delle origini, frutto dell’ebraismo e seme dell’islam. Queste incertezze vorrei che passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena: un povero Cristo che può agire nel mondo solo come essere umano tra gli esseri umani.

Uno che sente la responsabilità, ma anche il peso di essere solo sul cuor della terra: vuoi vedere che la trinità è una balla e alla fine salterà fuori che Dio sono soltanto io?

 

Ascanio Celestini

 

 

 

Teatro Carlo Gesualdo di Avellino

info 0825771620

Sabato 25, ore 21.00, e domenica 26 marzo, ore 18.30

 

LSD Edizioni

presenta

 

Lillo & Greg Best of

uno spettacolo di e con Lillo & Greg

 

con la partecipazione di Vania Della Bidia

e del Maestro Attilio Di Giovanni

 

Lillo&Greg Best of mette in scena un frizzante “varietà” che ripropone tutti i cavalli di battaglia della famosa coppia comica tratti dal loro repertorio teatrale, televisivo e radiofonico.

Una miscela esclusiva ed esilarante rappresentata da tutto il meglio di Lillo & Greg.

Musica, sketch, poesie, trailer… intrattenimento puro… questo lo sfavillante, arguto e

irresistibile repertorio firmato Lillo & Greg.

 

 

 

 

 

Teatro Auditorium Tommasiello di Teano

info 0823885096 – 3333782429

Sabato 25 marzo, ore 20.45

 

Albertina Production

presenta

 

Gino Rivieccio

in

 

Io e Napoli

recital scritto da Gino Rivieccio

 

con la partecipazione

della cantante Fiorenza Calogero e il maestro Antonello Cascone

 

regia Giancarlo Drillo

 

Gino Rivieccio ripercorre, in questo personalissimo recital, la sua storia umana e artistica, attraverso quel  legame viscerale e particolare, che ha sempre contraddistinto il suo rapporto con la città di Napoli.

E’ considerato fra i personaggi storici della comicità partenopea degli ultimi decenni, che ha saputo caratterizzare il suo percorso artistico sia in teatro sia in televisione. Capace di creare una comicità elegante e mai volgare, è definito come un vero e proprio gentleman della risata.

Io e Napoli rappresenta un grande abbraccio, che dalla città arriva alle isole e alle solfatare del sorriso, rendendo unica e preziosa la celebrazione, ma, spesso, anche la denuncia. L’ironia e la riflessione si fondono in un percorso originale, lasciando spazio, talvolta, alla poesia, in un succedersi dialettico e incalzante, con quel tono caldo e sferzante tipici del comico partenopeo.

In questo spettacolo Rivieccio racconta Napoli, a suo modo, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma con gli occhi un innamorato, per cui sono, quasi sempre, i pregi a prevalere.  In primo piano ci sono le attese dei napoletani, abituati ad aspettare qualcuno o qualcosa, mostrando una pazienza enorme. La pazienza, grande pregio, può diventare, alla lunga, un difetto. Per questa ragione lo spettacolo esorta i partenopei a reagire, a ribellarsi alle ingiustizie, ai soprusi, alle discriminazioni di cui spesso sono vittime.

“La novità di questo spettacolo - spiega Gino Rivieccio - è rappresentata dalla presenza in scena di Antonello Cascone, al piano, e Fiorenza Calogero, una delle voci più interessanti del panorama musicale. Con Fiorenza mi alternerò in alcuni momenti canori, in particolare con un brano scritto per me da Bruno Lanza e Leonardo Barbareschi, Questa Napoli.

Io e Napoli vuole essere un piacevole viaggio tra monologhi, personaggi, tradizioni, aneddoti e canzoni, per decantare la grande pazienza dei napoletani, destinati sempre ad aspettare qualcosa o qualcuno, per migliorare la propria condizione. Alla fine il messaggio apparirà molto chiaro: provare a cambiare una realtà che offusca lo splendore di una delle città e delle regioni più belle del mondo.

 

 

 

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 25, ore 21.00, e domenica 26 marzo, ore 18.30

 

C.O.S.

presenta

 

Nati 80, amori e no...

di Claudio Tortora

 

con

Compagnia Teatro Delle Arti

 

regia Antonello Ronga

 

 

Amori, passione, turbolenze sentimenti inquieti, tradimenti, un susseguirsi di di situazioni che avvolgono il percorso di quattro coppie  di giovani quarantenni.

Una riflessione su una fascia   di età che per diversi motivi ha subito e subisce  le tante evoluzioni in negativo che i nostri tempi hanno avuto.

Caduta di valori, insicurezza, depressioni, segnano, passo dopo passo, la trama di questa piece teatrale.

Una full immersion in questo spaccato di vita  che lascerà sicuramente  un segno nello spettatore   ed in particolare in chi ha vissuto e vive situazioni analoghe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Nuovo di Salerno

info 089220886

Sabato 25, ore 21.00, e domenica 26 marzo, ore 18.30

 

Compagnia Stabile Teatro Nuovo Salerno

presenta

 

Nu mese 'o ffrisco

uno spettacolo di e diretto da Ugo Piastrella

 

con

Ugo Piastrella, Ciro Girardi, Margherita Rago, Antonello Cianciulli.

 

Nu mese 'o ffrisco è di sicuro un gioiello preziosissimo del tesoro della comicità napoletana, pur essendo una riscrittura di una pochade francese di Hennequin & Veber, intitolata “Vingt jour a l’hombre”.

La versione napoletana prevede una forte caratterizzazione di alcuni personaggi tipici partenopei e dialoghi con tempi comici modernissimi, nonostante siano stati scritti 100 anni fa. Fu rappresentato per la prima volta nel 1916 al Teatro Nuovo di Napoli.

La messa in scena della Stabile del Teatro Nuovo, capitanata da Ugo Piastrella, resta molto fedele all’originale, con qualche trovata nuova, battute fulminanti, ritmi un po' più serrati. Il tutto con gusto, sobrietà, eleganza. Senza cadute di stile.

La trama presenta una storia semplice, ma ricca di colpi di scena e personaggi comici, senza volgarità o doppi sensi: Enrico Cocozza, ricco benestante sposato con una giovane moglie, è stato condannato per aver schiaffeggiato una guardia dopo una lite in un teatro cittadino, dove si è recato di nascosto con la sua amante.

Enrico spera di evitare di scontare la condanna per non rischiare di distruggere il suo matrimonio. Dopo aver saputo dal suo pittoresco avvocato che il giudice Scoppetta è stato irremovibile e lo ha condannato in contumacia ad un mese di carcere, riesce, pagandolo profusamente, a farsi sostituire in prigione da un amico squattrinato, mentre egli se ne va opportunamente in vacanza con la sua famiglia.

Ma la vicenda si complica con una serie di situazioni comiche e paradossali: dall’amico che ne combina di tutti i colori, prima facendosi condannare per una lite in strada, poi facendogli arrivare in casa un carcerato vicino di cella (che viene a trovarlo, forte dell’amicizia stipulata tramite un buco fra le due celle) e si piazza in casa, all’amante che si innamora proprio dell’amico che ha fatto la galera al posto suo e che ha conosciuto per strada, fino al giudice che lo ha condannato in contumacia e che Enrico si ritrova in casa quale futuro marito della suocera.

La matassa si ingarbuglia sempre di più davanti ai sotterfugi ed alle scuse che Enrico deve trovare per non essere scoperto. Il resto lo vedrete in teatro...

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