Fabio Pisacane, attuale allenatore del Cagliari, si è aperto in un’intervista rilasciata per La Gazzetta dello Sport, raccontando tutta la sua stroria.
E lo ha fatto partendo dal momento più buio della sua vita, quello che paradossalmente l’ha reso l’uomo che è oggi. “A 13 anni mi diagnosticarono la sindrome di Guillain-Barré. Mi ritrovai bloccato in un letto“, ha raccontato l’allenatore.
Una paralisi improvvisa, la paura, suo padre Andrea che dormiva accanto. “Sono forte perché la vita mi ha obbligato a diventarlo, non perché l’ho scelto“, spiega con lucidità. E aggiunge una riflessione profonda: “Una malattia quando non ti ammazza ti completa, ti toglie debolezze e paure. Mio padre Andrea è la mia figura di riferimento, è lui che dormiva accanto a me in Rianimazione da ragazzino“.
Da quella esperienza è nato l’allenatore che oggi guida il Cagliari, che sarà impegnato sabato 24 gennaio in trasferta contro la Fiorentina.
Pisacane ha iniziato a prepararsi per la panchina 3-4 anni prima di smettere con il calcio, conseguendo tutte le abilitazioni. Ha studiato lingue, è andato in Austria al Salisburgo e ha persino seguito un corso sulla Generazione Z per capire meglio i ragazzi, ha raccontanto nella sua intervista. In questa stagione sono arrivate anche le vittorie contro Roma e Juventus, ma lui resta umile: “Non mi sento arrivato per aver battuto Gasperini e Spalletti, mi fa dire che il percorso intrapreso è quello giusto. La fiducia del presidente? Mi crea un grande senso di responsabilità e di riconoscenza per restituire questo affetto con il lavoro“.
Il Cagliari sta rispettando gli obiettivi stagionali, nonostante i tanti infortuni che stanno accompagnando il percorso dei rossoblù. Ma Pisacane ha trovato nel gruppo la forza giusta: “Non ci depremiamo nei momenti difficili, non ci esaltiamo quando arrivano le vittorie“. L’allenatore studia calcio a 360 gradi, guarda partite di ogni categoria e campionato, definendosi una via di mezzo tra risultatista e giochista. E per lui: “La scuola italiana rimane la migliore“, ha concluso.
di Napoli Magazine
23/01/2026 - 11:50
Fabio Pisacane, attuale allenatore del Cagliari, si è aperto in un’intervista rilasciata per La Gazzetta dello Sport, raccontando tutta la sua stroria.
E lo ha fatto partendo dal momento più buio della sua vita, quello che paradossalmente l’ha reso l’uomo che è oggi. “A 13 anni mi diagnosticarono la sindrome di Guillain-Barré. Mi ritrovai bloccato in un letto“, ha raccontato l’allenatore.
Una paralisi improvvisa, la paura, suo padre Andrea che dormiva accanto. “Sono forte perché la vita mi ha obbligato a diventarlo, non perché l’ho scelto“, spiega con lucidità. E aggiunge una riflessione profonda: “Una malattia quando non ti ammazza ti completa, ti toglie debolezze e paure. Mio padre Andrea è la mia figura di riferimento, è lui che dormiva accanto a me in Rianimazione da ragazzino“.
Da quella esperienza è nato l’allenatore che oggi guida il Cagliari, che sarà impegnato sabato 24 gennaio in trasferta contro la Fiorentina.
Pisacane ha iniziato a prepararsi per la panchina 3-4 anni prima di smettere con il calcio, conseguendo tutte le abilitazioni. Ha studiato lingue, è andato in Austria al Salisburgo e ha persino seguito un corso sulla Generazione Z per capire meglio i ragazzi, ha raccontanto nella sua intervista. In questa stagione sono arrivate anche le vittorie contro Roma e Juventus, ma lui resta umile: “Non mi sento arrivato per aver battuto Gasperini e Spalletti, mi fa dire che il percorso intrapreso è quello giusto. La fiducia del presidente? Mi crea un grande senso di responsabilità e di riconoscenza per restituire questo affetto con il lavoro“.
Il Cagliari sta rispettando gli obiettivi stagionali, nonostante i tanti infortuni che stanno accompagnando il percorso dei rossoblù. Ma Pisacane ha trovato nel gruppo la forza giusta: “Non ci depremiamo nei momenti difficili, non ci esaltiamo quando arrivano le vittorie“. L’allenatore studia calcio a 360 gradi, guarda partite di ogni categoria e campionato, definendosi una via di mezzo tra risultatista e giochista. E per lui: “La scuola italiana rimane la migliore“, ha concluso.