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VIDEO - Le lacrime di Fabio Quagliarella a Sky: "Andai via da Napoli per colpa di uno stalker"
19.02.2017 18:28 di Napoli Magazine

NAPOLI - Fabio Quagliarella, attaccante dela Sampdoria, ha parlato a Sky. Ecco quanto evidenziato da "Napoli Magazine": "Fui costretto ad andare via da Napoli. Adesso tutto e' stato chiarito, dopo le accuse che mi avevano fatto e le indagini in corso dovevo pesare le parole. Uno stalker mi aveva ingiustamente accusato di cose bruttissime, come pedofilia, calcioscommesse e tante altre cose assurde. Ora l'incubo è finito. Figuratevi se volevo andare via da Napoli, la mia città. Dopo 13 anni ero contento di esserci tornato".

 

Venerdì scorso si è chiusa una storia extra-calcistica che ti ha segnato. Ce la vuoi raccontare?

 

"Per raccontarla tutta ci vorrebbe una trasmissione solo per me. Ho vissuto 4-5 anni da incubo, immaginare di non poter vivere serenamente al di fuori del calcio, soprattutto per la mia famiglia, è stata dura. Quando sono andato via dal Napoli sono state dette tante infamità, cattiverie, tante cose non vere. L’unica causa era solo ed esclusivamente questa e quindi, dopo tanti anni, è finita. Devo ringraziare la giustizia perché ha fatto un ottimo lavoro, dare 4 anni e 8 mesi a un poliziotto significa che avevano ragione di più. Ho vissuto male io, ha vissuto male la mia famiglia, ho cercato di essere comunque concentrato sul campo, perché alla fine scendi in campo, la gente non sa tante cose, come è giusto che sia. Siamo pagati profumatamente ed è giusto che in campo facciamo il nostro dovere, però oggi ci siamo tolti un peso enorme perché è stata dura".

 

Per chi non sapesse cos’è successo, nei giorni scorsi è stato condannato uno stalker, vogliamo chiamarlo così per semplificare, che negli ultimi anni ha reso impossibile la tua vita e quella della tua famiglia, con delle false accuse, delle accuse pesantissime e orribili che avevano a che fare con camorra, pedofilia, calcioscommesse, droga, minacce di morte. Finalmente questa vicenda si è conclusa, c’è stata una condanna, ma questa vicenda è stata condizionante ed era impossibile per te in quelle condizioni rimanere a Napoli

 

"La verità è quella. Poi, quando non puoi parlare, quando non puoi dire la tua, io avevo scritto un post su Facebook dove ho cercato di far capire qualcosa. Quando senti tutti che parlano, tutti che dicono la loro opinione e tu devi stare zitto perché ci sono delle indagini, ci sono tante cose, l’unica verità è solamente quella, perché io non è che un giorno mi sono svegliato e sono voluto andare via da Napoli. Ero a casa mia, stavo da Dio, stavo con la mia famiglia dopo più di 12-13 anni passati fuori di casa, ero ritornato a casa e quindi non c’era nessun motivo. La causa è semplicemente questa, io ho accusato, ho tenuto botta perché non è facile, non lo auguro a nessuno assolutamente perché tutti abbiamo diritto di vivere una vita libera e serena al di fuori di qualsiasi ambito lavorativo. Non poter uscire di casa e sentirsi minacciato che da un momento all’altro potesse succedere qualcosa, a me, alla mia famiglia, ai miei nipoti, ai miei fratelli, è stato devastante sentire tante cattiverie dette dopo il mio passaggio alla Juve. E’ stato brutto perché uno ci mette passione, amore, professionalità, sacrifici e poi sei giudicato quando la gente non sa. Questa era una delle mie più grandi soddisfazioni, perché c’è stato un giudice che ha dato una sentenza importante e questa è la cosa che più conta e ha tolto un peso non indifferente a me e alla mia famiglia".

 

Ecco il suo post su Facebook: "Credetemi, non sono stati anni facili. Per me, per la mia famiglia, per gli amici. Una situazione nella quale sai di essere nella ragione, sai di non aver fatto nulla, sai che tante cose sono state dette e scritte senza conoscere la verità. Il tutto a casa mia, dove sono nato e cresciuto, dove ho mosso i primi passi e dove ancora oggi vive la mia famiglia. Ho vissuto per anni con questa immensa bolla di cattiveria e disonestà, anni in cui dovevo far attenzione anche alle parole che usavo, non potevo fare molto, solo aspettare che la giustizia facesse il suo corso. Ci ho sperato e creduto dal primo giorno e ieri, venerdì 17 Febbraio, si è arrivati finalmente alla conclusione di questa brutta vicenda che mi ha visto coinvolto, giustizia è stata fatta. Ora con orgoglio posso dire che mi sento davvero più leggero, più sollevato. Tutto ciò non ha mai intaccato la mia professione e la mia professionalità, però la maglia la indossa sempre un uomo, con i suoi valori, con i suoi sentimenti e con la sua sensibilità. Adesso posso garantirvi che mentalmente sono davvero sereno. Ringrazio tutti quelli che, conoscendomi, non hanno mai dubitato e hanno atteso, insieme a me, il responso definitivo della sentenza".

 

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