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IL FALO' - Il fuoco e i suoi racconti al Maschio Angioino per il giorno di Sant'Antonio
15.01.2019 18:46 di Napoli Magazine

Ogni anno il 17 gennaio Napoli ritrova la festa di Sant’Antonio con i fuochi, i cippi, che si organizzano nei quartieri della Citta'. La festa ha perduto il racconto della sua tradizione che risale alle origini della cultura popolare. Il fuoco purifica, porta luce, riscalda, raccoglie. L'immagine di Sant'Antuono e' la figurazione di tanti volti dall’origine della civilta' fino alla moderna citta', a partire dal mito di Prometeo. Sant'Antonio lo ricorda, per aver rubato il fuoco dall’inferno agli uomini, catturandolo nel suo bastone, la ferula dei sacerdoti, chiamata anche il tirso nell'antichita', identificativo di riti dionisiaci. Il fuoco e' delle passioni, va acceso e va tenuto a bada. Il fuoco purifica, risana.

Al fuoco sono affidati tutti i riti di passaggio dal vecchio al nuovo, della liberazione dal male per il bene, dalla malattia alla salute, dall’inferno delle passioni alla comunita' sociale, dell’illegalita' e della prepotenza alla costituzione di relazioni e di legami sociali per il bene comune. e' quest’ultimo passaggio che vogliamo sia il motivo simbolico dei fuochi di Sant’Antonio del 17 gennaio di quest’anno, per “appicciare” il vecchio e il male, la violenza e la stupidita'.

I fuochi di Sant'Antuono siano percio' i fuochi della legalita' e sono anche una risposta a chi, come a Castellamare, ha voluto accendere il fuoco contro chi si e' sottratto alla legge della prepotenza della criminalita'. La camorra e' un gioco d’azzardo con un capo che ne interpreta le regole. e' un gioco che deve finire, si chiami anche “sistema”, e' un sistema che deve finire. Napoli e' tutta n’ata storia.

Il racconto del fuoco

La festa di Sant’Antonio con i fuochi della legalita' inaugura il mese dei racconti del fuoco, che dal 17 gennaio ci porta fino al 17 febbraio quando fu dato fuoco a Giordano Bruno, un fuoco che non si e' mai spento e al pari di quello di Prometeo illumina di filosofia questa Citta'.

In ogni quartiere per le strade della Citta' si organizzera' una “pusteggia” di racconti, ad ogni angolo un cantastorie per dare vita a una “casa dei racconti”, chiamando i piu' anziani dei rioni e dei quartieri a ricordare le tradizioni vissute e perdute, per rinnovarle, con nuovi significati, in forme di partecipazione, in espressioni legami sociali, imprese, occupazioni, attivita', per un gioco non piu' d’azzardo, ma felice. In ogni rione e quartiere ci sta ancora un “puosto” dove ci si incontra e ci si racconta. Un tempo era quello tra i ragazzi piu' grandi che raccontavano storie immaginarie o di un tempo passato popolato di eroi e di personaggi che avevano dato storia alla citta' e quel luogo in cui ci ritrovava a stare insieme. Erano storie di fantasmi e di magiche apparizioni, di sogni e di paure, che avevano l’unica funzione di stare bene insieme. Allora anche il fuoco del cippo di sant’Antonio si conservava. Dalle case si veniva col braciere a prendere il carbone di quel fuoco per riscaldarsi e ritrovarsi insieme.

Questo cosmo ne alcuno degli dei lo fece ne alcuno degli uomini, ma fu sempre ed e' e sara', fuoco di eterna vita, che si accende con misura e si spegne con misura.

Eraclito, Fr. 37 (DK 30)

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