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GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - Il messaggio di Mattarella al Papa: "La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte, torni a essere regola"
01.01.2026 11:17 di Napoli Magazine
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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Sua Santità Papa Leone XIV, un messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Ecco le parole del Capo dello Stato: "Beatissimo Padre, il tema scelto per la cinquantanovesima Giornata Mondiale della Pace - «La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”» - coglie un tratto saliente dell’attuale fase storica, segnata da crescenti inquietudini e, per questa stessa ragione, ancor più bisognosa di aprirsi alla speranza. Come Vostra Santità ha argomentato sin dall’inizio del Suo pontificato, la pace richiede amore, giustizia e solidarietà. La sua sede primaria è il cuore di ciascuno, indipendentemente dalla fede professata. Segue un “percorso incessante”, che richiede umiltà, perseveranza, ricerca della giustizia. È quindi un tragitto faticoso - lo è sempre stato nella storia dell’umanità - ma è l’unico che meriti di essere intrapreso. Mentre siamo in cammino, la coraggiosa azione pastorale della Santità Vostra ci è di confortante sostegno e accompagnamento. La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze, com’è necessario quando la guerra – minacciata o combattuta - torna a essere una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano. In tali circostanze devono riecheggiare e ammonirci le parole di quell’umile e forte preghiera che sessant’anni orsono San Paolo VI rivolse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, implorando: «Mai più la guerra». Allora la comunità internazionale affrontava la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare. Oggi la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate. Ciò accresce la complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno. Al contempo, questo confronto diventa vieppiù necessario: per sanare disuguaglianze, economiche e sociali, lesive della dignità stessa delle comunità nelle quali viviamo; per contrastare gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico; per governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene e indirizzandole verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo. Richiamare la perdurante attualità del discorso di Papa Montini al Palazzo di Vetro non è soltanto un riconoscimento alla lungimiranza di colui che lo pronunciò. Essa discende anche dall’amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta. Abbiamo invece il dovere di resistere a questa oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e massima rapidità. Per riuscirci, come Vostra Santità ha sottolineato in occasione del Suo recente viaggio apostolico in Libano, occorre che i governanti sappiano “ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace”. Nel suo senso etimologico, “governare” significa “reggere il timone”, ovvero saper contrastare le intemperie per giungere in un porto sicuro. Se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile. Al contempo, la salvezza della nave dipende dall’intero equipaggio. Ecco allora che tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a fare la propria parte per assicurare quella pace che diventa giusta e duratura perché al suo centro è posto il valore supremo della vita umana. Una vita degna e libera da sopraffazioni, libertà che costituisce aspirazione e bene comune per tutti i popoli. Questa non è un’utopia per ingenui ottimisti, ma va intesa come precondizione per la sopravvivenza stessa dell’umanità, specialmente nell’età contemporanea e dinanzi ad avanzamenti tecnologici dal titanico potenziale, ma che pure suscitano interrogativi e dilemmi di coscienza. L’Italia – che per il suo stesso ordinamento costituzionale “ripudia la guerra (…) come mezzo di risoluzione delle controversie” tra gli Stati – resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso, portare sollievo in situazioni di crisi umanitaria, preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte e del più temerario, torni a essere regola delle relazioni internazionali, cifra distintiva di un multilateralismo efficace, aperto e inclusivo. Questo assetto, sorto dopo le tragedie del secolo scorso, speranza concreta di superare una volta per tutte una condizione senza regole nella condotta delle relazioni internazionali, è oggi messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario. Come Vostra Santità ha evidenziato, se vogliamo la pace dobbiamo avere “istituzioni di pace”, insieme a quella che è stata definita “la via disarmante della diplomazia”. A tali indispensabili strumenti occorre aggiungere la formazione dei giovani e la diffusione di un’autentica educazione alla pace, poiché – come raccomandava Sant’Agostino e Vostra Santità ci ha ricordato nel Suo Messaggio – “se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi”. Si tratta di un impegno che riguarda tutti e ciascuno. Parte dal cuore, disarmando anzitutto il linguaggio, e rifiutando una comunicazione aggressiva e provocatoria, per concentrarsi invece su condotte individuali e collettive che prediligano l’ascolto, anche di quanti faticano a dare voce alle proprie ragioni o non dispongono delle medesime risorse di chi può propagandare tra moltitudini di seguaci digitali le proprie opinioni e con esse, talvolta, poco più che la propria vanità. Nel ringraziare per questo Suo Messaggio, che ci induce a riflessioni profonde e ci sarà di guida nell’anno appena iniziato, rivolgo a Vostra Santità i miei più sinceri auguri per la feconda prosecuzione dell’alto Magistero petrino".

