Calcio
L'OPINIONE - Bucchioni: "Allegri è un allenatore pragmatico, alleggerisce la pressione e si assume personalmente le responsabilità"
02.07.2026 12:12 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista e scrittore. Di seguito, un estratto dell’intervista.

L'ultima sessione di mercato del Napoli è inevitabilmente condizionata dalle cessioni. Secondo lei il club sta pagando anche gli effetti di due anni di gestione del mercato legata alle richieste di Antonio Conte? “È una situazione che riguarda tante società italiane, non soltanto il Napoli. Per restare ad alti livelli e continuare a competere, soprattutto per la qualificazione in Champions League, molte squadre hanno investito tanto. La Champions rappresenta il grande business del calcio: se ci entri stabilmente, fai parte di un circuito virtuoso e una spesa importante diventa un investimento perché sai che potrà generare ricavi. Purtroppo, però, la scorsa stagione non è andata come il Napoli sperava. Tra i tanti infortuni, l'eliminazione prematura dalla Champions e i mancati introiti, si è creato uno squilibrio economico che oggi impone maggiore attenzione. È chiaro che qualche errore sul mercato è stato commesso. Torno sempre a un concetto che mi hanno insegnato grandi dirigenti del passato: le squadre le costruiscono le società, non gli allenatori. L'allenatore deve indicare le caratteristiche dei giocatori che gli servono, ma poi è la società a scegliere chi acquistare. Oggi il Napoli si ritrova con tanti calciatori ancora a bilancio, che pesano economicamente e limitano la liquidità operativa. Ma, ripeto, è una situazione che riguarda anche altri club: la Juventus ci è passata, il Milan sta facendo uno sforzo enorme e solo realtà come l'Atalanta possono permettersi investimenti importanti perché da dieci anni lavorano con continuità sulle plusvalenze e hanno un bilancio solidissimo.”

Direttore, Giovanni Manna ha raccontato che la scelta di Massimiliano Allegri sia stata condivisa con la società e che questo abbia rafforzato il suo ruolo. Come interpreta questa presa di posizione? “Per me bisogna tornare al discorso economico. È vero che, per un certo periodo, sembrava che Aurelio De Laurentiis fosse orientato su Vincenzo Italiano, un allenatore che segue da tempo. Però, se analizzi la situazione, Italiano e Allegri rappresentano due idee di calcio completamente diverse. Italiano ha bisogno di una squadra costruita sulle sue caratteristiche: giocatori aggressivi, intensi, affamati e atleticamente brillanti. Se hai una rosa reduce da stagioni molto pesanti e con tanti elementi già affermati, rischi di non poter sviluppare quel tipo di calcio. Allegri, invece, è un allenatore molto più pragmatico. Si adatta ai calciatori che ha a disposizione, non pretende una rivoluzione del mercato e cerca di valorizzare la rosa esistente. Per questo credo che sia stata una scelta di razionalità. De Laurentiis non prende decisioni per accontentare qualcuno: decide sempre in prima persona. Credo che abbia riflettuto fino all'ultimo, poi abbia capito che fosse più opportuno affidarsi a un allenatore esperto, affidabile e capace di riportare il Napoli ai vertici. E aggiungo una cosa: se al Milan non fosse esplosa la situazione interna, con tutte le tensioni che si sono create nello spogliatoio, probabilmente Allegri avrebbe comunque centrato la qualificazione in Champions League.”

Come giudica il mercato del Como? Con ricavi relativamente contenuti è riuscito a investire cifre importantissime, a partire dall'operazione Nico Paz. “Questa vicenda lascia molti interrogativi. Io, sotto l'aspetto economico, non sono certo un esperto di finanza, ma provo sempre a capire come funzionano determinate situazioni. E alcune cose fanno davvero fatica a essere comprese. Ci troviamo davanti a regole che sembrano applicate in modo diverso da caso a caso. Servirebbero norme molto più semplici e trasparenti. O i bilanci sono in ordine oppure non lo sono. Auguro al Como di fare benissimo perché è un progetto affascinante dal punto di vista calcistico".

