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L'APPUNTO - Nunzia Marciano su "NM": "Napoli, comunque vada sarà stato bello esserci"
12.03.2018 12:12 di Napoli Magazine

NAPOLI - Sedetevi, per 5 minuti. Per 5 minuti sedetevi e chiudete gli occhi. Chiudete gli occhi e pensate. Pensate che non è finita, finché non è finita. Chiariamo: non è una seduta di psicoterapia che però pure servirebbe, dopo l’ultima settimana. È Inter-Napoli 0-0, dopo Lazio-Juve 0-1 e Napoli- Roma 2-4. È ciò che va analizzato e poi concluso. Lasciate perdere conti e numeri. La Juve è prima della classe. Ma ci sono ancora 10 partite da giocare (11 per la Juve) e 30 punti da poter conquistare, 29 in più a quello che chi fino a ieri seguiva, adesso ha più del Napoli. Sarà difficile. Parecchio. Sarà così difficile da voler rendere tutto più semplice perdendo le speranze che il sogno più bello mai sognato possa davvero realizzarsi. Ma le cose semplici non fanno per questo Napoli, né per i napoletani, si sa. Si dice tra amanti azzurri: “Zitto, che non è finita”, a chi incredulo smette di crederci. Lo si dice per convincere se stessi, prima che l’altro. E l’altro innamorato quanto il primo, risponde: “Hai ragione, non è finita”. E sorridono, entrambi amanti di una maglia prima ancora che tifosi di una squadra. Sorrisi amari, ben diversi da quelli a cui questo Napoli aveva abituato. Ma smettere di crederci sarebbe peggio di una sconfitta. Continuare a crederci è un obbligo, in nome dell’Amore e della dedizione di squadra e tifosi. Anche se in fondo qualche speranza ha abbandonato il campo, bisogna ora aggrapparsi a quelle che sono rimaste. Magari volando un po’ meno alto, così da farsi un po’ meno male se la caduta fosse di quelle toste, devastanti. Ma smettere no, non si può. E se pure quel sogno di gloria tale restasse, solo un sogno, nonostante tutto, allora si potrà dire di avercela messa tutta, di non aver mai mollato e comunque andrà a finire, sarà stato bello viverlo e sognare, senza rimpianti, fino all’ultimo dei minuti da giocarsi, e oltre. Perché un cuore che batte azzurro e che nella notte di San Siro rischia di fermarsi per il cardiopalma, lo merita quell’impegno e non può negarlo a se stesso. È questo il bello del calcio, così come meraviglioso è stato il ricordo di chi del calcio ha fatto la parte più bella, ricordato su tutti i campi, dove si è avuta la consapevolezza semmai ce ne fosse bisogno, che quello degli 11 contro 11 è in fondo, “solo un gioco” paragonato a chi con la sua bimba potrà giocarci ora solo da così lontano. Il pensiero va a Davide. Agli occhi lucidi nel suo ricordo. Nonostante un attimo dopo qualcuno abbia tentato di sporcarlo con i soliti cori che nulla avevano a che spartire con quel ricordo. Ma tant’è. Purtroppo.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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