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di Napoli Magazine

01/01/2026 - 11:17

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Sua Santità Papa Leone XIV, un messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Ecco le parole del Capo dello Stato: "Beatissimo Padre, il tema scelto per la cinquantanovesima Giornata Mondiale della Pace - «La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”» - coglie un tratto saliente dell’attuale fase storica, segnata da crescenti inquietudini e, per questa stessa ragione, ancor più bisognosa di aprirsi alla speranza. Come Vostra Santità ha argomentato sin dall’inizio del Suo pontificato, la pace richiede amore, giustizia e solidarietà. La sua sede primaria è il cuore di ciascuno, indipendentemente dalla fede professata. Segue un “percorso incessante”, che richiede umiltà, perseveranza, ricerca della giustizia. È quindi un tragitto faticoso - lo è sempre stato nella storia dell’umanità - ma è l’unico che meriti di essere intrapreso. Mentre siamo in cammino, la coraggiosa azione pastorale della Santità Vostra ci è di confortante sostegno e accompagnamento. La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze, com’è necessario quando la guerra – minacciata o combattuta - torna a essere una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano. In tali circostanze devono riecheggiare e ammonirci le parole di quell’umile e forte preghiera che sessant’anni orsono San Paolo VI rivolse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, implorando: «Mai più la guerra». Allora la comunità internazionale affrontava la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare. Oggi la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate. Ciò accresce la complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno. Al contempo, questo confronto diventa vieppiù necessario: per sanare disuguaglianze, economiche e sociali, lesive della dignità stessa delle comunità nelle quali viviamo; per contrastare gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico; per governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene e indirizzandole verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo. Richiamare la perdurante attualità del discorso di Papa Montini al Palazzo di Vetro non è soltanto un riconoscimento alla lungimiranza di colui che lo pronunciò. Essa discende anche dall’amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta. Abbiamo invece il dovere di resistere a questa oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e massima rapidità. Per riuscirci, come Vostra Santità ha sottolineato in occasione del Suo recente viaggio apostolico in Libano, occorre che i governanti sappiano “ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace”. Nel suo senso etimologico, “governare” significa “reggere il timone”, ovvero saper contrastare le intemperie per giungere in un porto sicuro. Se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile. Al contempo, la salvezza della nave dipende dall’intero equipaggio. Ecco allora che tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a fare la propria parte per assicurare quella pace che diventa giusta e duratura perché al suo centro è posto il valore supremo della vita umana. Una vita degna e libera da sopraffazioni, libertà che costituisce aspirazione e bene comune per tutti i popoli. Questa non è un’utopia per ingenui ottimisti, ma va intesa come precondizione per la sopravvivenza stessa dell’umanità, specialmente nell’età contemporanea e dinanzi ad avanzamenti tecnologici dal titanico potenziale, ma che pure suscitano interrogativi e dilemmi di coscienza. L’Italia – che per il suo stesso ordinamento costituzionale “ripudia la guerra (…) come mezzo di risoluzione delle controversie” tra gli Stati – resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso, portare sollievo in situazioni di crisi umanitaria, preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte e del più temerario, torni a essere regola delle relazioni internazionali, cifra distintiva di un multilateralismo efficace, aperto e inclusivo. Questo assetto, sorto dopo le tragedie del secolo scorso, speranza concreta di superare una volta per tutte una condizione senza regole nella condotta delle relazioni internazionali, è oggi messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario. Come Vostra Santità ha evidenziato, se vogliamo la pace dobbiamo avere “istituzioni di pace”, insieme a quella che è stata definita “la via disarmante della diplomazia”. A tali indispensabili strumenti occorre aggiungere la formazione dei giovani e la diffusione di un’autentica educazione alla pace, poiché – come raccomandava Sant’Agostino e Vostra Santità ci ha ricordato nel Suo Messaggio – “se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi”. Si tratta di un impegno che riguarda tutti e ciascuno. Parte dal cuore, disarmando anzitutto il linguaggio, e rifiutando una comunicazione aggressiva e provocatoria, per concentrarsi invece su condotte individuali e collettive che prediligano l’ascolto, anche di quanti faticano a dare voce alle proprie ragioni o non dispongono delle medesime risorse di chi può propagandare tra moltitudini di seguaci digitali le proprie opinioni e con esse, talvolta, poco più che la propria vanità. Nel ringraziare per questo Suo Messaggio, che ci induce a riflessioni profonde e ci sarà di guida nell’anno appena iniziato, rivolgo a Vostra Santità i miei più sinceri auguri per la feconda prosecuzione dell’alto Magistero petrino".