Con il passaggio da Antonio Conte a Massimiliano Allegri lei vede un upgrade o un downgrade? “Io credo che si tratti semplicemente di due grandi allenatori, diversi tra loro. Con entrambi sai cosa puoi ottenere. Allegri arriva perché, in questo momento, è probabilmente il profilo più adatto alle esigenze del Napoli. L'obiettivo sarà restare stabilmente in Champions League e provare a lottare per lo scudetto. Sono traguardi che un allenatore come lui può garantirti. Allegri propone un calcio più essenziale e più pragmatico. Alla fine, però, contano i risultati. Conte ha fatto benissimo e lo ha dimostrato ovunque abbia allenato. Allegri appartiene allo stesso livello di allenatori, anche se con caratteristiche differenti. Conte ha un impatto psicologico fortissimo nell'immediato. Riesce a trasmettere energia e mentalità fin dal primo giorno, ma è un tipo di gestione molto intensa. Allegri, invece, ha un approccio diverso: alleggerisce la pressione sulla squadra e si assume personalmente le responsabilità. Proprio ieri sera parlavo con una persona che lo conosce molto bene e mi diceva che la sua qualità più grande è proprio questa: assorbire tutte le tensioni e lasciare i calciatori liberi di pensare soltanto al campo. Sono due modi differenti di allenare. In ogni caso, il Napoli resta una società solida dal punto di vista progettuale. Si può vincere o perdere, anche in base agli infortuni e alle circostanze, ma continuerà a essere tra le grandi del calcio italiano.”

Romelu Lukaku lo terrebbe oppure lo lascerebbe partire? “Lo lascerei partire. Parliamo di un grande centravanti, nessuno lo mette in discussione, ma oggi ha trentatré anni e ha bisogno di essere titolare con continuità. Io, invece, investirei su un centravanti giovane, di prospettiva, affiancandogli un attaccante esperto disposto ad accettare un ruolo diverso. A me piace un calcio costruito su giocatori che abbiano un forte senso di appartenenza. Il Napoli deve andare alla ricerca di calciatori che sentano davvero la maglia e che mettano il progetto davanti agli interessi personali.”

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L'OPINIONE - Bucchioni: "Allegri è un allenatore pragmatico, alleggerisce la pressione e si assume personalmente le responsabilità"

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02/07/2026 - 12:12

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista e scrittore. Di seguito, un estratto dell’intervista.

L'ultima sessione di mercato del Napoli è inevitabilmente condizionata dalle cessioni. Secondo lei il club sta pagando anche gli effetti di due anni di gestione del mercato legata alle richieste di Antonio Conte? “È una situazione che riguarda tante società italiane, non soltanto il Napoli. Per restare ad alti livelli e continuare a competere, soprattutto per la qualificazione in Champions League, molte squadre hanno investito tanto. La Champions rappresenta il grande business del calcio: se ci entri stabilmente, fai parte di un circuito virtuoso e una spesa importante diventa un investimento perché sai che potrà generare ricavi. Purtroppo, però, la scorsa stagione non è andata come il Napoli sperava. Tra i tanti infortuni, l'eliminazione prematura dalla Champions e i mancati introiti, si è creato uno squilibrio economico che oggi impone maggiore attenzione. È chiaro che qualche errore sul mercato è stato commesso. Torno sempre a un concetto che mi hanno insegnato grandi dirigenti del passato: le squadre le costruiscono le società, non gli allenatori. L'allenatore deve indicare le caratteristiche dei giocatori che gli servono, ma poi è la società a scegliere chi acquistare. Oggi il Napoli si ritrova con tanti calciatori ancora a bilancio, che pesano economicamente e limitano la liquidità operativa. Ma, ripeto, è una situazione che riguarda anche altri club: la Juventus ci è passata, il Milan sta facendo uno sforzo enorme e solo realtà come l'Atalanta possono permettersi investimenti importanti perché da dieci anni lavorano con continuità sulle plusvalenze e hanno un bilancio solidissimo.”

