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SARRISMO - Ciro Venerato a "NM": "Sarri resta un innovatore"
08.04.2017 18:07 di Napoli Magazine

NAPOLI - Ciro Venerato, giornalista Rai, ha rilasciato alcune dichiarazioni a NapoliMagazine.Com: "Guelfi o Ghibellini? Coppi o Bartali? Destra o sinistra? Palumbo o Brera? L’Italia si è sempre divisa in fazioni. Il calcio come la politica. Arcaica la polemica tra gli addetti ai lavori che amano il gioco all’italiana e quelli che professano l’amore per quello offensivo. Il campano Gino Palumbo era per un calcio stilisticamente più bello, adatto ai dioscuri della pedata come Rivera. Brera era innamorato pazzo del catenaccio. La critica giornalistica si è sempre divisa anche anni dopo: identico il tema. Il massimo della spaccatura ideologica arrivò nei primi anni 80. La Juve del Trap vinceva all’italiana, la Roma di Liedholm si ispirava alla zona integrale dei brasiliani. I bianconeri lottavano a metà campo con vari gladiatori, (Tardelli, Benetti, Furino), il “barone” utilizzava solo piedi buoni in seconda linea (Falcao,Cerezo) schierando in difesa un metodista aggiunto come il compianto di Bartolomei. Quattro anni dopo avvenne la stessa cosa. Il Napoli di Maradona, diretto da Bianchi e Bigon, giocava all’italiana. Più che il collettivo esaltava i singoli. Suo avversario fu il Milan di Arrigo Sacchi: il profeta del nuovo che avanza. Non si offenda nessuno: ma ritengo Arrigo il più grande innovatore calcistico di fine secolo. L’ho amato senza se e senza ma. Mi iscrissi senza indugio al suo “partito”. Da ragazzino andavo matto per l’Olanda e il calcio totale. Senza dimenticare che un certo Vinicio a Napoli mutuò l’idea degli arancioni. E mi intrigava da pazzi la Roma del Barone. Ma Sacchi fu qualcosa di più. Squadra corta, preparazione atletica all’avanguardia. Lui il maestro che dettava lo spartito: il gioco era il vero “top player” del diavolo, esaltato dai tanti campioni. Ma quando Arrigo andò via non si è più visto un Milan così bello e spettacolare pur con gli stessi interpreti. E qui si torna ai giorni nostri. Al dilemma dell’essere o dell’apparire. La forma che fa poi a pugni con la sostanza. Ma si va anche oltre: ci porta a valutare la nostra cultura sportiva, a mio avviso parecchio scadente. Il Napoli si è affidato 2 anni fa ad un allievo di Arrigo Sacchi: si chiama Maurizio Sarri. Fortunatamente per i fans azzurri il toscano è di sinistra: fu per questo che Silvio Berlusconi non lo volle a Milano, nonostante le rassicurazioni tecniche fornite da Arrigo e da Adriano Galliani, estimatore del vate di Fusignano. A Napoli sta cambiando la storia del calcio partenopeo e migliorando l’immagine del nostro football in Europa. Per chi non lo sapesse fuori dallo stivale vantiamo una credibilità tecnica vicina allo zero. Non esportiamo nulla di bello o innovativo. La Juve è tosta ma non intriga. Sì, Max quando vuole giostra i 4 attaccanti, ma questo non fa di lui un offensivista. Dipende cosa chiedi alle punte. Maurizio Sarri ha messo insieme le idee di Sacchi e Guardiola, creando un suo prodotto. Linea alta in difesa, tiki taka a centrocampo. E negli ultimi 20 metri 3 attaccanti pronti a cambiare posizione, sfruttando il taglio offensivo al momento giusto. Le gare con Real Madrid e Juve a Fuorigrotta hanno celebrato il sarrismo ai massimi livelli. Ma questo non basta ai suoi detrattori, portavoci di un’idea di calcio legata a vetusti stilemi. Lo scudetto Sarri non può vincerlo perchè la Juve è più forte e più ricca: dategli un Buffon, un Benatia e un Khedira. Non vendetegli il Pipita traditor; poi ne parliamo. Ma il problema è culturale: un allenatore puo’ essere valutato solo per l’almanacco e non per il calcio che esprime? Senza resettare il lavoro sui singoli: cresciuti in maniera esponenziale con il trainer partenopeo. E non sarà un punto in più o la posizione in classifica a mutare un giudizio. Sarri resterà sempre un grande allenatore e un innovatore, anche se va in panca con la tuta. Fatemi capire: bocciate la forma o la sostanza? Mettevi d’accordo con la vostra testa prima di emettere sentenze. Io non ho mai avuto dubbi in materia. Voto Sarri e il bel calcio. E il San Paolo ha già risposto: applaudendo il Napoli anche quando non ha vinto (Real in Champions e Juve in campionato) ma ha… convinto. Il resto spetta a De Laurentiis: manca solo la ciliegina. La torta è stata già confezionata da Maurizio, il degno erede di Arrigo".

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