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CALCIO
GOLDEN FOOT - Benarrivo: "Veron è il centrocampista più forte con il quale abbia mai giocato"
25.11.2022 09:27 di Napoli Magazine

“Un centrocampista completo, elegante, duttile, in grado di far gol e di fornire assist. Non ricordo di aver mai giocato con un centrocampista così completo”. Non usa troppi giri di parole Antonio Benarrivo: una vita al Parma (1991-2004), protagonista indiscusso dell’epopea Tanzi e vice-Campione del Mondo con l’Italia ad Usa 1994. Intervenuto in ESCLUSIVA ai microfoni del Golden Foot, l’ex terzino brindisino ha omaggiato Juan Sebastian Veron, insignito del Golden Foot Legend Award, ricordando i magici momenti vissuti con la maglia del Parma nella stagione 1998-1999 insieme alla Brujita argentina.
Leader dentro e fuori del campo, Veron era sempre pronto a tendere la mano ai propri compagni nei momenti di maggiore tensione di un match. Corsa, grinta e determinazione lo hanno reso noto al grande pubblico, le sue doti qualitative e tecniche hanno contribuito ad accrescere la propria consapevolezza.

 


Se ti dico Parma qual è la prima cosa che ti viene in mente?

 

“Parma, Parma…. Nei primi anni’90 eravamo degli emeriti sconosciuti che però hanno vinto tanto. Mi verrebbe da dire squadra di fenomeni sconosciuti”.

 

Il rammarico più grande rimane lo scudetto: cosa è mancato per quello step ulteriore?

 

“E’ mancato solo lo scudetto, bisognerebbe analizzare i motivi per cui questo trofeo non è mai arrivato a Parma perché in più di un’occasione eravamo la squadra più forte. Rimane il dispiacere, ricordiamo però e non dimentichiamo che il Parma è stato quattro volte Campione Europeo, abbiamo vinto quattro trofei italiani, tre Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Per quello che era, per gli investimenti fatti, penso che nessuna squadra al mondo abbia fatto quello che Parma ha fatto in 13 anni”.

 

Una sola stagione per Veron a Parma, ma un contributo importante nella vittoria della Coppa Italia e della Coppa Uefa

 

“Sebastian è il centrocampista più forte con il quale io abbia mai giocato. Giocatore elegante, duttile, un giocatore che sapeva dove dare la palla, faceva gol, faceva assist, centrocampista completo. Non ricordo di aver mai giocato con un centrocampista così completo”.

 

Cosa apprezzavi principalmente di Veron a livello umano e a livello qualitativo?

 

“Apprezzavi il fatto che cercava sempre di aiutarti nei momenti di tensione di una partita in cui non c’era tempo di riflettere, di pensare perché sono azioni talmente veloci…. Lui riusciva a trasmetterti quella tranquillità e soprattutto a starti vicino nel momento in cui sbagliavi che è una cosa fondamentale. Non era quel giocatore che inveiva contro il compagno di squadra quando sbagliava qualcosa, lui ti batteva le mani, ti incitava a far meglio. Sono doti innate di giocatore, in lui trovavi il punto di riferimento a 360°. Parlava poco, mai una parola fuori posto, ma quando lo faceva era Vangelo”.

 

C’è un aneddoto, un ricordo speciale che conservi di Veron e di quel Parma?

 

“Quella squadra vinceva le proprie partite negli spogliatoi, eravamo un gruppo coeso, un gruppo fantastico, ben coadiuvato da lui. Io lo vedevo come il perno di collegamentro tra centrocampo, attacco e difesa. Il perno delle tre fasi di gioco. Oltre ad avere le qualità, quel Parma era un grande gruppo”.

 

Corsa, dedizione, vizio del gol, spirito di sacrificio per la squadra: tu e Veron avevate dei punti in comune

 

“Un terzino che fa avanti e indietro in attacco e in difesa lo noti sicuramente, un centrocampista un po’ meno. Veron ci metteva dentro anche una sorta di tecnica, in fase d’appoggio stava da tutte le parti, avevi la palla in difesa e veniva per riceverla, l’aveva il centrocampista e veniva per riceverla e lo stesso faceva di spalla agli attaccanti. Infatti Sebastian oltre a fare dei gol, ha fornito anche molti assist. Riusciva a creare un cerchio virtuale di 10-15 metri, dove stava la palla lui era già nei paraggi. Questo modo di giocare esaltava le sue caratteristiche”.

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