Ivan Zazzaroni, giornalista, scrive nel suo editoriale sul Corriere dello Sport: "La Lazio vive da tempo questa condizione. Non un crollo improvviso, ma un progressivo svuotamento: dei migliori giocatori, delle ambizioni. Dei sogni. Una lenta erosione giustificata così in termini quali sostenibilità, prudenza e equilibrio finanziario che smettono tuttavia di essere virtù quando diventano rinuncia sistematica. Il nodo non è la cessione di un singolo giocatore. Il nodo è il messaggio trasmesso: ovvero che l’obiettivo non è crescere ma resistere, non costruire ma galleggiare; non valorizzare, ma mantenere il controllo. In questa logica la squadra non è un progetto, ma un organismo da tenere sotto soglia: abbastanza vivo da esistere, mai abbastanza forte da emanciparsi. Qui l’ostinazione diventa colpa. Perché chi guida può sbagliare, ma non può insistere fingendo che sia virtù. Non commetterò l’errore di invitare pubblicamente Lotito a vendere la Lazio: questa è solo un’onesta riflessione sulla condizione attuale e sulle prospettive a breve e medio termine della squadra, oltre che del tifoso laziale. Di dissenso non si muore. Ma nel calcio il dissenso, soprattutto quand’è radicato, non prevede il ritorno al consenso".
di Napoli Magazine
25/01/2026 - 12:12
Ivan Zazzaroni, giornalista, scrive nel suo editoriale sul Corriere dello Sport: "La Lazio vive da tempo questa condizione. Non un crollo improvviso, ma un progressivo svuotamento: dei migliori giocatori, delle ambizioni. Dei sogni. Una lenta erosione giustificata così in termini quali sostenibilità, prudenza e equilibrio finanziario che smettono tuttavia di essere virtù quando diventano rinuncia sistematica. Il nodo non è la cessione di un singolo giocatore. Il nodo è il messaggio trasmesso: ovvero che l’obiettivo non è crescere ma resistere, non costruire ma galleggiare; non valorizzare, ma mantenere il controllo. In questa logica la squadra non è un progetto, ma un organismo da tenere sotto soglia: abbastanza vivo da esistere, mai abbastanza forte da emanciparsi. Qui l’ostinazione diventa colpa. Perché chi guida può sbagliare, ma non può insistere fingendo che sia virtù. Non commetterò l’errore di invitare pubblicamente Lotito a vendere la Lazio: questa è solo un’onesta riflessione sulla condizione attuale e sulle prospettive a breve e medio termine della squadra, oltre che del tifoso laziale. Di dissenso non si muore. Ma nel calcio il dissenso, soprattutto quand’è radicato, non prevede il ritorno al consenso".