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NEWS - Ancora un suicidio in carcere, muore un cinquantenne nella Casa circondariale di Arienzo, Ciambriello: "C'è bisogno di una riflessione socio-culturale"
05.08.2022 18:20 di Napoli Magazine

«È il terzo suicidio in Campania dall'inizio dell'anno,in Italia si è arrivati a 45. Ci potremmo domandare il perchè il detenuto Sossio di 50 anni ha deciso di togliersi la vita in un carcere piccolo di dimensioni, in una cella singola. Qui era arrivato il 9 luglio da Poggioreale. Ci potremmo fermare alle responsabilità di singoli o responsabilità collettive, ma occorre andare oltre. Il carcere, luogo senza senso e a volte senza elementi relazionali per riprendersi la vita, subisce i rumori populisti delle persone e il populismo politico,alla rincorsa del consenso. E se ci aggiungiamo che non sono evidenti nemmeno i timidissimi provvedimenti deflattivi disposti dal Governo, allora la frittata è fatta», così Samuele Ciambriello, Garante campano dei diritti delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale commenta il suicidio nel carcere di Arienzo, avvenuto stanotte. La salma, posta sotto sequestro, su disposizione dell’autorità giudiziaria è stata oggi trasportata all'obitorio dell'ospedale di Caserta, dove lunedì prossimo avverrà l'autopsia. In Italia, sin ad oggi, sono 79 i decessi all’interno delle carceri; 8 di questi sono avvenuti in Campania e per due di questi la magistratura ha aperto un’inchiesta per accertarne le cause, ancora poco chiare. Conclude così il Garante Ciambriello: «Proprio ad Arienzo,insieme al Garante della provincia di Caserta, Emanuela Belcuore, abbiamo potuto apprezzare buone prassi trattamenntali sia all’interno dell’Istituto che all’esterno, attraverso la possibilità di lavoro per i detenuti. Noi Garanti volgiamo la nostra azione non solo per denunziare quello che non va,le compressioni dei diritti e delle garanzie dei detenuti,ma incoraggiamo e a volte promuoviamo azioni di prevenzione,progetti di solidarietà,di inclusione sociale per una pena costituzionalmente orientata. e per un carcere dove tutti i presenti,compresa la polizia penitenziaria, le direzioni, gli operatori socio-sanitari e i volontari si sentano uniti da un patto di responsabilità»

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