“Se basta una pioggia per far emergere chiusure improvvise, trasporti irregolari e strade che diventano impraticabili, tanto nel traffico impazzito quanto per i pedoni, allora il problema non è il meteo ma l’organizzazione urbana”. Lo afferma, sotto la pioggia che apre questo inizio settimana a Napoli, l'imprenditore turistico Enrico Ditto, aprendo a una riflessione che va oltre il centro cittadino e investe l’intero sistema di fruizione della città.
"Ogni episodio di maltempo, anche non eccezionale, riporta alla luce criticità diffuse: linee di trasporto rallentate o sospese, arterie chiuse per allagamenti o dissesti, percorsi pedonali danneggiati e resi insicuri, collegamenti interrotti tra quartieri. Una condizione che non riguarda singole zone, ma attraversa in modo trasversale il tessuto urbano, incidendo sulla vita quotidiana dei residenti e sull’esperienza dei visitatori", continua Ditto.
Secondo l'imprenditore, il nodo è strutturale: “Una città a vocazione turistica non è quella che si promuove bene, ma quella che funziona anche quando le condizioni non sono ideali. La continuità dei trasporti, la sicurezza dei percorsi, la prevedibilità degli spostamenti sono parte integrante dell’accoglienza. Quando questi elementi vengono meno, la vocazione resta una dichiarazione, non un dato di fatto”, osserva. "Invece, da questa mattina noi gestori di strutture stiamo facendo da supplenti alla macchina comunale nel cercare di rispondere alle criticità di fruizione dei nostri beni da parte di chi ci visita e cerca conforto a un semiabbandono sotto l'acqua".
Strade pedonali dissestate, marciapiedi sconnessi, attraversamenti resi pericolosi dall’acqua e dalla scarsa manutenzione sono segnali di un ordinario fragile, che si inceppa al primo stress, secondo Ditto. A questo, a detta dell'imprenditore, si aggiungono chiusure improvvise e comunicazioni frammentarie, che amplificano la percezione di disordine e rendono complessa la fruizione della città anche per chi la conosce.
“Il turismo vive di affidabilità”, aggiunge Ditto. “Se muoversi diventa un’incognita e ogni pioggia introduce nuove limitazioni, il problema non è l’immagine esterna ma la qualità interna del sistema urbano”. Una qualità che si misura nella capacità di garantire servizi continui, percorsi sicuri e una gestione preventiva delle criticità note.
“La questione- conclude Ditto-non è negare le difficoltà, ma affrontarle come parte integrante di una strategia di sviluppo credibile. Senza interventi sull’ordinario, sulla manutenzione e sull’integrazione tra mobilità, viabilità e spazi pedonali, la definizione di città a vocazione turistica rischia di restare fragile e intermittente, esposta a ogni pioggia come a ogni nuova emergenza".
di Napoli Magazine
19/01/2026 - 16:13
“Se basta una pioggia per far emergere chiusure improvvise, trasporti irregolari e strade che diventano impraticabili, tanto nel traffico impazzito quanto per i pedoni, allora il problema non è il meteo ma l’organizzazione urbana”. Lo afferma, sotto la pioggia che apre questo inizio settimana a Napoli, l'imprenditore turistico Enrico Ditto, aprendo a una riflessione che va oltre il centro cittadino e investe l’intero sistema di fruizione della città.
"Ogni episodio di maltempo, anche non eccezionale, riporta alla luce criticità diffuse: linee di trasporto rallentate o sospese, arterie chiuse per allagamenti o dissesti, percorsi pedonali danneggiati e resi insicuri, collegamenti interrotti tra quartieri. Una condizione che non riguarda singole zone, ma attraversa in modo trasversale il tessuto urbano, incidendo sulla vita quotidiana dei residenti e sull’esperienza dei visitatori", continua Ditto.
Secondo l'imprenditore, il nodo è strutturale: “Una città a vocazione turistica non è quella che si promuove bene, ma quella che funziona anche quando le condizioni non sono ideali. La continuità dei trasporti, la sicurezza dei percorsi, la prevedibilità degli spostamenti sono parte integrante dell’accoglienza. Quando questi elementi vengono meno, la vocazione resta una dichiarazione, non un dato di fatto”, osserva. "Invece, da questa mattina noi gestori di strutture stiamo facendo da supplenti alla macchina comunale nel cercare di rispondere alle criticità di fruizione dei nostri beni da parte di chi ci visita e cerca conforto a un semiabbandono sotto l'acqua".
Strade pedonali dissestate, marciapiedi sconnessi, attraversamenti resi pericolosi dall’acqua e dalla scarsa manutenzione sono segnali di un ordinario fragile, che si inceppa al primo stress, secondo Ditto. A questo, a detta dell'imprenditore, si aggiungono chiusure improvvise e comunicazioni frammentarie, che amplificano la percezione di disordine e rendono complessa la fruizione della città anche per chi la conosce.
“Il turismo vive di affidabilità”, aggiunge Ditto. “Se muoversi diventa un’incognita e ogni pioggia introduce nuove limitazioni, il problema non è l’immagine esterna ma la qualità interna del sistema urbano”. Una qualità che si misura nella capacità di garantire servizi continui, percorsi sicuri e una gestione preventiva delle criticità note.
“La questione- conclude Ditto-non è negare le difficoltà, ma affrontarle come parte integrante di una strategia di sviluppo credibile. Senza interventi sull’ordinario, sulla manutenzione e sull’integrazione tra mobilità, viabilità e spazi pedonali, la definizione di città a vocazione turistica rischia di restare fragile e intermittente, esposta a ogni pioggia come a ogni nuova emergenza".