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ATTUALITÀ
COPRIFUOCO - Roma, bombe carta e scontri a piazza del Popolo: la polizia disperde i manifestanti
25.10.2020 01:02 di Napoli Magazine Fonte: Il Messaggero

In 400 per gettare nel caos il Centro di Roma, nella speranza di emulare quanto avvenuto a Napoli il giorno prima. Si è risolto nel peggiore dei modi il presidio di piazza del Popolo a Roma (non autorizzato) voluto da Forza Nuova contro le restrizioni anti Covid. Il leader Giuliano Castellino, prima dell’avvio della manifestazione, aveva promesso un presidio tranquillo, con una semplice disobbedienza civile: in giro anche dopo mezzanotte. Ma a tre minuti da mezzanotte dai partecipanti sono partiti dei razzi, forse il segnale per lanciare la carica, e poi sono state lanciate bombe carta contro la polizia. Gli agenti sono subito intervenuti per sgomberare la piazza, con i manifestanti dispersi verso piazzale Flaminio e il lungotevere. Qui è successo l’inferno: cariche, cassonetti bruciati, tafferugli e motorini gettati per aria. La polizia, che ha fermato due persone, è riuscita a disperderli ed evitare che raggiungessero Il Centro, ma i manifestanti dell’estrema destra hanno creato altri disordini anche nel vicino quartiere Prati. Nel pomeriggio il Prefetto Matteo Piantadosi era stato chiaro sull’atteggiamento da tenere. Laura e Sara, niente a che fare con Forza Nuova, guai a chiamarle negazioniste. C’erano anche loro al presidio contro il lockdown organizzato dall’estrema destra. I manifestanti di Forza Nuova alla loro destra verso l’obelisco. I poliziotti, verso l’ingresso di via del Corso, alla loro sinistra. E in mezzo a piazza del Popolo loro due hanno steso un tappetino per terra e hanno iniziato a spiegare la loro storia. Ecco Laura: «Ho un ristorante in centro, altre sei attività e 90 dipendenti da pagare. Da lunedì non so dove andare a sbattare». Sara, invece, da un ristorante è «stata licenziata. Devo vivere con mia madre e lo Stato mi ha detto che per me non ci sono aiuti». Ad ascoltarle una trentina di persone, molti giornalisti. «Siamo qui perché non sapevamo dove andare per farci ascoltare».

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