Calcio
INTER - Bastoni: "Anche noi facciamo sacrifici, non si può augurare la morte per un errore"
03.04.2025 13:17 di Napoli Magazine Fonte: Sport Mediaset

Per Transfermarkt è il difensore, insieme a Saliba dell'Arsenal, più prezioso al mondo con una valutazione di 80 milioni di euro. Ad Alessandro Bastoni non serviva questo dato per entrare nel cuore dei tifosi dell'Inter: per quello sono bastate le prestazioni del centrale azzurro. "A cosa mi aggrappo per mantenere sempre alto il livello?  È una cosa personale, dipende tanto dal percorso che uno ha avuto. Nel corso della carriera ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Davanti a tutto metto i sacrifici che ho fatto". E proprio sui sacrifici che comporta la vita da calciatore si sofferma Bastoni, offrendo un punto di vista diverso da quanto si sente solitamente: "Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre lontano dalle famiglie. Il discorso si riduce sempre a 'eh ma guadagni milioni', però per me è una cosa sbagliatissima: il tempo è una cosa impagabile e non te lo restituisce nessuno".

Poi il centrale dell'Inter parla della routine settimanale, tra mille partite, ritiri e allenamenti: "Se facciamo ancora i ritiri? Almeno uno a settimana, il sabato prima della partita, poi la domenica giochiamo, lo stesso quando giochiamo il mercoledì. Dormo a casa due-tre notti a settimana. Poi i giorni in cui dormo a casa sono via fino alle 14:00 per via degli allenamenti, quindi il tempo a casa è veramente ristretto".

Nel corso dell'intervista rilasciata al podcast Supernova di Alessandro Cattelan, Bastoni ha parlato di come il suo "interismo" si sia evoluto e cambiato negli anni: "Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte". Per la finale di Champions del 2010 però, Bastoni era sul divano con suo papà a tifare Inter: "Nel 2010 avevo 11 anni, sarò stato a letto perché avevo scuola (ride, ndr). Scherzo, l'ho guardata con mio papà, è stato lui a trasmettermi la passione per l’Inter. Ho una foto, che ho pubblicato anche su Instagram, mentre guardiamo quella partita". 

Bastoni, che è ormai uno dei leader dei nerazzurri, parla delle dinamiche all'interno dello spogliatoio: "Se sono uno che parla? Sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti". Poi il 25enne di Caslmaggiore parla delle differenze nei rapporti tra compagni rispetto a quando ha iniziato ad affacciarsi alla prima squadra: "Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora".

Nella vita di un calciatore di oggi, gran parte della comunicazione e dell'interazione con tifosi (e hater) passa per i social. Bastoni ha raccontato il suo rapporto con questo mondo e cosa per lui ancora non funziona: "Spesso manca il rispetto verso di noi. Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte perché ho fatto un errore. I social hanno portato questa cosa malsana. Poi c’è chi va dritto per la sua strada e se ne sbatte e chi meno. Parlo ad esempio al tifoso dell’Inter che fischia un suo giocatore o lo va a insultare sui social, è controproducente. Io vado a leggere i commenti, mi infastidisce vedere certe cose. Poi magari capita che ti trovano in giro e ti chiedono la foto. Sta a te distinguere le critiche delle persone. C’è una cattiveria e un’invidia che fa paura".

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INTER - Bastoni: "Anche noi facciamo sacrifici, non si può augurare la morte per un errore"

di Napoli Magazine

03/04/2025 - 13:17

Per Transfermarkt è il difensore, insieme a Saliba dell'Arsenal, più prezioso al mondo con una valutazione di 80 milioni di euro. Ad Alessandro Bastoni non serviva questo dato per entrare nel cuore dei tifosi dell'Inter: per quello sono bastate le prestazioni del centrale azzurro. "A cosa mi aggrappo per mantenere sempre alto il livello?  È una cosa personale, dipende tanto dal percorso che uno ha avuto. Nel corso della carriera ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Davanti a tutto metto i sacrifici che ho fatto". E proprio sui sacrifici che comporta la vita da calciatore si sofferma Bastoni, offrendo un punto di vista diverso da quanto si sente solitamente: "Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre lontano dalle famiglie. Il discorso si riduce sempre a 'eh ma guadagni milioni', però per me è una cosa sbagliatissima: il tempo è una cosa impagabile e non te lo restituisce nessuno".

Poi il centrale dell'Inter parla della routine settimanale, tra mille partite, ritiri e allenamenti: "Se facciamo ancora i ritiri? Almeno uno a settimana, il sabato prima della partita, poi la domenica giochiamo, lo stesso quando giochiamo il mercoledì. Dormo a casa due-tre notti a settimana. Poi i giorni in cui dormo a casa sono via fino alle 14:00 per via degli allenamenti, quindi il tempo a casa è veramente ristretto".

Nel corso dell'intervista rilasciata al podcast Supernova di Alessandro Cattelan, Bastoni ha parlato di come il suo "interismo" si sia evoluto e cambiato negli anni: "Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte". Per la finale di Champions del 2010 però, Bastoni era sul divano con suo papà a tifare Inter: "Nel 2010 avevo 11 anni, sarò stato a letto perché avevo scuola (ride, ndr). Scherzo, l'ho guardata con mio papà, è stato lui a trasmettermi la passione per l’Inter. Ho una foto, che ho pubblicato anche su Instagram, mentre guardiamo quella partita". 

Bastoni, che è ormai uno dei leader dei nerazzurri, parla delle dinamiche all'interno dello spogliatoio: "Se sono uno che parla? Sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti". Poi il 25enne di Caslmaggiore parla delle differenze nei rapporti tra compagni rispetto a quando ha iniziato ad affacciarsi alla prima squadra: "Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora".

Nella vita di un calciatore di oggi, gran parte della comunicazione e dell'interazione con tifosi (e hater) passa per i social. Bastoni ha raccontato il suo rapporto con questo mondo e cosa per lui ancora non funziona: "Spesso manca il rispetto verso di noi. Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte perché ho fatto un errore. I social hanno portato questa cosa malsana. Poi c’è chi va dritto per la sua strada e se ne sbatte e chi meno. Parlo ad esempio al tifoso dell’Inter che fischia un suo giocatore o lo va a insultare sui social, è controproducente. Io vado a leggere i commenti, mi infastidisce vedere certe cose. Poi magari capita che ti trovano in giro e ti chiedono la foto. Sta a te distinguere le critiche delle persone. C’è una cattiveria e un’invidia che fa paura".

Fonte: Sport Mediaset