"Il Como del domani sarà italiano e allineato ai nostri principi di gioco", così Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, a margine del panel intitolato “I giovani nel sistema calcio italiano”. Il dirigente ha affrontato a viso aperto uno dei temi più dibattuti e controversi attorno al progetto del club biancoblù: la forte impronta estera della rosa e la presunta mancanza di investimenti sui talenti locali. Ludi ha voluto fare chiarezza, respingendo le accuse al mittente e delineando la reale strategia della società, divisa tra le necessità del presente e la costruzione di un solido futuro.
Il dirigente del Como non si è nascosto dietro a un dito, affrontando subito il fulcro della questione. "Perché il Como non investe nei giovani italiani? È una critica che ci viene mossa di frequente, quella di far giocare solamente stranieri, ma onestamente è forse l'appunto che riesco a comprendere meno", ha esordito Ludi. Il direttore sportivo ha tenuto a precisare come il club stia in realtà puntando sulla linea verde, pur con dinamiche differenti: "Il Como sta investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo portato nessun giocatore proveniente da settori giovanili stranieri direttamente in prima squadra".
Ma perché, allora, questa difficoltà nel pescare i talenti del nostro Paese? Ludi ha analizzato la situazione individuando tre criticità fondamentali che allontanano, al momento, il Como dai giovani italiani. Il primo fattore è di natura prettamente economica e strategica: "C'è un tema finanziario, la nostra proprietà risulta essere più agile a investire al di fuori dei confini nazionali". Il secondo ostacolo riguarda invece le carenze strutturali del sistema calcistico tricolore: "Il secondo punto sta nel fatto che noi volevamo investire su giovani talenti da portare in prima squadra, ma purtroppo manca quell’anello di congiunzione fondamentale di cui in passato parlavano anche figure come Paratici e Cherubini". Infine, l'ultimo aspetto è legato allo scouting: "Il terzo motivo è metodologico: come club abbiamo un processo di recruitment estremamente accurato, che si avvale dell'uso di algoritmi, del lavoro degli scout e del supporto degli psicologi".
Nonostante le difficoltà attuali nell'inserire prospetti italiani già pronti, il Como ha in mente un piano ben preciso per gli anni a venire, che passa attraverso una profonda riorganizzazione interna del vivaio. "Per quanto riguarda il nostro settore giovanile siamo estremamente metodologici e vogliamo costruire questo percorso interamente dentro Como", ha spiegato Ludi. La visione della società è ambiziosa e proiettata in avanti: "Vogliamo che i giovani giocatori italiani trovino da noi una totale coerenza metodologica, così che un domani il Como della prima squadra possa essere italiano e perfettamente allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo solamente all’inizio di questo lungo processo".
di Napoli Magazine
29/04/2026 - 20:22
"Il Como del domani sarà italiano e allineato ai nostri principi di gioco", così Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, a margine del panel intitolato “I giovani nel sistema calcio italiano”. Il dirigente ha affrontato a viso aperto uno dei temi più dibattuti e controversi attorno al progetto del club biancoblù: la forte impronta estera della rosa e la presunta mancanza di investimenti sui talenti locali. Ludi ha voluto fare chiarezza, respingendo le accuse al mittente e delineando la reale strategia della società, divisa tra le necessità del presente e la costruzione di un solido futuro.
Il dirigente del Como non si è nascosto dietro a un dito, affrontando subito il fulcro della questione. "Perché il Como non investe nei giovani italiani? È una critica che ci viene mossa di frequente, quella di far giocare solamente stranieri, ma onestamente è forse l'appunto che riesco a comprendere meno", ha esordito Ludi. Il direttore sportivo ha tenuto a precisare come il club stia in realtà puntando sulla linea verde, pur con dinamiche differenti: "Il Como sta investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo portato nessun giocatore proveniente da settori giovanili stranieri direttamente in prima squadra".
Ma perché, allora, questa difficoltà nel pescare i talenti del nostro Paese? Ludi ha analizzato la situazione individuando tre criticità fondamentali che allontanano, al momento, il Como dai giovani italiani. Il primo fattore è di natura prettamente economica e strategica: "C'è un tema finanziario, la nostra proprietà risulta essere più agile a investire al di fuori dei confini nazionali". Il secondo ostacolo riguarda invece le carenze strutturali del sistema calcistico tricolore: "Il secondo punto sta nel fatto che noi volevamo investire su giovani talenti da portare in prima squadra, ma purtroppo manca quell’anello di congiunzione fondamentale di cui in passato parlavano anche figure come Paratici e Cherubini". Infine, l'ultimo aspetto è legato allo scouting: "Il terzo motivo è metodologico: come club abbiamo un processo di recruitment estremamente accurato, che si avvale dell'uso di algoritmi, del lavoro degli scout e del supporto degli psicologi".
Nonostante le difficoltà attuali nell'inserire prospetti italiani già pronti, il Como ha in mente un piano ben preciso per gli anni a venire, che passa attraverso una profonda riorganizzazione interna del vivaio. "Per quanto riguarda il nostro settore giovanile siamo estremamente metodologici e vogliamo costruire questo percorso interamente dentro Como", ha spiegato Ludi. La visione della società è ambiziosa e proiettata in avanti: "Vogliamo che i giovani giocatori italiani trovino da noi una totale coerenza metodologica, così che un domani il Como della prima squadra possa essere italiano e perfettamente allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo solamente all’inizio di questo lungo processo".