Il ritorno a San Siro, ma da presidente e non più da ragazzo innamorato del calcio. In occasione di Inter-Cagliari, Tommaso Giulini si racconta a "La Gazzetta dello Sport", facendo il punto sulla stagione della sua squadra, il futuro della società rossoblu, e il mercato, oltre che al match di questa sera contro i nerazzurri.
Per Giulini infatti, quella di Milano non è una partita come le altre. Come racconta, "San Siro" rappresenta un pezzo importante della sua storia: "Grande emozione. Ci sarò stato 100 volte da ragazzino. Ci andavo quando stavo nel settore giovanile del Milan, ho fatto il raccattapalle. L’emozione più grande l’ho provata ad aprile scorso all’Arena Civica, a due passi da casa mia, vincendo la Coppa Italia Primavera contro il Milan. Una cosa speciale, per me e per i sardi".
La sfida contro l’Inter porta inevitabilmente al confronto tra i fratelli Esposito, con "Seba" protagonista assoluto della stagione rossoblù. Giulini però, non nasconde qualche rimpianto per non aver affondato il colpo anche sul fratello: "Pio è un grande rimpianto, lo volevo fortemente, ma abbiamo scelto una certezza come Piccoli. Sebastiano sta facendo una buona stagione, tecnicamente è divino, deve solo imparare a essere più concreto. Sta crescendo, trovando anche i gol. È un valore importante per noi e può essere un punto di ripartenza. Mi è piaciuto come ha esultato con i compagni e il mister, dimostra che è un leader tecnico e carismatico".
Sul fronte societario, il presidente rossoblu apre alla prospettiva di nuovi soci, sottolineando l’importanza di competenze oltre che di risorse economiche: "Allo stadio verrà con me Bulgheroni, una famiglia con grande storia nello sport. Ci sono tutte le premesse per fare bene insieme: l’obiettivo è rafforzare il club e migliorare. Abbiamo in mano il progetto per il nuovo stadio, serviranno competenze prima ancora dei soldi".
E guardando al sistema calcio, Giulini riflette anche sulle ultime realtà emergenti. In particolare su Atalanta, Bologna e Como: "Ogni storia è diversa. L’Atalanta con Gasperini, il Bologna con investimenti nel tempo, il Como con un progetto ambizioso: tutte dimostrano che si può avere successo in modi differenti. Noi ci stiamo provando, lo stadio sarà determinante".
Poi i singoli, a partire dal suo portiere, Elia Caprile: "Vale tanto, è un grande portiere. Non è scontato che vada via, potrebbe restare per consacrarsi". Parole importanti anche per Palestra: "Un motivo di orgoglio. Sta dimostrando di poter fare una carriera simile a quella di Nicolò Barella. È serio, non si tira mai indietro, lotta sempre per la maglia".
Capitolo panchina invece, con la scelta di Fabio Pisacane in estate, e la voglia di proseguire con lui: "Conta prima di tutto l’uomo. Lo conosco da oltre dieci anni. Poi ci sono le qualità sul campo: sacrificio, cattiveria, letture tattiche. Voglio vedere sempre queste caratteristiche nella mia squadra. Una volta conquistata la salvezza, con questo porgetto, sarebbe la cosa più sbagliata cambiare allenatore".
Infine, uno sguardo anche alla più che mai attualità del nostro calcio, e in particolare ai vertici del calcio italiano, con il sostegno a Giovanni Malagò: "È un grande dirigente, ha portato risultati importanti anche alle Olimpiadi. Serve leadership e credibilità. Accanto a lui? Mi piacerebbe Paolo Maldini, lo stimo molto. Il calcio ha bisogno di persone credibili, non di logiche clientelari".
di Napoli Magazine
17/04/2026 - 12:53
Il ritorno a San Siro, ma da presidente e non più da ragazzo innamorato del calcio. In occasione di Inter-Cagliari, Tommaso Giulini si racconta a "La Gazzetta dello Sport", facendo il punto sulla stagione della sua squadra, il futuro della società rossoblu, e il mercato, oltre che al match di questa sera contro i nerazzurri.
Per Giulini infatti, quella di Milano non è una partita come le altre. Come racconta, "San Siro" rappresenta un pezzo importante della sua storia: "Grande emozione. Ci sarò stato 100 volte da ragazzino. Ci andavo quando stavo nel settore giovanile del Milan, ho fatto il raccattapalle. L’emozione più grande l’ho provata ad aprile scorso all’Arena Civica, a due passi da casa mia, vincendo la Coppa Italia Primavera contro il Milan. Una cosa speciale, per me e per i sardi".
La sfida contro l’Inter porta inevitabilmente al confronto tra i fratelli Esposito, con "Seba" protagonista assoluto della stagione rossoblù. Giulini però, non nasconde qualche rimpianto per non aver affondato il colpo anche sul fratello: "Pio è un grande rimpianto, lo volevo fortemente, ma abbiamo scelto una certezza come Piccoli. Sebastiano sta facendo una buona stagione, tecnicamente è divino, deve solo imparare a essere più concreto. Sta crescendo, trovando anche i gol. È un valore importante per noi e può essere un punto di ripartenza. Mi è piaciuto come ha esultato con i compagni e il mister, dimostra che è un leader tecnico e carismatico".
Sul fronte societario, il presidente rossoblu apre alla prospettiva di nuovi soci, sottolineando l’importanza di competenze oltre che di risorse economiche: "Allo stadio verrà con me Bulgheroni, una famiglia con grande storia nello sport. Ci sono tutte le premesse per fare bene insieme: l’obiettivo è rafforzare il club e migliorare. Abbiamo in mano il progetto per il nuovo stadio, serviranno competenze prima ancora dei soldi".
E guardando al sistema calcio, Giulini riflette anche sulle ultime realtà emergenti. In particolare su Atalanta, Bologna e Como: "Ogni storia è diversa. L’Atalanta con Gasperini, il Bologna con investimenti nel tempo, il Como con un progetto ambizioso: tutte dimostrano che si può avere successo in modi differenti. Noi ci stiamo provando, lo stadio sarà determinante".
Poi i singoli, a partire dal suo portiere, Elia Caprile: "Vale tanto, è un grande portiere. Non è scontato che vada via, potrebbe restare per consacrarsi". Parole importanti anche per Palestra: "Un motivo di orgoglio. Sta dimostrando di poter fare una carriera simile a quella di Nicolò Barella. È serio, non si tira mai indietro, lotta sempre per la maglia".
Capitolo panchina invece, con la scelta di Fabio Pisacane in estate, e la voglia di proseguire con lui: "Conta prima di tutto l’uomo. Lo conosco da oltre dieci anni. Poi ci sono le qualità sul campo: sacrificio, cattiveria, letture tattiche. Voglio vedere sempre queste caratteristiche nella mia squadra. Una volta conquistata la salvezza, con questo porgetto, sarebbe la cosa più sbagliata cambiare allenatore".
Infine, uno sguardo anche alla più che mai attualità del nostro calcio, e in particolare ai vertici del calcio italiano, con il sostegno a Giovanni Malagò: "È un grande dirigente, ha portato risultati importanti anche alle Olimpiadi. Serve leadership e credibilità. Accanto a lui? Mi piacerebbe Paolo Maldini, lo stimo molto. Il calcio ha bisogno di persone credibili, non di logiche clientelari".