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CALCIO
MARADONA - Ciriello: "Diego ha scandito le nostre vite, quando si marinava la scuola, si andavano a seguire i suoi allenamenti"
02.12.2020 00:33 di Napoli Magazine

Marco Ciriello, giornalista e scrittore, è intervenuto ai microfoni de "I Tirapietre", programma condotto da Luca Cirillo e Donato Martucci, con la partecipazione di Francesco Capodanno, sulle frequenze di Radio Amore Campania. Ecco quanto evidenziato: "Maradona? Adesso sono tutti maradoniani, noto un certo sciacallaggio. Ho avuto la fortuna di doverlo inseguire dal 2004 da giovane cronista. Prima ero uno dei tanti ragazzi che lo amava e che lo aveva come obbligo a scuola: c'erano Manzoni, Leopardi e Maradona. Quando si marinava la scuola si andava a vedere i suoi allenamenti, era un obbligo. Ha scandito le nostre vite. Ho fatto un calcolo come Fidel Castro sulle ore dedicate alla rivoluzione e risparmiate non facendosi la barba. Ho scritto 596 pezzi su Maradona in dieci anni. Sono provato, ho scritto piangendo. Gli anni più importanti della vita di Maradona sono stati a Napoli. Noi ce ne stiamo rendendo conto adesso, lo abbiamo sottovalutato. Siamo stati fortunati e quindi ora c’è odio per la città che ha avuto il privilegio di ospitare l’asso argentino come era accaduto con i Caravaggio, Mozart, Ortese e Leopardi. Alchimia di questa città? Napoli è una città elastica piena di sfumature. Maradona arriva a Napoli ed è quasi un cambio temporale con la morte di De Filippo, altro imperatore, morto nel 1984 proprio mentre sta per arrivare Diego. Era la Napoli che parcheggiava a Piazza del Plebiscito. Da qual caos nascono Massimo Troisi, Pino Daniele, Annibale Ruccello... Maradona è stato un collettore di sentimenti, ha aiutato tantissimo la città. Napoli si è resa conto tardi del vuoto che ha lasciato Maradona. In queste giornate di lutto pensavo alle volte che l’ho anche odiato per esempio quando è andato in ritardo a Mosca. E’ entrato nelle nostre vite in modo prepotente. Chi lo sta criticando e lo attacca sogna una vita da Maradona. Non gli perdonano che un povero è diventato re. Ha smesso di giocare 25 anni e pure ha continuato a far parlare di sé e ad essere connessi con lui. Maradona è la più bella serie mai trasmessa. Dobbiamo pensare ai commenti belli. Per esempio quello di Macron che è stato il messaggio di un bambino, lo hanno trattato come un capo di stato. Tutte le volte che stava male io ero fuori la clinica di Buenos Aires ed ero uno dei pochi che voleva che non morisse: gli altri inviati erano stufi di inseguire Maradona, io ero il più piccolo. Uno arrivò da Brasile in ciabatte, con l'amante... mi disse: è morto? Era anche divertente per certi aspetti, ma a me dava comunque fastidio. Ero meno cinico rispetto ad oggi. Mughini? Non si può andare al concerto dei Metallica e chiedere di abbassare il volume. Chi segue Maradona sa che c'è trambusto. Fischi dell'Olimpico all'Argentina? Sono contento che lo abbiano fischiato, sono contento che Maradona ha preso la cocaina, altrimenti sarebbe stato Zeus. La frase che in pochi ricordano è "la amargura mas grande de mi vida”, Diego la disse quando fu escluso dal mondiale del 1978".

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