Sono passati 10 anni da quando, quel 25 gennaio del 2016, Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall'Egitto. Erano le 19:41. Poi il silenzio, di lui non si ebbero più notizie. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l'autostrada che conduce ad Alessandria. Da allora la famiglia non ha mai smesso di chiedere verità per il giovane ricercatore: un lungo percorso segnato da silenzi, ostacoli e depistaggi, ma anche da una presenza costante di cittadini che, con il giallo come simbolo, hanno trasformato la richiesta di giustizia in un impegno collettivo.
Nell'occasione è intervenuto anche il presidente Mattarella in un messaggio ai genitori sottolineando che "Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali". Il capo dello Stato ha ricordato che "la piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova".
di Napoli Magazine
25/01/2026 - 15:40
Sono passati 10 anni da quando, quel 25 gennaio del 2016, Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall'Egitto. Erano le 19:41. Poi il silenzio, di lui non si ebbero più notizie. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l'autostrada che conduce ad Alessandria. Da allora la famiglia non ha mai smesso di chiedere verità per il giovane ricercatore: un lungo percorso segnato da silenzi, ostacoli e depistaggi, ma anche da una presenza costante di cittadini che, con il giallo come simbolo, hanno trasformato la richiesta di giustizia in un impegno collettivo.
Nell'occasione è intervenuto anche il presidente Mattarella in un messaggio ai genitori sottolineando che "Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali". Il capo dello Stato ha ricordato che "la piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova".