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CALCIO
MARADONA - L'ex preparatore atletico: "Meno male che Diego è andato a Napoli, altrimenti il mondo avrebbe perduto la possibilità di vedere il fenomeno"
30.10.2020 17:16 di Napoli Magazine Fonte: Tuttomercatoweb

Meno male che Diego è andato a Napoli, altrimenti il mondo avrebbe perduto la possibilità di vedere il fenomeno Maradona, dal punto di vista calcistico e da quello socio-politico". Già, perché il connubio è inscindibile. Parli di calcio a Napoli e non puoi prescindere da Diego Armando Maradona. Parli di Diego Armando Maradona e non puoi non menzionare Napoli. Insieme, hanno scritto una delle pagine più belle controverse della storia di questo sport. Nel giorno in cui il Pibe de Oro compie 60 anni, siamo andati a scavare nel baule dei ricordi di chi per oltre dieci anni ha vissuto all'ombra e in funzione di Diòs. Fernando Signorini è lo storico preparatore atletico di Maradona, l'uomo che più di ogni altro ha condiviso gioie e dolori della carriera di Diego. E, in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com, ha raccontato i retroscena di quella straordinaria amicizia nata per caso.

 

Ci racconta il primo incontro con Maradona?
"Certo. Lo conobbi a Barcellona, il 28 giugno del 1983. Ero lì in attesa dell'ultimo allenamento prima della finale di Liga con il Real Madrid, ricordo che faceva molto caldo e io ero lì all'ombra di una colonna. In quel momento arrivò una macchina rossa, a grande velocità, com'era solito fare tra i calciatori. Da quell'auto uscì Diego, che andava verso la porta per entrare. Ma la porta era chiusa, era troppo presto. Quella fu la prima volta che gli parlai e gli dissi: hai visto, Diego? E dopo dicono che Dio aiuta i mattinieri... Si girò verso di me, mi sorrise e da lì iniziò la nostra storia. Mi voleva invitare a casa sua, a mangiare un asado. Voleva aprire una scuola calcio per i bambini di Barcellona. Da quel momento cominciammo a vederci più spesso, anche insieme a mia moglie. Pranzavamo insieme, chiacchieravamo, giocavamo a tennis".

 

Com'è diventato il suo preparatore personale?
"Dopo quel grave infortunio con l'Athletic di Bilbao cominciai ad aiutarlo per recuperare la forma. E un giorno mi chiese di restare lì con lui come suo preparatore personale. Quella professione non esisteva ancora: nessun giocatore di sport di squadra aveva un preparatore personale, io sono stato il primo. Sono stato con lui dall'ultimo anno di Barcellona, poi siamo andati a Napoli e sono rimasto con lui fino al Mondiale del 1994 negli Stati Uniti. E nel 2010 mi portò anche nella Selecciòn Argentina al Mondiale in Sudafrica, quando lui ne era il commissario tecnico".

 

Si dice che tra i vari membri dell'entourage di Diego lei sia stato uno dei pochi a volergli bene per davvero: è così?
"Diego aveva degli amici bravi, ma è dura stare accanto ad un campione. Di solito abbondano quelli che non capiscono cosa serva ad una persona così famosa e con Maradona non c'erano eccezioni alla regola. Non credo che chi non s'è comportato bene l'abbia fatto a posta, o almeno non tutti. Diego ha sofferto l'esagerazione con cui la gente lo trattava, soprattutto a Napoli. Il calore lo soffocava, l'affetto divenne davvero troppo. Ma senza Napoli non esisterebbe Maradona. Se fosse andato alla Juventus, ad esempio, sarebbe stato un buon calciatore ma nulla di più. Vincere uno scudetto con la Juve sarebbe stato troppo semplice e a lui non piacevano le cose semplici".

 

Che ricordi conserva del primo scudetto al Napoli con Diego?
"Prima di quella stagione ne parlavo con lui. Quando arrivarono Careca e Alemao, pensavo che il Napoli fosse diventato una squadra preoccupante per le altre, si era rafforzata. Tutti ci rendevamo conto che il Napoli aveva molte possibilità di vincere lo scudetto e alla fine Diego ci riuscì".

 

E del Mondiale vinto nel 1986?
"Quel Mondiale si giocava in Messico, ad altezze esagerate, con un caldo pazzesco, il problema dello smog e quello dell'orario. Ricordo che dicevo sempre una cosa a Diego durante quella manifestazione: questo Mondiale è stato fatto a posta per te. Tutte quelle condizioni erano favorevoli per lui perché le marcature strette e asfissianti a cui era abituato non erano possibili in Messico. Facevo sempre un paragone quand'eravamo in privato: questo è il tuo Mondiale o quello di Platini, ma se tu ti decidi il francese non avrà possibilità. La Francia era molto forte, ma l'Argentina ebbe la meglio".

 

Sente ancora Maradona tuttora?
"Sì, siamo amici come sempre. Ma lui ha una vita troppo agitata. Io sono sempre stato un amante della pace, della tranquillità, lui invece era l'opposto. Diego sa che io sono qui, se gli serve qualcosa basta chiamare, sono sempre a disposizione".

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