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L'APPUNTO - N. Marciano: "Napoli spettacolare: “si beve” la Lazio a suon di poker"
21.09.2017 11:44 di Napoli Magazine

NAPOLI - Ci sono i sogni impossibili, indicibili, irrealizzabili. E poi ci sono i sogni che ad ogni triplice fischio prendono sempre più forma e somigliano sempre di più ad una splendida realtà già vista 30 anni fa. Chiariamo: il poker esaltante rifilato alla Lazio di Inzaghi della notte dell’Olimpico è solo l’inizio di un campionato ancora tutto in salita, ma la strada pare tracciata, solcata e percorsa nel senso e con la tenacia giusta. Perché se il Napoli del derby campano che ne rifila 6 ad un ancora a zero punti, Benevento è quasi da manuale, un Napoli che sotto di un gol per 45’ ne segna poi 4 così non è normale. A meno che non si tratti del Napoli, appunto. E sottolineo così, così come dei veri capolavori disegnati dai piedi dei ragazzi magnifici di Mister Sarri che, complice quel segreto da spogliatoio capace di far ripartire il Napoli al ritorno dalle docce, danno ancora una volta lezione di grande, grandissimo calcio e tra loro ce ne è uno che va oltre, che fa di più, che fa l’incredibile pure per sè, pure ai suoi occhi, che segna come solo il DIO del calcio sapeva fare e che come lui spera si alzarla al cielo 30 anni dopo: è Dries, è Mertens, è la rivelazione di questo campionato come già fu di quello passato, è un gioiello belga che parla napoletano e segna da gradissimo fuoriclasse. E poi beve, alla salute dei tifosi, al gioco spettacolare e in fondo semplice di questo Napoli che come suggerivano increduli i commentatori, ha una difesa unita e un attacco creativo, come non se ne trovano nelle squadre europee. Ma qui sì, a Napoli, nel Napoli, sì. Perché questa è la città dei sogni e dei miracoli, delle teche di sangue e speranza, della superiorità in campo sugli avversari e nello stadio sui cori beceri ben zittiti ancora una volta a suon di poker: da Koulibaly a Josè, che si inchina al cospetto di chi lo osanna, da Dries a quel dischetto, il Napoli è unito davvero nel segno di una squadra forte del suo capitano senza gol ma con una gran partita che gioca generoso. E allora una notte di ordinario tifo si trasforma per la città in una notte di straordinaria speranza, dove è concesso sognare, perché accarezzare quel sogno così da vicino e poi rinunciarvi sarebbe il torto peggiore che si possa fare a chi ama di amore vero e che accetterebbe la rassegnazione di un sogno infranto come l’ultima e più cocente delle delusioni. Perché se è vero che il tempo è quella costante immodificabile, è vero anche però che a volte il tempo può essere variabile e tale da non poterne più aspettare: i sogni veri, attesi e giusti meritano d’essere vissuti ora, senza se e senza ma. Sarà il campo delle sfide ancora più vere di quelle della decima vittoria di campionato consecutiva in due stagioni a far volare con la fantasia ma per adesso il campo parla chiaro: questo Napoli è fuori dal comune, è straordinario ed incredibile persino a chi lo vive e gioca il suo calcio guardando incredulo il risultato di quella combinazione così perfetta da lasciare a bocca aperta, di quella chimica che solo raramente si vede in giro. E che peccato sarebbe non sognare ancora di più, non desiderare ancora di più che quel sogno diventi realtà! Sarebbe un peccato mortale per una squadra, i suoi giocatori e il suo allenatore che da soli sarebbero ordinari ma che insieme riescono ad essere straordinari, straordinariamente meravigliosi.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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