A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
Ci ricorda cos’era accaduto con l’ex presidente della FIGC?
“Io avevo un ruolo importante, ero di fatto la seconda carica di un club, il direttore generale. In quel periodo c’era una situazione legata alla Nazionale e io espressi un parere personale sui miei canali social. Dicevo che eravamo passati, nel giro di pochi anni, dalla Nazionale di Pirlo, Nesta, Totti, Cannavaro, gente che ci ha fatto capire cosa significa davvero la maglia azzurra, a una Nazionale fatta di giocatori meno rappresentativi. Secondo me tutto questo era legato alle poltrone, a persone che non si sarebbero mai mosse. Invitai quindi il presidente federale a dimettersi, insieme a tutta la sua struttura. L’ho fatto sui miei canali personali, senza insulti, esprimendo semplicemente un’opinione: il calcio è una cosa seria e, per come veniva gestito, non lo era più. La sera pubblicai questo messaggio e la mattina dopo, alle 8:00, fui licenziato in tronco dal presidente del club".
Ma chi era questo presidente, possiamo dirlo?
“Io ce l’avevo con il presidente federale Gabriele Gravina e con tutto il sistema che gli stava intorno. Perché la Nazionale è un patrimonio di tutti e deve essere gestita in un altro modo".
Col senno di poi pensa di aver avuto ragione e secondo lei cambierà qualcosa?
“Io lo spero, anche perché più in basso di così è difficile andare. Abbiamo toccato livelli che nessuno immaginava. Il problema è strutturale: oggi i club si salvano magari con qualche straniero forte, ma abbiamo abbandonato i settori giovanili. Quando nelle squadre Primavera hai 15, 18, 20 stranieri, vuol dire che il calcio italiano è finito. Vuol dire che non cresci più i giovani. E questo succede perché i ragazzi non giocano più per strada, non vanno più nei campetti, e i settori giovanili sono spesso affidati a persone non competenti. Servono insegnanti di calcio veri, che insegnino ai bambini i fondamentali. Nessuno nasce imparato: di Maradona ne nasce uno, di Messi uno. Tutti gli altri devono imparare. Ma se paghi un allenatore 300 euro al mese, come può farlo seriamente? È un sistema che non regge".
Da dove bisognerebbe ripartire?
“Bisogna ripartire dalla base. Riportare al centro il calcio, il pallone, l’insegnamento. Servono professionalità, non amicizie o logiche politiche".
Si fanno tanti nomi per la Nazionale: Mancini, Allegri, Conte. Secondo lei chi è il più adatto?
“Ti dico la verità: io aspetterei. Non è un progetto immediato, anche perché ormai i Mondiali li hai mancati. Io prenderei un allenatore per traghettare, fare stage, lavorare sui giovani, e poi andrei a prendere Carlo Ancelotti dopo il Mondiale".
Quindi preferisce Ancelotti a Conte?
“Guarda, il punto è un altro: in Nazionale non serve un allenatore, serve un selezionatore. Qualcuno che scelga i migliori e costruisca un percorso. Hai Under 17, Under 18, Under 21 con ragazzi validi: devi lavorare su quelli. Io punterei su una figura come Silvio Baldini, una persona di calcio vera, con valori, che possa fare da ponte tra Under 21 e Nazionale maggiore in questo periodo di transizione. Bisogna dare un taglio netto al passato. Non possiamo perdere contro nazionali come la Bosnia-Erzegovina, con tutto il rispetto: loro hanno una popolazione molto inferiore alla nostra e ci mettono in difficoltà. Questo deve far riflettere. Il problema è che chi gestisce il calcio spesso non lo conosce davvero".
Si riapre il campionato: secondo lei c’è la possibilità che l’Inter perda lo scudetto?
“Non credo. L’Inter può aver rallentato, ma resta la squadra più forte. Può esserci stato un calo di tensione, come succede nello sport quando pensi di aver già vinto. Però ha ancora margine e qualità per chiudere il discorso. Mi interessa di più la lotta al quarto posto: vedo una squadra molto lanciata, con fame e organizzazione. Se dovesse arrivare in Champions sarebbe un risultato straordinario, ma non mi sorprenderebbe perché è guidata da persone che capiscono di calcio".
Che partita si aspetta lunedì contro il Milan?
“Chi insegue deve continuare a fare punti e sperare che chi sta davanti sbagli. E qualcosa davanti stanno sbagliando. Però inseguire non è mai semplice. Devi correre, credere fino alla fine e magari sperare anche in un po’ di fortuna. Il calcio ci ha abituato a rimonte incredibili e sorpassi all’ultimo momento. Io mi auguro che chi sta rincorrendo possa arrivare fino in fondo e magari scrivere qualcosa di importante".
di Napoli Magazine
03/04/2026 - 12:16
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
Ci ricorda cos’era accaduto con l’ex presidente della FIGC?
