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CALCIO
SASSUOLO - De Zerbi: "Avere 250 panchine totali a 41 anni, più di 100 a Sassuolo, è un vanto e un orgoglio"
08.04.2021 20:57 di Napoli Magazine

Roberto De Zerbi, allenatore del Sassuolo, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Nero&Verde: "Per come sono fatto non riesco mai a godermi le cose, penso sempre al passo successivo. Una volta firmato il contratto con Carnevali e dopo aver parlato con Squinzi, era come sentirsi sotto esame perché qui era passato Di Francesco, aveva lasciato il segno, dovevo mettermi alla prova e dimostrare di essere all'altezza ma questo è quello che penso sempre, difficilmente mi fermo a pensare a quanto di buono fatto, più facilmente penso a quello che avremmo potuto fare ed è un difetto perché non ti godi niente ma è un pregio perché non molli mai".

 

Quando si guarda dietro cosa vede?
"Quando mi fermo e guardo dietro, in quelle poche volte, conto le panchine fatte sin qui, sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Avere 250 panchine totali a 41 anni, più di 100 a Sassuolo, è un vanto e un orgoglio che non tutti possono avere ma questo non mi condiziona più di tanto, mi condiziona il non fermarsi, l'andare a ricercare quello che non ho. Ho cercato sempre quello che non ho, se tu sei una persona riflessiva come me lo trovi sempre quel qualcosa che manca. Nella mia idea ci metto passione, studio, evoluzione, innovazione, poi c'è un aspetto che diventa determinante. Prima parlavo delle panchine fatte sin qui ma questo traguardo l'ho potuto tagliare non solo grazie alla società ma grazie ai giocatori, perché sono loro che mi hanno seguito, sono lo strumento attraverso il quale vengo criticato o apprezzato".

 

La sua idea di calcio è esigente e complessa?
"Sono consapevole che è una richiesta particolare, sono consapevole che il modo in cui richiedo le cose è molto esigente, non lascio spazio al si può fare o no, è si o si e anche veloce, ma io ero certo che l'esito finale fosse positivo perché la squadra l'abbiamo costruita insieme seguendo le politiche societarie con dei giovani di prospettiva e seguendo l'idea dell'allenatore che in quel momento ero io, sono io. E tu quando chiedi a un giocatore specifico, funzionale, di fare qualcosa, proprio perché funzionale sei sicuro dell'esito. Poi puoi non essere certo della disponibilità che è sempre stata 100, totale, però l'esito ero sicuro che potesse essere positivo perché la mia richiesta si sposava con le caratteristiche dei giocatori che avevo. A Giovanni Carnevali durante una riunione dissi che se avessimo fatto una squadra funzionale in 20 giorni la squadra avrebbe avuto identità perché il 5-0 con la Ternana in Coppa Italia si vedevano già tantissime cose. La partita con l'Inter, che è stato il mio biglietto di presentazione, oltre alla vittoria, è stato fatto qualcosa di strepitoso dal punto di vista dell'organizzazione e del gioco".

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