Paolo Casarin, ex arbitro FIFA ed ex designatore arbitrale, ha rilasciato un'intervista a Napolità. Prima di ogni cosa, ha analizzato quello che dalla sala VAR di Napoli-Verona è stato sentenziato come fallo di mano di Hojlund sul gol annullato: "Il problema è che una cosa è vedere dal campo, un’altra vedere dalla TV. A 5 metri, sul campo, vedi molto meglio che da casa. Ciò detto, questa cosa mi è sembrata un po’ strana, ma non ho elementi per dire di aver visto perfettamente. Mi limito a dire: ‘Speriamo abbia fatto bene l’arbitro’. Il resto sono chiacchiere. Sono certo di una cosa: gli arbitri non vogliono far perdere né il Napoli, né il Verona, ma purtroppo qualche volta sbagliano".
Quando è il VAR a sbagliare, di chi è la responsabilità maggiore?
"Sul regolamento potremmo parlare a lungo. Non sono d’accordo sulle variazioni continue del regolamento, anche per piccole cose. Fa parte di una moda attuale, ai miei tempi c’era il gioco del calcio semplice e tranquillo. Il calcio è un bellissimo gioco, ci giocano milioni e milioni di persone ed ha delle regole che lo tengono in piedi da 150 anni. Tutti questi maghi che fanno piccole variazioni, non fanno altro che confondere le idee agli arbitri, giocatori e pubblico. Sarebbe bene che si tornasse alla semplicità e alla stabilità delle regole, senza doverle cambiare ogni anno. Questi cambiamenti, talvolta, rendono più difficile la vita all’arbitro e le situazioni possono essere sbagliate più frequentemente".
Da ex designatore, si riesce ad essere imparziali nell’assegnazione delle partite e nelle valutazioni?
"Da bambini si sceglie la squadra per cui tifare o simpatizzare, questo è legittimo e bello. Se poi, verso i 15-20 anni, decidi di fare l’arbitro, necessariamente, piano piano, diventi neutro. È più preoccupato di sbagliare e cerca di fare il meglio possibile. Non ho mai trovato un arbitro che fosse dichiaratamente tifoso di una squadra. Quando l’arbitro va in campo, l’unica preoccupazione che ha è quella di sbagliare poco, perché chi ci rimette è lui".
Per concludere, poi, Casarin ci ha lasciato un suo ricordo arbitrale e personale su Maradona: "Una persona straordinaria. Buono, corretto, vero. Lui giocava, l’arbitro non ha mai avuto problemi con lui, non si buttava per terra, ma faceva gol indimenticabili".
di Napoli Magazine
09/01/2026 - 19:16
Paolo Casarin, ex arbitro FIFA ed ex designatore arbitrale, ha rilasciato un'intervista a Napolità. Prima di ogni cosa, ha analizzato quello che dalla sala VAR di Napoli-Verona è stato sentenziato come fallo di mano di Hojlund sul gol annullato: "Il problema è che una cosa è vedere dal campo, un’altra vedere dalla TV. A 5 metri, sul campo, vedi molto meglio che da casa. Ciò detto, questa cosa mi è sembrata un po’ strana, ma non ho elementi per dire di aver visto perfettamente. Mi limito a dire: ‘Speriamo abbia fatto bene l’arbitro’. Il resto sono chiacchiere. Sono certo di una cosa: gli arbitri non vogliono far perdere né il Napoli, né il Verona, ma purtroppo qualche volta sbagliano".
Quando è il VAR a sbagliare, di chi è la responsabilità maggiore?
"Sul regolamento potremmo parlare a lungo. Non sono d’accordo sulle variazioni continue del regolamento, anche per piccole cose. Fa parte di una moda attuale, ai miei tempi c’era il gioco del calcio semplice e tranquillo. Il calcio è un bellissimo gioco, ci giocano milioni e milioni di persone ed ha delle regole che lo tengono in piedi da 150 anni. Tutti questi maghi che fanno piccole variazioni, non fanno altro che confondere le idee agli arbitri, giocatori e pubblico. Sarebbe bene che si tornasse alla semplicità e alla stabilità delle regole, senza doverle cambiare ogni anno. Questi cambiamenti, talvolta, rendono più difficile la vita all’arbitro e le situazioni possono essere sbagliate più frequentemente".
Da ex designatore, si riesce ad essere imparziali nell’assegnazione delle partite e nelle valutazioni?
"Da bambini si sceglie la squadra per cui tifare o simpatizzare, questo è legittimo e bello. Se poi, verso i 15-20 anni, decidi di fare l’arbitro, necessariamente, piano piano, diventi neutro. È più preoccupato di sbagliare e cerca di fare il meglio possibile. Non ho mai trovato un arbitro che fosse dichiaratamente tifoso di una squadra. Quando l’arbitro va in campo, l’unica preoccupazione che ha è quella di sbagliare poco, perché chi ci rimette è lui".
Per concludere, poi, Casarin ci ha lasciato un suo ricordo arbitrale e personale su Maradona: "Una persona straordinaria. Buono, corretto, vero. Lui giocava, l’arbitro non ha mai avuto problemi con lui, non si buttava per terra, ma faceva gol indimenticabili".