“Io avevo un ruolo importante, ero di fatto la seconda carica di un club, il direttore generale. In quel periodo c’era una situazione legata alla Nazionale e io espressi un parere personale sui miei canali social. Dicevo che eravamo passati, nel giro di pochi anni, dalla Nazionale di Pirlo, Nesta, Totti, Cannavaro, gente che ci ha fatto capire cosa significa davvero la maglia azzurra, a una Nazionale fatta di giocatori meno rappresentativi. Secondo me tutto questo era legato alle poltrone, a persone che non si sarebbero mai mosse. Invitai quindi il presidente federale a dimettersi, insieme a tutta la sua struttura. L’ho fatto sui miei canali personali, senza insulti, esprimendo semplicemente un’opinione: il calcio è una cosa seria e, per come veniva gestito, non lo era più. La sera pubblicai questo messaggio e la mattina dopo, alle 8:00, fui licenziato in tronco dal presidente del club".
Ma chi era questo presidente, possiamo dirlo?
“Io ce l’avevo con il presidente federale Gabriele Gravina e con tutto il sistema che gli stava intorno. Perché la Nazionale è un patrimonio di tutti e deve essere gestita in un altro modo".
Col senno di poi pensa di aver avuto ragione e secondo lei cambierà qualcosa?
“Io lo spero, anche perché più in basso di così è difficile andare. Abbiamo toccato livelli che nessuno immaginava. Il problema è strutturale: oggi i club si salvano magari con qualche straniero forte, ma abbiamo abbandonato i settori giovanili. Quando nelle squadre Primavera hai 15, 18, 20 stranieri, vuol dire che il calcio italiano è finito. Vuol dire che non cresci più i giovani. E questo succede perché i ragazzi non giocano più per strada, non vanno più nei campetti, e i settori giovanili sono spesso affidati a persone non competenti. Servono insegnanti di calcio veri, che insegnino ai bambini i fondamentali. Nessuno nasce imparato: di Maradona ne nasce uno, di Messi uno. Tutti gli altri devono imparare. Ma se paghi un allenatore 300 euro al mese, come può farlo seriamente? È un sistema che non regge".
Da dove bisognerebbe ripartire?
“Bisogna ripartire dalla base. Riportare al centro il calcio, il pallone, l’insegnamento. Servono professionalità, non amicizie o logiche politiche".
Si fanno tanti nomi per la Nazionale: Mancini, Allegri, Conte. Secondo lei chi è il più adatto?
“Ti dico la verità: io aspetterei. Non è un progetto immediato, anche perché ormai i Mondiali li hai mancati. Io prenderei un allenatore per traghettare, fare stage, lavorare sui giovani, e poi andrei a prendere Carlo Ancelotti dopo il Mondiale".
Quindi preferisce Ancelotti a Conte?
“Guarda, il punto è un altro: in Nazionale non serve un allenatore, serve un selezionatore. Qualcuno che scelga i migliori e costruisca un percorso. Hai Under 17, Under 18, Under 21 con ragazzi validi: devi lavorare su quelli. Io punterei su una figura come Silvio Baldini, una persona di calcio vera, con valori, che possa fare da ponte tra Under 21 e Nazionale maggiore in questo periodo di transizione. Bisogna dare un taglio netto al passato. Non possiamo perdere contro nazionali come la Bosnia-Erzegovina, con tutto il rispetto: loro hanno una popolazione molto inferiore alla nostra e ci mettono in difficoltà. Questo deve far riflettere. Il problema è che chi gestisce il calcio spesso non lo conosce davvero".
Si riapre il campionato: secondo lei c’è la possibilità che l’Inter perda lo scudetto?
“Non credo. L’Inter può aver rallentato, ma resta la squadra più forte. Può esserci stato un calo di tensione, come succede nello sport quando pensi di aver già vinto. Però ha ancora margine e qualità per chiudere il discorso. Mi interessa di più la lotta al quarto posto: vedo una squadra molto lanciata, con fame e organizzazione. Se dovesse arrivare in Champions sarebbe un risultato straordinario, ma non mi sorprenderebbe perché è guidata da persone che capiscono di calcio".
Che partita si aspetta lunedì contro il Milan?
“Chi insegue deve continuare a fare punti e sperare che chi sta davanti sbagli. E qualcosa davanti stanno sbagliando. Però inseguire non è mai semplice. Devi correre, credere fino alla fine e magari sperare anche in un po’ di fortuna. Il calcio ci ha abituato a rimonte incredibili e sorpassi all’ultimo momento. Io mi auguro che chi sta rincorrendo possa arrivare fino in fondo e magari scrivere qualcosa di importante".