A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista e scrittore.
"Secondo me sarà Vincenzo Italiano. Ci sono stati incontri e contatti già da tempo, è un profilo che piace da anni a De Laurentiis, che spesso segue allenatori che lo intrigano. Italiano lo segue dai tempi dello Spezia e i contatti non sono mai mancati. Va anche sottolineato che nel frattempo questo allenatore è cresciuto molto, con grande umiltà: ha rifiutato il Milan l’anno scorso per restare a Bologna e completare il suo percorso, ha fatto esperienza anche in Europa e oggi è un tecnico pronto. Io credo che a Napoli possa fare benissimo. Non mi aspetto colpi di scena. Si parla anche di Allegri come alternativa, ma per me non sarebbe un’operazione da De Laurentiis. Allegri viene da stagioni complicate, non è nel suo momento migliore. Italiano invece è in crescita costante: ha fatto diverse finali negli ultimi anni, anche se poi le ha perse, ma spesso con squadre che, sulla carta, non erano da quelle competizioni. Il lavoro che ha fatto si vede eccome".
A Milano chi va? Circolano diversi nomi importanti
"Sì, ho sentito anche io. Sono stati fatti diversi contatti: Xavi Hernández, Iraola e anche Thiago Motta, che è un vecchio pallino del Milan già dai tempi del post-Covid con Rangnick. Vediamo cosa sceglieranno. Io però una mia idea ce l’ho da tempo: lo dicevo già da un mese e mezzo, da quando si era capito che Conte sarebbe andato via o comunque avrebbe cambiato percorso. Il primo nome che avevo fatto era proprio quello di Xabi Alonso o comunque profili di quel tipo. C'è molta confusione al Milan e quando c'è confusione può succedere di tutto. Il problema è che, dopo una rivoluzione dirigenziale e tecnica, resta sempre una situazione instabile. E questo insospettisce. Ho l’impressione che il Milan non stia lavorando bene: si va contro le regole base del calcio, quelle del lavoro di squadra, della programmazione. Su Ibrahimovic dico una cosa chiara: è un grande individualista, con un ego importante. Ma in un club non si lavora da soli, si lavora in team. Se ognuno fa scelte e poi le cambia dopo due mesi, diventa difficile costruire qualcosa".
Direttore, il suo giudizio sulla conferenza stampa post Napoli-Udinese tra Conte e De Laurentiis?
"È stata una situazione un po’ surreale, con toni anche ironici, a tratti quasi scolastici. Non è stato un addio bellissimo, anche se molto meglio rispetto a quello tra Spalletti e il Napoli, dove si era arrivati davvero allo scontro. Qui Conte aveva già deciso da tempo di andare via, ma non per problemi tecnici o di squadra. È una scelta più personale. Secondo me la nazionale rappresenta per lui un’opportunità diversa: dieci anni fa era arrivato forse troppo presto, oggi invece può essere un porto più tranquillo, dove continuare ad allenare ad alto livello ma con meno pressione rispetto a un club. Conte vive il calcio 24 ore su 24, e la nazionale può alleggerire un po’ questo carico".
Quindi è stato un addio inevitabile?
"Sì, un po’ sì. È sembrato quasi il classico 'chi vuole andar via e chi vuole trattenerlo', ma con ruoli già definiti. De Laurentiis, dal canto suo, non è uno che si presenta mai come sconfitto: riesce sempre a trasformare le situazioni a suo favore nella narrazione pubblica. È il suo modo di essere. Detto questo, bisogna riconoscere che ha fatto un lavoro enorme al Napoli. Due scudetti, crescita del club, solidità economica e internazionale. Non è poco. Sfido chiunque a dire che il Napoli, prima di lui, avesse questa continuità".
Il vero top player del Napoli dietro la scrivania è Aurelio De Laurentiis. È d’accordo?
"Assolutamente sì. L’ho appena detto. Ha una visione chiara, anche quando fa scelte che all’esterno sembrano controcorrente. Ma lui vede prima degli altri. Il rapporto con Conte, ad esempio, andava chiuso: quando l’energia del progetto si esaurisce, è giusto cambiare. De Laurentiis ha sempre preso decisioni forti, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli scudetti di oggi sono figli del lavoro del sistema Napoli, non di un singolo. È una crescita costante che si vede anche nel brand internazionale. È un leader vero: duro quando serve, ma con una visione. E i leader fanno così. L’unica cosa che non ho mai capito bene è la situazione del Bari, ma lì c’è una gestione diversa, più familiare".