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IL PENSIERO - Carratelli: "Nessuno, caro Diego, è stato, è e sarà come te, Messi un fuoriclasse, ma non ha saputo animare un'Argentina sotto perenne attacco"
21.07.2026 13:17 di Napoli Magazine
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Mimmo Carratelli, firma storica del giornalismo napoletano, scrive nel suo editoriale per il Corriere dello Sport: "Leo Messi, il giocatore più forte del calcio moderno, non ha avuto la personalità di assistere e animare una squadra sotto perenne attacco. Nessuno, caro Diego, è stato, è e sarà come te. Questo è il punto. Nessuno ha la tua forza, il tuo coraggio, la tua ribellione nei momenti difficili. Nessuno è e sarà come Maradona. Leo è un carissimo ragazzo, ora un vecchio ragazzo di quarant’anni, con tutti i numeri del fuoriclasse, le sue serpentine da fuoriclasse, i suoi gol da fuoriclasse, ma il suo cuore non regge alle avversità, non sa ribellarsi, non sa sopravvivere. Tu eri così, caro Diego, un eroe irriducibile contro l’ingiustizia del Mondiale 1990 in Italia, contro la vergognosa America del Mondiale 1994, fiero, mai domo, il volto bellissimo offerto all’applauso sincero di chi ti conosceva bene. Ha pianto, Leo, mentre gli spagnoli festeggiavano, una riga di lacrime sul viso. Ma è apparso ancora assente, come era stato assente sul campo dove, per come si era messo il gioco, l’Argentina aveva bisogno di un leader carismatico per sopravvivere. Aveva bisogno non tanto delle giocate supreme, ormai spente, ma di un uomo vero che tenesse in alto la bandiera, l’orgoglio, la vita dell’Albiceleste. Leo è rimasto ragazzo, con le fragilità dei ragazzi".

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21/07/2026 - 13:17

Mimmo Carratelli, firma storica del giornalismo napoletano, scrive nel suo editoriale per il Corriere dello Sport: "Leo Messi, il giocatore più forte del calcio moderno, non ha avuto la personalità di assistere e animare una squadra sotto perenne attacco. Nessuno, caro Diego, è stato, è e sarà come te. Questo è il punto. Nessuno ha la tua forza, il tuo coraggio, la tua ribellione nei momenti difficili. Nessuno è e sarà come Maradona. Leo è un carissimo ragazzo, ora un vecchio ragazzo di quarant’anni, con tutti i numeri del fuoriclasse, le sue serpentine da fuoriclasse, i suoi gol da fuoriclasse, ma il suo cuore non regge alle avversità, non sa ribellarsi, non sa sopravvivere. Tu eri così, caro Diego, un eroe irriducibile contro l’ingiustizia del Mondiale 1990 in Italia, contro la vergognosa America del Mondiale 1994, fiero, mai domo, il volto bellissimo offerto all’applauso sincero di chi ti conosceva bene. Ha pianto, Leo, mentre gli spagnoli festeggiavano, una riga di lacrime sul viso. Ma è apparso ancora assente, come era stato assente sul campo dove, per come si era messo il gioco, l’Argentina aveva bisogno di un leader carismatico per sopravvivere. Aveva bisogno non tanto delle giocate supreme, ormai spente, ma di un uomo vero che tenesse in alto la bandiera, l’orgoglio, la vita dell’Albiceleste. Leo è rimasto ragazzo, con le fragilità dei ragazzi".