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MR Z - Napoli, così si diventa grandi
24.05.2016 18:44 di Napoli Magazine

NAPOLI - Il primo anno di Sarri a Napoli è stato quello della definitiva consacrazione di un allenatore bravo, che è arrivato troppo tardi a calcare la scena più importante e prestigiosa del calcio italiano. Gran parte del merito della splendida stagione disputata dalla squadra va a lui. Certo il record di gol di Higuain ha rappresentato il traino per tutti. Senza la clamorosa esplosione del Pipita il campionato del Napoli non sarebbe stato lo stesso e sicuramente anche il piazzamento al secondo posto in classifica non si sarebbe concretizzato. Ma chi ha fatto aumentare in maniera esponenziale il rendimento dell' attaccante argentino, che nelle due precedenti stagioni con Benitez non era stato del tutto esaltante? E' stato sicuramente lui, Maurizio Sarri a migliorare il Pipita ed esaltarne i pregi ed a mitigarne i difetti. Insomma è sempre a Sarri che si deve fare riferimento quando si parla della splendida stagione del Napoli e della entusiasmante conquista di un posto in Champions League. Tuttavia qualche difettuccio, sia pure in un contesto ampiamente positivo e soddisfacente, lo ha mostrato anche l'allenatore. Si tratta di particolari non proprio di secondo piano. Lacune che se il tecnico toscano riuscirà a superare, grazie anche ad una rivisitazione critica del suo lavoro - la panchina del Napoli è stata pur sempre la prima di un top club sulla quale si è seduto nella sua carriera - sarà destinato ad incidere ancora di più non solo nella storia della società azzurra, ma in tutto il calcio italiano. Quali sono allora questi difetti di Sarri? Li sintetizzerei in due: l'indisponibilità assoluta a cambiare modulo tattico, sia nel corso della stagione, sia durante una singola partita e la scarsa turnazione dei giocatori, con un accanimento eccessivo ad utilizzare esclusivamente o quasi 13-14 calciatori. La finale di Coppa Italia, vinta dalla Juventus sul Milan, ha dimostrato ancora una volta (ma per la verità non ce n'era neppure bisogno) che la duttilità tattica di alcuni allenatori può finire per rivelarsi un'arma micidiale e vincente. A 12 minuti dalla fine dei tempi supplementari, con il risultato fissato sullo 0-0, Allegri ha sostituito Hernanes (un centrocampista) con Morata (una punta), affiancando lo spagnolo in attacco a Mandzukic. E' bastata questa semplice mossa per sparigliare le carte della partita e regalare la vittoria ai bianconeri. Morata avrebbe dovuto essere marcato da Calabria, l'esterno di destra della difesa del Milan che fino a quel momento, soprattutto per le sue capacità di sovrapposizione offensiva, era stato forse il migliore in campo. Dopo l'ingresso in campo di Morata, però, il ragazzo non aveva avuto evidentemente ancora la lucidità di riorganizzarsi tatticamente e mentalmente. E lo spagnolo, lasciato libero, ha colpito dopo appena un minuto dalla sostituzione, regalando alla sua squadra la Coppa Italia. Sarri nella stagione che si è appena conclusa non ha mai fatto una mossa del genere. Non l' ha fatta né in momenti di estrema necessità o di disperazione, né tanto meno a freddo, in occasione di una partita da affrontare in maniera diversa dalle altre. Evidentemente in allenamento la squadra non viene preparata a modifiche tattiche. Il modulo (4-3-3) è quello e va utilizzato sempre, fino alla fine. E' opportuno ed auspicabile che Sarri, che è un uomo dotato della superiore intelligenza degli umili, riveda questa sua posizione un po' estremistica perché avere più possibilità tattiche a disposizione, significa aumentare le dotazioni complessive da utilizzare per arrivare alla vittoria. Quanto alla scarsa propensione a far ruotare i calciatori, i limiti di questo atteggiamento si vedono non solo in corso d'opera (più di una volta è capitato al Napoli di apparire meno fresco e più appannato atleticamente rispetto soprattutto ad avversari che fanno della corsa e dell'agonismo spinto il loro punto di forza), ma anche a campionato concluso. Troppi sono gli scontenti nello spogliatoio azzurro, gente che ha giocato poco e che non vede possibilità di crescita e di affermazione nel Napoli. Ma non è solo questo il problema. Credo che alcune trattative che la società porta avanti nella campagna acquisti che è appena cominciata possano rimanere condizionate proprio dal fatto di sapere che il Napoli ha in panchina un allenatore che più di 13-14 giocatori non utilizza. I candidati a vestire la maglia azzurra è inevitabile che si facciano qualche conto e che possano tentennare prima di accettare le proposte che arrivano da Giuntoli e da De Laurentiis. Dunque anche su questo è sperabile che Sarri faccia un po' di serena autocritica. Probabilmente ne dovrà per forza parlare con il presidente (che a questo proposito gli ha sferrato una stoccata nella conferenza stampa seguita a Napoli-Frosinone) in occasione dell'incontro che dovrà sancire il prolungamento del contratto. Ma non c'è bisogno né di ramanzine, né che gli vengano tirate le orecchie. Sarri è un uomo troppo intelligente per non capire che i difetti devono essere corretti soprattutto nel mondo del calcio nel quale i minimi errori non vengono perdonati. Solo così si diventa veramente grandi.

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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