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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Napoli è il calcio, bellezza!"
21.03.2018 17:27 di Napoli Magazine

NAPOLI - Lo stop arriva sul più bello. Spazio alle Nazionali. Ritiri svuotati. Ha ragione Sarri quando dice che durante le soste per gli impegni internazionali quelli chi si riposano sono gli allenatori. Intanto, congratulazioni per il premio Maestrelli. Nell'ultimo turno ha faticato la Juve a Ferrara ed ha sudato più del previsto il Napoli in casa per aver ragione dello scorbutico grifone. Dopo il pari della capolista con la Spal soltanto una cosa contava: iincassare i tre punti e portarsi a meno due dalla vetta. La sfida continua, nove turni da vivere al massimo. Non starei a guardare troppo il calendario, perché le insidie possono venire dagli avversari che meno consideri. Il Napoli si fermò a Verona sponda Chievo. La Juve s'è fermata davanti alla Spal. Le due più belle del reame sono arrivate alla sosta un po' imbolsite. E se per la Juve ciò si spiega con i supplementi in Champions ed in coppa Italia, per il Napoli più riposato (meno impegnato) il rallentamento potrebbe essere stato causato da stress, più mentale che fisico. La vetta perduta, non più lepre bensì cane che insegue. L'aver dimezzato il distacco costituirà la molla in più per gettarsi a capofitto nella volata finale in nove tranches. In molti sostengono che il parco giocatori di Allegri sia più ricco di quello a disposizione di Sarri. E che sarà determinante nella volata scudetto. E in linea generale il concetto è valido. Ma vado controcorrente. Perché anni di esperienza mi hanno indotto a valutare la valenza dell' adessità - per dirla con il neologismo coniato da un mio amico scrittore e saggista per spiegare il tempo della provvisorietà - e cioè il periodo, il momento che ciascuna squadra vive nel calcio. Il caso ha voluto che quasi si azzerassero le differenze tra le rose delle più belle del reame. Perché Sarri crede nei titolarissimi più tre ed ha sopperito attraverso il gioco anche alle assenze di Ghoulam e di Milik (tornato da poco in campo). E perché Allegri che si diverte (parole sue) a inventarsi formazioni e schemi sempre diversi non può attingere a Cuadraro ed a Bernardeschi anch'essi lungodegenti. Cioè nel reparto d'attacco che può fare affidamento soltanto (e si fa per dire) su Higuain e Dybala, essendo Mandzukic oramai imbolsito da compiti di copertura cui è stato costretto dopo la decisione del "tutti in campo" maturata a metà dello scorso campionato. Torniamo a noi. Non m'è piaciuto più di tanto il Napoli anti-Genoa. Risultato a parte, naturalmente. Perché m'è parso di cogliere venature di nervosismo nel tridente dei folletti ogni qual volta la giocata ad personam non era propizia. Un pizzico di svagatezza in Callejòn. Frenesìa eccessiva in Mertens. Una ventata di egoismo in Insigne. E' probabile che i passi siano stati innaturali per la fregola di voler chiudere una contesa che è rimasta aperta fino alla fine. E innaturale e strabenedetto è stato il sigillo di Albiol che non marcava da un paio d'anni. Un gol che ha riaperto i giochi che i pessimisti avevano ritenuto già chiusi. E' il calcio, bellezza. Avrebbe chiosato Humphrey Bogart. 

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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