Direttore, Giovanni Manna ha raccontato che la scelta di Massimiliano Allegri sia stata condivisa con la società e che questo abbia rafforzato il suo ruolo. Come interpreta questa presa di posizione? “Per me bisogna tornare al discorso economico. È vero che, per un certo periodo, sembrava che Aurelio De Laurentiis fosse orientato su Vincenzo Italiano, un allenatore che segue da tempo. Però, se analizzi la situazione, Italiano e Allegri rappresentano due idee di calcio completamente diverse. Italiano ha bisogno di una squadra costruita sulle sue caratteristiche: giocatori aggressivi, intensi, affamati e atleticamente brillanti. Se hai una rosa reduce da stagioni molto pesanti e con tanti elementi già affermati, rischi di non poter sviluppare quel tipo di calcio. Allegri, invece, è un allenatore molto più pragmatico. Si adatta ai calciatori che ha a disposizione, non pretende una rivoluzione del mercato e cerca di valorizzare la rosa esistente. Per questo credo che sia stata una scelta di razionalità. De Laurentiis non prende decisioni per accontentare qualcuno: decide sempre in prima persona. Credo che abbia riflettuto fino all'ultimo, poi abbia capito che fosse più opportuno affidarsi a un allenatore esperto, affidabile e capace di riportare il Napoli ai vertici. E aggiungo una cosa: se al Milan non fosse esplosa la situazione interna, con tutte le tensioni che si sono create nello spogliatoio, probabilmente Allegri avrebbe comunque centrato la qualificazione in Champions League.”

Come giudica il mercato del Como? Con ricavi relativamente contenuti è riuscito a investire cifre importantissime, a partire dall'operazione Nico Paz. “Questa vicenda lascia molti interrogativi. Io, sotto l'aspetto economico, non sono certo un esperto di finanza, ma provo sempre a capire come funzionano determinate situazioni. E alcune cose fanno davvero fatica a essere comprese. Ci troviamo davanti a regole che sembrano applicate in modo diverso da caso a caso. Servirebbero norme molto più semplici e trasparenti. O i bilanci sono in ordine oppure non lo sono. Auguro al Como di fare benissimo perché è un progetto affascinante dal punto di vista calcistico".

Con il passaggio da Antonio Conte a Massimiliano Allegri lei vede un upgrade o un downgrade? “Io credo che si tratti semplicemente di due grandi allenatori, diversi tra loro. Con entrambi sai cosa puoi ottenere. Allegri arriva perché, in questo momento, è probabilmente il profilo più adatto alle esigenze del Napoli. L'obiettivo sarà restare stabilmente in Champions League e provare a lottare per lo scudetto. Sono traguardi che un allenatore come lui può garantirti. Allegri propone un calcio più essenziale e più pragmatico. Alla fine, però, contano i risultati. Conte ha fatto benissimo e lo ha dimostrato ovunque abbia allenato. Allegri appartiene allo stesso livello di allenatori, anche se con caratteristiche differenti. Conte ha un impatto psicologico fortissimo nell'immediato. Riesce a trasmettere energia e mentalità fin dal primo giorno, ma è un tipo di gestione molto intensa. Allegri, invece, ha un approccio diverso: alleggerisce la pressione sulla squadra e si assume personalmente le responsabilità. Proprio ieri sera parlavo con una persona che lo conosce molto bene e mi diceva che la sua qualità più grande è proprio questa: assorbire tutte le tensioni e lasciare i calciatori liberi di pensare soltanto al campo. Sono due modi differenti di allenare. In ogni caso, il Napoli resta una società solida dal punto di vista progettuale. Si può vincere o perdere, anche in base agli infortuni e alle circostanze, ma continuerà a essere tra le grandi del calcio italiano.”

Romelu Lukaku lo terrebbe oppure lo lascerebbe partire? “Lo lascerei partire. Parliamo di un grande centravanti, nessuno lo mette in discussione, ma oggi ha trentatré anni e ha bisogno di essere titolare con continuità. Io, invece, investirei su un centravanti giovane, di prospettiva, affiancandogli un attaccante esperto disposto ad accettare un ruolo diverso. A me piace un calcio costruito su giocatori che abbiano un forte senso di appartenenza. Il Napoli deve andare alla ricerca di calciatori che sentano davvero la maglia e che mettano il progetto davanti agli interessi personali.”