Lo scisma alla fine si è consumato. I margini per un passo indietro non sembravano esserci e alla fine i Lefebvriani hanno scelto lo strappo. Come avevano fatto esattamente 38 anni fa, il 30 giugno del 1988, quando mons. Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di questi tra l'altro sono proprio i celebranti di oggi, monsignor Alfonso de Galarreta e mons. Bernard Fellay, e, dopo il 'perdono' di Benedetto XVI nel 2009, oggi conquistano il record di una seconda scomunica.
La pena è automatica, 'latae sententiae' in termine tecnico, e si attende nei prossimi giorni la ratifica del Vaticano. "E' un atto che rompe l'unità della Chiesa e che avrà delle sanzioni" conferma il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, che però non chiude la porta: "provo un grande dolore" e "la mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto oggi si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione" Nel corso della celebrazione infinita, quasi sei ore tra processioni, messa, litanie, benedizioni, rosari, si prega anche per il Papa. Perché gli ultra-tradizionalisti continuano a proclamare la lor fedeltà a Rona. Ma nei fatti decidono di voltare decisamente le spalle sia a Leone XIV che a tutto il Vaticano.
"Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa", ha detto il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, nell'omelia della messa ad Econe, in Svizzera, sapendo che non avranno un trattamento diverso da quello che ebbe Lefebvre nell'88. "Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata".
Il capo dei Lefebvriani sottolineando che oggi "è una giornata storica", "una festa". E snocciola tutti i nodi che hanno portato alla frattura di oggi. Parlano di un "Papa umiliato" e del fatto che questa umiliazione alla fine si trasferisce su tutta la Chiesa. Se il nodo principale è quel Concilio Vaticano II che non hanno mai accettato e che, come dicono nella loro professione di fede, mai accetteranno, gli ultratradizionalisti, attraverso le parole di Pagliarani, elencano tutti i loro mal di pancia. "Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse", "noi parliamo la lingua delle fede", "il linguaggio della tradizione" e "davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell'inclusione, del dialogo, dell'accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle", ha sottolineato don Pagliarani.
I quattro vescovi ordinati sono: Pascal Schreiber, svizzero, 53 anni, ordinato sacerdote a Ecône nel '98; Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto in Kansas (Usa); Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e Marc Happier, 36 anni, entrambi francesi. Un'età giovane che sottolinea come il ritorno alla tradizione, quella che non lascia spazio al dialogo, quella che non accetta divorzi e persone Lgbt, quella dalle tuniche lunghe e dalla comunione che si fa solo in ginocchio, che ha orrore dei canti con le chitarre e adora invece i paramenti preziosi, attiri di più proprio le nuove generazioni. Un po' come accade nei movimenti politici estremisti che si diffondono in Europa e in altre parti del mondo. Molto giovani sono anche le centinaia di famigliole, con bambini piccoli, che sono rimaste nel pratone di Econe nonostante la lunghezza della celebrazione, il sole e poi il nubifragio. Ora c'è da capire se questo 'divorzio' resterà confinato nella realtà della Fraternità San Pio X o se causerà un terremoto in tutto il mondo conservatore. Al momento i cardinali punto di riferimento dei più tradizionalisti, dall'americano Raymond Burke al tedesco Gerhard Mueller, hanno preso le distanze dalla decisione dei Lefebriani. "Speriamo che quest'onda non porti dietro altra gente", sussurra una fonte vaticana. E ora il pensiero principale per Leone, eletto Papa proprio per ricucire le tante ferite aperte nella Chiesa, potrebbe essere questo.
di Napoli Magazine
01/07/2026 - 21:36
Lo scisma alla fine si è consumato. I margini per un passo indietro non sembravano esserci e alla fine i Lefebvriani hanno scelto lo strappo. Come avevano fatto esattamente 38 anni fa, il 30 giugno del 1988, quando mons. Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di questi tra l'altro sono proprio i celebranti di oggi, monsignor Alfonso de Galarreta e mons. Bernard Fellay, e, dopo il 'perdono' di Benedetto XVI nel 2009, oggi conquistano il record di una seconda scomunica.
La pena è automatica, 'latae sententiae' in termine tecnico, e si attende nei prossimi giorni la ratifica del Vaticano. "E' un atto che rompe l'unità della Chiesa e che avrà delle sanzioni" conferma il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, che però non chiude la porta: "provo un grande dolore" e "la mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto oggi si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione" Nel corso della celebrazione infinita, quasi sei ore tra processioni, messa, litanie, benedizioni, rosari, si prega anche per il Papa. Perché gli ultra-tradizionalisti continuano a proclamare la lor fedeltà a Rona. Ma nei fatti decidono di voltare decisamente le spalle sia a Leone XIV che a tutto il Vaticano.
"Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa", ha detto il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, nell'omelia della messa ad Econe, in Svizzera, sapendo che non avranno un trattamento diverso da quello che ebbe Lefebvre nell'88. "Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata".
Il capo dei Lefebvriani sottolineando che oggi "è una giornata storica", "una festa". E snocciola tutti i nodi che hanno portato alla frattura di oggi. Parlano di un "Papa umiliato" e del fatto che questa umiliazione alla fine si trasferisce su tutta la Chiesa. Se il nodo principale è quel Concilio Vaticano II che non hanno mai accettato e che, come dicono nella loro professione di fede, mai accetteranno, gli ultratradizionalisti, attraverso le parole di Pagliarani, elencano tutti i loro mal di pancia. "Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse", "noi parliamo la lingua delle fede", "il linguaggio della tradizione" e "davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell'inclusione, del dialogo, dell'accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle", ha sottolineato don Pagliarani.
I quattro vescovi ordinati sono: Pascal Schreiber, svizzero, 53 anni, ordinato sacerdote a Ecône nel '98; Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto in Kansas (Usa); Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e Marc Happier, 36 anni, entrambi francesi. Un'età giovane che sottolinea come il ritorno alla tradizione, quella che non lascia spazio al dialogo, quella che non accetta divorzi e persone Lgbt, quella dalle tuniche lunghe e dalla comunione che si fa solo in ginocchio, che ha orrore dei canti con le chitarre e adora invece i paramenti preziosi, attiri di più proprio le nuove generazioni. Un po' come accade nei movimenti politici estremisti che si diffondono in Europa e in altre parti del mondo. Molto giovani sono anche le centinaia di famigliole, con bambini piccoli, che sono rimaste nel pratone di Econe nonostante la lunghezza della celebrazione, il sole e poi il nubifragio. Ora c'è da capire se questo 'divorzio' resterà confinato nella realtà della Fraternità San Pio X o se causerà un terremoto in tutto il mondo conservatore. Al momento i cardinali punto di riferimento dei più tradizionalisti, dall'americano Raymond Burke al tedesco Gerhard Mueller, hanno preso le distanze dalla decisione dei Lefebriani. "Speriamo che quest'onda non porti dietro altra gente", sussurra una fonte vaticana. E ora il pensiero principale per Leone, eletto Papa proprio per ricucire le tante ferite aperte nella Chiesa, potrebbe essere questo.