Filippo Tortu, atleta, in una intervista al quotidiano La Repubblica ha ricordato Livio Berruti, scomparso ieri all'età di 87 anni. Ecco le sue parole: "Sono a pezzi, frastornato. Livio è l'atleta al quale mi sono sentito più vicino, che più mi assomigliava al mio carattere e al modo in cui ho vissuto e vivo l'atletica. Mi sono sempre reputato un atipico, un romantico, magari malinconico, nostalgico. Quindi ho sempre rivolto un occhio al passato e ho scoperto lui, che è diventato il mio mito. Avrei voluto essere agli Europei per dedicargli la mia gara, lo farò come portabandiera dell'Italia ai Giochi del Mediterraneo di Taranto. Nonostante la differenza tra generazioni, nonostante quelle Olimpiadi io non le abbia vissute, il motivo per cui mi sono appassionato all'atletica è stato Roma 1960 - ha aggiunto - Vidi un documentario su quell'edizione, Livio più di tutti mi stregò e affascinò. Da quel momento per me è iniziato tutto: avevo circa sei anni e sognavo i Giochi, lo spirito olimpico era entrato a far parte del mio modo di vivere - ha concluso - Il primo incontro? Attorno al 2016 mi regalò un paio di calze bianche, perché le indossava sempre per correre, insieme alle scarpe bianche. Così ci siamo conosciuti. Eravamo amici, nonostante avessi solo 18 anni. Due spiriti affini. Mi hanno più volte paragonato a lui per il modo di correre, ma a me faceva più piacere essere avvicinato a quel che Livio era fuori dalla pista. Appassionato di tutto, ma soprattutto di sport, atletica, e della curva dei 200 metri".
di Napoli Magazine
10/08/2026 - 09:43
Filippo Tortu, atleta, in una intervista al quotidiano La Repubblica ha ricordato Livio Berruti, scomparso ieri all'età di 87 anni. Ecco le sue parole: "Sono a pezzi, frastornato. Livio è l'atleta al quale mi sono sentito più vicino, che più mi assomigliava al mio carattere e al modo in cui ho vissuto e vivo l'atletica. Mi sono sempre reputato un atipico, un romantico, magari malinconico, nostalgico. Quindi ho sempre rivolto un occhio al passato e ho scoperto lui, che è diventato il mio mito. Avrei voluto essere agli Europei per dedicargli la mia gara, lo farò come portabandiera dell'Italia ai Giochi del Mediterraneo di Taranto. Nonostante la differenza tra generazioni, nonostante quelle Olimpiadi io non le abbia vissute, il motivo per cui mi sono appassionato all'atletica è stato Roma 1960 - ha aggiunto - Vidi un documentario su quell'edizione, Livio più di tutti mi stregò e affascinò. Da quel momento per me è iniziato tutto: avevo circa sei anni e sognavo i Giochi, lo spirito olimpico era entrato a far parte del mio modo di vivere - ha concluso - Il primo incontro? Attorno al 2016 mi regalò un paio di calze bianche, perché le indossava sempre per correre, insieme alle scarpe bianche. Così ci siamo conosciuti. Eravamo amici, nonostante avessi solo 18 anni. Due spiriti affini. Mi hanno più volte paragonato a lui per il modo di correre, ma a me faceva più piacere essere avvicinato a quel che Livio era fuori dalla pista. Appassionato di tutto, ma soprattutto di sport, atletica, e della curva dei 200 metri".