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LEGAMBIENTE - Emergenza caldo a Napoli, l'appello: "Più verde urbano, riqualificazione edilizia e sostegni mirati alle famiglie"
19.07.2026 23:30 di Napoli Magazine
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Emergenza caldo a Napoli non è solo una questione meteorologica, ma una profonda crisi sociale. Secondo un'analisi dei dati relativi al decennio 2015-2025, la temperatura media estiva al suolo sul territorio comunale si attesta intorno ai 41-42°C, ma nasconde un divario stridente: all'interno dello stesso comune si registra una differenza termica che supera i 7°C tra le aree collinari e quelle a cementificazione selvaggia. "L'analisi diventa ancora più significativa quando si incrociano i dati termici con l'Indice di Disagio Socio-Economico (IDISE) elaborato da Istat, che misura il livello di vulnerabilità di ciascun quartiere attraverso nove indicatori — dalla quota di famiglie senza reddito da lavoro al tasso di abbandono scolastico, dalla presenza di anziani soli al tasso di occupazione. Il valore di riferimento è 100 (la media cittadina): valori superiori indicano un disagio maggiore rispetto alla media napoletana. I quartieri più caldi hanno un Idise medio di 102,2, quelli più freschi di 97,9: quasi cinque punti di differenza, che in un indice normalizzato su 100 rappresentano uno scarto rilevante. In altre parole, a Napoli le aree dove si soffre di più il caldo estivo sono sistematicamente le stesse dove si soffre di più la povertà, la disoccupazione, l'esclusione". E' l'allarme di Legambiente Campania sul risvolto sociale dell'emergenza caldo a Napoli. Sette quartieri si trovano in una condizione di doppia vulnerabilità — temperatura al suolo uguale o superiore a 43°C e Idise uguale o superiore a 103: Secondigliano, San Pietro a Patierno, San Lorenzo, Scampia, Barra, Miano e Pendino (43°C, IDISE 104,5). In queste aree vivono quasi 200mila persone, che sperimentano contemporaneamente le temperature più alte e le condizioni socioeconomiche più fragili della città. Il contrasto con i quartieri collinari è stridente. Il Vomero e l'Arenella sono tra i quartieri più freschi e meno vulnerabili della città: qui il verde, l'altitudine, la qualità dell'edilizia e la capacità economica delle famiglie di dotarsi di sistemi di climatizzazione contribuiscono tutte insieme a costruire una condizione di protezione. "I dati scientifici - commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania - fotografano una realtà ingiusta: il caldo colpisce tutti, ma non allo stesso modo. Sapere che quasi 200.000 persone affrontano temperature al suolo fino a 44°C in condizioni di forte fragilità economica ci impone di superare la logica della semplice 'emergenza'. Dobbiamo investire in interventi strutturali: più verde urbano, riqualificazione edilizia e sostegni mirati alle famiglie che non possono permettersi nemmeno un condizionatore. La giustizia climatica deve diventare una priorità dell'agenda politica degli amministratori e della regione. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi".

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LEGAMBIENTE - Emergenza caldo a Napoli, l'appello: "Più verde urbano, riqualificazione edilizia e sostegni mirati alle famiglie"

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19/07/2026 - 23:30

Emergenza caldo a Napoli non è solo una questione meteorologica, ma una profonda crisi sociale. Secondo un'analisi dei dati relativi al decennio 2015-2025, la temperatura media estiva al suolo sul territorio comunale si attesta intorno ai 41-42°C, ma nasconde un divario stridente: all'interno dello stesso comune si registra una differenza termica che supera i 7°C tra le aree collinari e quelle a cementificazione selvaggia. "L'analisi diventa ancora più significativa quando si incrociano i dati termici con l'Indice di Disagio Socio-Economico (IDISE) elaborato da Istat, che misura il livello di vulnerabilità di ciascun quartiere attraverso nove indicatori — dalla quota di famiglie senza reddito da lavoro al tasso di abbandono scolastico, dalla presenza di anziani soli al tasso di occupazione. Il valore di riferimento è 100 (la media cittadina): valori superiori indicano un disagio maggiore rispetto alla media napoletana. I quartieri più caldi hanno un Idise medio di 102,2, quelli più freschi di 97,9: quasi cinque punti di differenza, che in un indice normalizzato su 100 rappresentano uno scarto rilevante. In altre parole, a Napoli le aree dove si soffre di più il caldo estivo sono sistematicamente le stesse dove si soffre di più la povertà, la disoccupazione, l'esclusione". E' l'allarme di Legambiente Campania sul risvolto sociale dell'emergenza caldo a Napoli. Sette quartieri si trovano in una condizione di doppia vulnerabilità — temperatura al suolo uguale o superiore a 43°C e Idise uguale o superiore a 103: Secondigliano, San Pietro a Patierno, San Lorenzo, Scampia, Barra, Miano e Pendino (43°C, IDISE 104,5). In queste aree vivono quasi 200mila persone, che sperimentano contemporaneamente le temperature più alte e le condizioni socioeconomiche più fragili della città. Il contrasto con i quartieri collinari è stridente. Il Vomero e l'Arenella sono tra i quartieri più freschi e meno vulnerabili della città: qui il verde, l'altitudine, la qualità dell'edilizia e la capacità economica delle famiglie di dotarsi di sistemi di climatizzazione contribuiscono tutte insieme a costruire una condizione di protezione. "I dati scientifici - commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania - fotografano una realtà ingiusta: il caldo colpisce tutti, ma non allo stesso modo. Sapere che quasi 200.000 persone affrontano temperature al suolo fino a 44°C in condizioni di forte fragilità economica ci impone di superare la logica della semplice 'emergenza'. Dobbiamo investire in interventi strutturali: più verde urbano, riqualificazione edilizia e sostegni mirati alle famiglie che non possono permettersi nemmeno un condizionatore. La giustizia climatica deve diventare una priorità dell'agenda politica degli amministratori e della regione. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi".