Ci sarà una ripresa
Difficile fare previsioni
Umberto Chiariello, giornalista, nel suo editoriale per Canale 21 ha commentato il momento del Napoli in vista del decisivo match in Champions contro il Bodo Glimt: “È crisi, senza infingimenti, senza giri di parole. Il Napoli fa tre sconfitte consecutive con Como, Inter e Arsenal, ma anche gli episodi e la qualità degli avversari fanno sì che si possa, in quel periodo, aver cercato di tenere calmo l'ambiente, la situazione, senza dover per forza dare addosso al tecnico. Adesso, dopo Villarreal e Venezia, non possiamo esimerci dal dire le cose per come stanno. Crisi. Il problema è capire se è una crisi o diventerà una crisi conclamata, cioè disastrosa, che stabilisce la portata di questa stagione. Io non voglio ricordare il decimo posto di Garcia, Mazzarri e Calzona, che molti evocano, e credo che De Laurentiis non abbia nessuna intenzione di cambiare nulla in panchina, anche perché gli costa 27 milioni di euro, che non sono bruscolini, visto che il contratto triennale di Allegri peserà sulle casse del Napoli questa cifra. Quattro e mezzo lordi più bonus significa minimo 27 milioni, che sono parenti a 30 con i bonus, e il Napoli certamente non può consentirsi di buttarli dalla finestra. Ma ovviamente le cose non vanno bene, i capi d'accusa sono molti. Parto dal sistema di gioco. Allegri fino a oggi, in appena nove partite, ha cambiato ben cinque sistemi di gioco. È un sarto che non ha ancora capito quale vestito mettere addosso ai suoi uomini. È partito col 4-3-3, ha fatto poi una variazione per dare a De Bruyne uno spazio dietro la prima punta, impiegandolo trequartista centrale in un 4-2-3-1, poi è passato al 3-4-2-1, con interpreti di mezza punta interni al campo. E poi il 3-4-3 col Frosinone è l'unica volta dove il Napoli si è visto più o meno sviluppare azioni d'attacco, perché ha giocato con tre attaccanti veri, cioè Neres, Lang e Hojlund. Poi è passato finalmente a quello che era il suo abito mentale, che è l'abito del difensivista, il 3-5-2. Il risultato del 3-5-2 è catastrofico perché tra Villarreal e Venezia il Napoli ha fatto zero punti e due pessime prestazioni. Ma l'abito di gioco, cioè il sistema, non basta per qualificare il disastro di questo tecnico. I principi di gioco contano di più e il Napoli è una squadra acefala, amorfa, che non ha codifiche. Non esistono più le catene perché ha avuto la bella idea di smembrare l'unica che gli funzionava, che col Frosinone aveva funzionato: Di Lorenzo-Politano, smontata a sinistra. La catena non esiste, cambiano gli interpreti di continuo e non c'è una catena di sinistra, quella che era una situazione assolutamente di vantaggio per il Napoli, cioè vale a dire Di Lorenzo, Anguissa e Politano, oggi non esiste più. Non ci sono le catene che funzionano, non c'è l'ampiezza, non c'è la profondità. Hojlund gioca spalle alla porta, Hojlund riceve pochi palloni in aria. Non ci sono le incursioni delle mezzali che con Conte erano state sublimate da Anguissa e McTominay. Non c'è nessun modo di vedere una codifica in campo. Il Napoli prende un sacco di ripartenze, si sfilaccia, non c'è nessuno della linea di difesa che sa rompere la linea per andare ad accorciare. Tra centrocampo e difesa si creano le voragini e una squadra lunga e sfilacciata. Vogliamo parlare della gestione degli infortuni? Si parlava dei 43 infortuni, ha pagato solo Canonico. Quest'anno stiamo facendo perfino peggio. Sono entrati in campo tre cristiani che si chiamano Anguissa: all'89' è entrato e al 90' si è rifatto male. È entrato in campo Neres dopo otto mesi, neanche il tempo di assaporare il campo, si di nuovo fermato. È entrato in campo Alisson Santos nell'ultima partita a sorpresa, non Lang, ma lui, e si è rifatto male. Questa cosa non ha responsabili? È solo casualità? E poi, parliamo della preparazione atletica. Perché il Napoli corre meno degli avversari? Perché il Napoli non contrasta? Perché il Napoli non vince mai i duelli? Perché il Napoli non fa neanche fallo? In tutta la partita ha fatto cinque falli. Cioè, una partita da educande. I primi 60 minuti col Venezia sono stati un inno al sonno. Erano tutti preda di un soporifero veleno, quello che evocava Gattuso e che a Napoli manca del tutto. Poi arriva l'errore, succede il patatrac. Poi ti vengono meno i veterani, ti sbagliano Rrahmani, De Bruyne, ma basta per dire questo? Parliamoci chiaro: il Napoli avrebbe anche meritato il pareggio col Venezia perché le occasioni le ha avute, ma quando? Quando è andato sotto. E poi avesse pareggiato sarebbe stata comunque una sconfitta, perché Venezia era una partita da vincere e basta contro una squadra che aveva fatto sei sconfitte consecutive e aveva un allenatore che stava lì da 48 ore, ma Davide Nicola ha questa capacità, di rivitalizzare l'ambiente. Si sapeva che avrebbe messo un bel pullman davanti alla porta, un bel calcione in avanti, contropiede di quello classico tradizionale, e undici combattenti col coltello tra i denti. Quel Kike Perez che ha fatto il demonio, il pallone lo colpisce di punta, ma ci mette l'anima, quella che manca a questa squadra grigia, acefala, amorfa. Il suo condottiero dice che va tutto bene, che non c'è da preoccuparsi. Il Napoli è nono in classifica, dietro Frosinone e dietro il Cagliari. Undici gol fatti, undici subiti, nove partite e cinque sconfitte. Per la prima volta non è andato neanche in gol questa volta contro il Venezia, che ne aveva subiti a carrettate. "Ma tutto va bene, Madama la marchesa". E poi parliamo dell'ultimo tema, il turn-over. Ma si può presentare il Napoli a giocare con Lucca e Giovane? Un attacco che è da dodicesimo posto, a essere proprio ottimisti".
di Napoli Magazine
19/10/2026 - 10:30
Umberto Chiariello, giornalista, nel suo editoriale per Canale 21 ha commentato il momento del Napoli in vista del decisivo match in Champions contro il Bodo Glimt: “È crisi, senza infingimenti, senza giri di parole. Il Napoli fa tre sconfitte consecutive con Como, Inter e Arsenal, ma anche gli episodi e la qualità degli avversari fanno sì che si possa, in quel periodo, aver cercato di tenere calmo l'ambiente, la situazione, senza dover per forza dare addosso al tecnico. Adesso, dopo Villarreal e Venezia, non possiamo esimerci dal dire le cose per come stanno. Crisi. Il problema è capire se è una crisi o diventerà una crisi conclamata, cioè disastrosa, che stabilisce la portata di questa stagione. Io non voglio ricordare il decimo posto di Garcia, Mazzarri e Calzona, che molti evocano, e credo che De Laurentiis non abbia nessuna intenzione di cambiare nulla in panchina, anche perché gli costa 27 milioni di euro, che non sono bruscolini, visto che il contratto triennale di Allegri peserà sulle casse del Napoli questa cifra. Quattro e mezzo lordi più bonus significa minimo 27 milioni, che sono parenti a 30 con i bonus, e il Napoli certamente non può consentirsi di buttarli dalla finestra. Ma ovviamente le cose non vanno bene, i capi d'accusa sono molti. Parto dal sistema di gioco. Allegri fino a oggi, in appena nove partite, ha cambiato ben cinque sistemi di gioco. È un sarto che non ha ancora capito quale vestito mettere addosso ai suoi uomini. È partito col 4-3-3, ha fatto poi una variazione per dare a De Bruyne uno spazio dietro la prima punta, impiegandolo trequartista centrale in un 4-2-3-1, poi è passato al 3-4-2-1, con interpreti di mezza punta interni al campo. E poi il 3-4-3 col Frosinone è l'unica volta dove il Napoli si è visto più o meno sviluppare azioni d'attacco, perché ha giocato con tre attaccanti veri, cioè Neres, Lang e Hojlund. Poi è passato finalmente a quello che era il suo abito mentale, che è l'abito del difensivista, il 3-5-2. Il risultato del 3-5-2 è catastrofico perché tra Villarreal e Venezia il Napoli ha fatto zero punti e due pessime prestazioni. Ma l'abito di gioco, cioè il sistema, non basta per qualificare il disastro di questo tecnico. I principi di gioco contano di più e il Napoli è una squadra acefala, amorfa, che non ha codifiche. Non esistono più le catene perché ha avuto la bella idea di smembrare l'unica che gli funzionava, che col Frosinone aveva funzionato: Di Lorenzo-Politano, smontata a sinistra. La catena non esiste, cambiano gli interpreti di continuo e non c'è una catena di sinistra, quella che era una situazione assolutamente di vantaggio per il Napoli, cioè vale a dire Di Lorenzo, Anguissa e Politano, oggi non esiste più. Non ci sono le catene che funzionano, non c'è l'ampiezza, non c'è la profondità. Hojlund gioca spalle alla porta, Hojlund riceve pochi palloni in aria. Non ci sono le incursioni delle mezzali che con Conte erano state sublimate da Anguissa e McTominay. Non c'è nessun modo di vedere una codifica in campo. Il Napoli prende un sacco di ripartenze, si sfilaccia, non c'è nessuno della linea di difesa che sa rompere la linea per andare ad accorciare. Tra centrocampo e difesa si creano le voragini e una squadra lunga e sfilacciata. Vogliamo parlare della gestione degli infortuni? Si parlava dei 43 infortuni, ha pagato solo Canonico. Quest'anno stiamo facendo perfino peggio. Sono entrati in campo tre cristiani che si chiamano Anguissa: all'89' è entrato e al 90' si è rifatto male. È entrato in campo Neres dopo otto mesi, neanche il tempo di assaporare il campo, si di nuovo fermato. È entrato in campo Alisson Santos nell'ultima partita a sorpresa, non Lang, ma lui, e si è rifatto male. Questa cosa non ha responsabili? È solo casualità? E poi, parliamo della preparazione atletica. Perché il Napoli corre meno degli avversari? Perché il Napoli non contrasta? Perché il Napoli non vince mai i duelli? Perché il Napoli non fa neanche fallo? In tutta la partita ha fatto cinque falli. Cioè, una partita da educande. I primi 60 minuti col Venezia sono stati un inno al sonno. Erano tutti preda di un soporifero veleno, quello che evocava Gattuso e che a Napoli manca del tutto. Poi arriva l'errore, succede il patatrac. Poi ti vengono meno i veterani, ti sbagliano Rrahmani, De Bruyne, ma basta per dire questo? Parliamoci chiaro: il Napoli avrebbe anche meritato il pareggio col Venezia perché le occasioni le ha avute, ma quando? Quando è andato sotto. E poi avesse pareggiato sarebbe stata comunque una sconfitta, perché Venezia era una partita da vincere e basta contro una squadra che aveva fatto sei sconfitte consecutive e aveva un allenatore che stava lì da 48 ore, ma Davide Nicola ha questa capacità, di rivitalizzare l'ambiente. Si sapeva che avrebbe messo un bel pullman davanti alla porta, un bel calcione in avanti, contropiede di quello classico tradizionale, e undici combattenti col coltello tra i denti. Quel Kike Perez che ha fatto il demonio, il pallone lo colpisce di punta, ma ci mette l'anima, quella che manca a questa squadra grigia, acefala, amorfa. Il suo condottiero dice che va tutto bene, che non c'è da preoccuparsi. Il Napoli è nono in classifica, dietro Frosinone e dietro il Cagliari. Undici gol fatti, undici subiti, nove partite e cinque sconfitte. Per la prima volta non è andato neanche in gol questa volta contro il Venezia, che ne aveva subiti a carrettate. "Ma tutto va bene, Madama la marchesa". E poi parliamo dell'ultimo tema, il turn-over. Ma si può presentare il Napoli a giocare con Lucca e Giovane? Un attacco che è da dodicesimo posto, a essere proprio ottimisti".