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TONI AZZURRI - Toni Iavarone: "Il Napoli più brutto e l'arbitro peggiore"
04.04.2016 10:33 di Napoli Magazine

NAPOLI - Schiacciato sotto il peso della responsabilità, il Napoli, che correva incontro al grande sogno, si è perso nel giorno della partita, apparentemente, più normale. Ci sono, infatti, trentatré punti di differenza tra i ragazzi di Sarri e l’Udinese. Tuttavia quella squadra sfiatata all’epoca di Colantuono, ha preso d’assalto il Napoli sin da subito. Perché De Canio ha capito che dinanzi a se non c’era il Napoli ventre a terra, che come le antiche cavallerie aveva sconfitto avversari e pronostici. No, a Udine c’era solo una piccola e stanca fanteria che non ha difeso nemmeno l’ultima trincea e nella domenica dell’atteso spalla a spalla con la Juve, quel Napoli è caduto alla prima spallata. Non c’è stato nulla che potesse affiancare l’immagine del Napoli di adesso al pregevole Napoli. La squadra non ha avuto distanze, equilibrio, ritmo. Era molle, blanda nelle soluzioni più semplici, nelle verticalizzazioni rapide e le seconde palle erano, sempre e solo, dell’Udinese. Addentrarsi, poi, sulla valutazione dei singoli non darebbe lucidità all’analisi di questa, forse, fatale sconfitta. Che porta un bel po’ d’interrogativi, come quello che dice: è finita? Oppure scudetto perso per sempre, almeno quest’anno? O altro ancora. Chissà se sarà davvero così. Ma sei punti dalla Juve sono una distanza apparentemente incolmabile. E poi è vero che il passato non torna più. E non importa quanto lo desideri, resta solo il presente, ovvero questo secondo posto. Che prende forma mano a mano che il passato e i rimpianti si ritirano; chi riesce ad adattarsi, anche ai crolli improvvisi, come quello patito a Udine, trova tanta ricchezza. Perché l'unico vero fallimento è rinunciare a provarci e i successi del Napoli, invece, sono sempre dipesi da come ha affrontato le sconfitte. E come disse quel tale: andrà tutto bene e se non andasse tutto bene non sarebbe ancora giunta la parola fine. Discorso inverso per un protagonista solito: l’arbitro. Questo di Udine si chiama Irrati. E ha instillato il male oscuro del dubbio in questa partita, l’ha subito incattivita, ha sminato la paura del cartellino giallo, inseguendo e bersagliando i diffidati del Napoli, ha colpito come fa una pallottola mirata il finale di campionato di Higuain. Insomma, ha agito come chi aveva una missione da portare a termine. E, certo, l’obiettivo non è stato la regolarità della partita.

 

 

Toni Iavarone

 

Napoli Magazine

 

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