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MR Z - Higuain, la gioia e il timore
22.03.2016 16:15 di Napoli Magazine

NAPOLI - Parlare di Higuain? E per dire che cosa che non sia stato già detto? Bisognerebbe forse far riferimento, se proprio ci si volesse inoltrare in una disamina sulla figura e l'opera dell'attaccante argentino, al fatto che il prossimo anno potrebbe non giocare più nel Napoli. Ed allora è meglio lasciar perdere e cominciare, sin da ora, a rassegnarsi all'idea di dover prendere sull'argomento, nei prossimi mesi, la vita come viene. D'altronde che cosa potremmo fare mai noi per cercare di trattenerlo? Riversargli addosso il nostro amore? E' difficile pensare che si possa dare di più in questo campo ed in ogni caso il Pipita ben lo sa quanto sia amato da queste parti. La partita, purtroppo, si deciderà su tavoli diversi, dove non c'è tanto posto per i sentimenti e dove il dio denaro avrà un ruolo decisivo. In fondo il Pipita, che s appresta a compiere 29 anni, ha tutto il diritto di mettere a frutto al massimo possibile il suo talento. E se, come è probabile, troverà una società in grado di pagargli uno stipendio pari al doppio, o anche di più, di quello che percepisce adesso, beh, in quel caso è giusto che prenda la propria strada. Se ciò dovesse verificarsi, la speranza è che non faccia come Cavani, il quale andò via senza neppure salutare. L'esempio di Morgan De Santis può essere quello da seguire. Il portiere delle indimenticabili stagioni del Napoli di Mazzarri, quando si trasferì alla Roma (non per sua volontà), acquistò pagine di pubblicità su alcuni importanti quotidiani e salutò i tifosi del Napoli nel modo in cui meritavano. Un gran signore, non c'è che dire. E non è un caso che ancora oggi, quanto torna al San Paolo, riceva soltanto applausi. Cavani, invece, in occasione dell' amichevole Napoli-Psg, fu subissato di fischi. Comunque, vada come vada, ci penseremo fra qualche mese ad una eventuale (e peraltro non inevitabile) partenza del nostro amatissimo Pipita. Oggi, invece, grazie alla vittoria-batticuore sul Genoa possiamo e dobbiamo continuare a pensare alla Juventus. E non possiamo fare a meno di pensarci riandando con la mente a quanto accaduto domenica pomeriggio all'Olimpico di Torino nel derby tra Torino e Juventus. Mi riferisco, lo si sarà capito, all'arbitraggio di Rizzoli ed alle polemiche che ne sono scaturite. Analizzando la partita, emerge che gli errori dell'arbitro emiliano sono stati fondamentalmente due, entrambi molto gravi. Innanzitutto Rizzoli ha sbagliato nella mancata seconda ammonizione di Alex Sandro, il quale ha commesso un fallo da rigore che andava indiscutibilmente sanzionato con il cartellino giallo. Il secondo e non meno grave errore è stato non aver espulso con rosso diretto Bonucci quando ha osato addirittura sfidarlo con un inammissibile testa a testa, una cosa che sui campi di calcio italiani, fino ad ora, non si era mai vista. Per il solo fatto di non aver sanzionato con il rosso diretto il litigioso, iracondo, insopportabile difensore della Juventus, l'arbitro di Mirandola andrebbe fermato per un lungo periodo. Immagino che la partita, oltre che da milioni di tifosi in tutta Italia, sia stata vista anche dal capo dei disegnatori, Messina e dal presidente dell'Aia, Nicchi. Aspettiamo di vedere come si regoleranno. Sulla mancata convalida del gol di Maxi Lopez, invece, la situazione è diversa. In quel caso, infatti, è stato il guardalinee ad alzare la bandierina e ad obbligare l'arbitro ad annullare la marcatura.  In questa circostanza credo che l'errore di valutazione del collaboratore di Rizzoli ci possa stare, anche se i guardalinee dovrebbero sapere che nell'indecisione  non si dovrebbe mai alzare la bandierina. L'errore più grave, in questa vicenda, l'ha fatto sicuramente il designatore Messina il quale, evidentemente, non si è reso conto che dopo la polemiche sulla designazione di Rizzoli per Juventus-Napoli, innescate dalle dichiarazioni del giornalista Paolo Liguori (querelato sia dall'arbitro che dall'Aia), il fischietto bolognese non avrebbe dovuto più dirigere la Juve fino alla fine del campionato. Una questione di buonsenso e di buongusto. Affidandogli il derby, invece, Messina ha esposto Rizzoli, mettendolo sotto la lente d'ingrandimento della pubblica opinione. Sarebbe bastato una sola svista a favore dei bianconeri per far pensare alla gente: "Allora aveva ragione Liguori, il quale aveva detto che quando arbitra lui c'è sempre almeno un errore a beneficio della Juventus". Di errori ce ne sono stati addirittura due ed entrambi clamorosi . Qui non si tratta di buonafede o malafede. E' evidente che Rizzoli dopo aver fischiato il rigore, nei secondi successivi si sia posto la domanda: lo ammonisco? Probabilmente condizionato dal fatto che si sarebbe trattato del secondo giallo, ha deciso di soprassedere e di non applicare il regolamento (che, contrariamente a quanto ha sostenuto domenica sera qualche avventuroso giornalista televisivo, abile nelle arrampicate sugli specchi, prevede l'ammonizione, senza tante chiacchiere), dimostrando in questo una sorta di malafede 'intrinseca'. L'aver sopportato poi, senza replicare, la sceneggiata di Bonucci ed il suo stupefacente testa a testa dimostra come Rizzoli abbia del tutto perso il controllo della situazione. Purtroppo nelle otto giornate che rimangono da disputare non si potrà sempre assegnare la Juventus ad Orsato, l'unico che non guarda in faccia a nessuno. Basterebbe almeno che Messina spiegasse per bene al designato che lo scandaloso comportamento dei professionisti della protesta in maglia bianconera ha stancato tutta l'Italia e che bisogna intervenire severamente sin dal primo minuto di partita. Già questo sarebbe tanto. Ma vedremo mai fioccare i cartellini gialli come meriterebbe la quasi totalità dei collerici ed irascibili juventini? 

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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