Cultura & Gossip
A NAPOLI - "I Segni dei Tempi", la mostra in occasione della donazione del dipinto di Carlo Maria Mariani al Museo e Real Bosco di Capodimonte
14.04.2026 15:18 di Napoli Magazine
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“E come se, nel dipingere quest’opera nel 2019, Mariani avesse predeterminato e predestinato il suo approdo finale a Napoli e Capodimonte".

I Segni dei Tempi.
Carlo Maria Mariani a Capodimonte
A cura di Antonio Martino e Andrea Viliani
sala 6, I piano
 
 Dal 16 aprile al 14 luglio 2026
 
Mostra in occasione della donazione del dipinto
al Museo e Real Bosco di Capodimonte
da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York)
 
Inaugurazione giovedì 16 aprile - ore 12,00
 
Intervengono: Il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt, il Direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi
i curatori Antonio Martino e Andrea Viliani
 
La donazione del dipinto di Carlo Maria Mariani I Segni dei Tempi (2019, olio su tela - cm,91,5xcm91,5) al Museo e Real Bosco di Capodimonte da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York), è accompagnata da una mostra omaggio (16 aprile -14 luglio) dedicata all’artista definito “l’ultimo degli antichi e il primo dei contemporanei a cura di Antonio Martino e Andrea Viliani (sala 6, I piano). 
 
“La mostra estiva di Capodimonte – dichiara il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt – raccolta nelle dimensioni ma densa di significato, celebra la generosissima donazione della tela I Segni dei Tempi (The Signs of the Times, 2019), destinata all’istituzione napoletana dalla Carlo Maria Mariani and Carol Lane Mariani Foundation di New York e la iscrive entro un orizzonte di significato più ampio grazie alla presenza di altre sette opere dell’artista, accostate a una raffinata selezione di oggetti provenienti dalle collezioni del museo. La mostra trae insieme lo spunto e il titolo dal dipinto donato, un’opera che può dirsi esemplare della visione artistica di Mariani, in quanto riunisce le due figure sulle quali la sua riflessione si è esercitata con maggiore continuità e profondità: Raffaello e Marcel Duchamp. Da questo confronto Mariani ha tratto un linguaggio del tutto personale, nel quale l’eredità formale del classicismo rinascimentale, barocco e settecentesco si congiunge all’intensità filosofica e intellettuale che, sulla scia del grande artista franco-americano e campione di scacchi, sarebbe venuta a segnare l’arte concettuale. Inserendo lo Scolabottiglie di Duchamp (1914) entro uno spazio pittorico e figurativo desunto dalla pergola illusionistica della Loggia di Amore e Psiche di Raffaello (1517-1518), nella Villa Farnesina di Agostino Chigi, allora ancora collocata in un contesto suburbano, Mariani rende con particolare evidenza la profonda affinità che lega questi due fari supremi del suo immaginario”.
 
In occasione dell'evento a Capodimonte il Direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi annuncia la mostra omaggio a Mariani che si svolgerà in autunno a Milano. La rassegna si terrà a Palazzo Citterio, dall’8 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.
 
La complessa e stratificata ricerca figurativa di Mariani, (Roma, 1931 - New York, 2021), lo colloca in una posizione autonoma nella storia dell’arte degli ultimi decenni, tra eredità classica e pensiero contemporaneo. Mariani non era solo un pittore dell’intelletto, ma un profondo indagatore dei misteri dell'invisibile, un lettore assiduo delle dottrine di Madame Blavatsky e dei testi teosofici. I Segni dei Tempi è considerata l'opera cardine di uno dei maestri italiani protagonisti dell'arte contemporanea internazionale.
 
 
"Nel guardare in 'I Segni dei Tempi' la figura femminile centrale che sembra sfidare la gravità come un feto nel grembo materno, stretta nei cerchi metallici del porte-bouteilles duchampiano, non si può non scorgere anche un riferimento alla natura mitologica di Partenope – nota Antonio Martino – Mariani dipinge un corpo che, come la sirena fondatrice, abita il confine tra due mondi. Se Partenope è il mito della caduta e della rinascita attraverso l'acqua, l'opera di Mariani mette in scena un 'tuffo' nell'azzurro metafisico e assoluto del cielo, che è il colore stesso dell'anima di Napoli". Come scrive nel suo saggio Martino "Mariani non 'guarda' al passato: egli lo abita. Il suo rapporto con la Magna Grecia non è archeologico, ma ontologico. Come un moderno Winckelmann, egli cerca la 'nobile semplicità e quieta grandezza', ma lo fa con la consapevolezza di chi ha attraversato le macerie del Novecento. In questo, il suo unico vero interlocutore è Giorgio de Chirico".
 
 "Mariani, nelle sale di Capodimonte, sembra esservi stato da sempre…: 'io non sono un pittore, io non sono l’artista: io sono l’opus' dichiarava infatti, per indicare che l’autore si indentifica con la propria opera in cui si condensa tutta la storia dell’arte passata, presente e futura. Mariani non è mai stato, in questo senso, un artista “anacronista”, né un artista “postmoderno”, ma piuttosto un pittore concettuale e, come tale, un neo-classico della contemporaneità" spiega Andrea Viliani che aggiunge "Napoli è l’habitat per cui le opere di Mariani sembrano essere state dipinte fin dall’inizio, respirando l'aria densa che si avverte lungo i decumani, tra la Cappella Sansevero e le Sette Opere della Misericordia caravaggesche".
Il percorso – che ha come fulcro il dipinto I Segni dei Tempi, titolo della mostra – vuole proporsi come un armonico confronto fra storia e contemporaneità, passando per la Magna Grecia, il Rinascimento, il Grand Tour del XVIII-XIX secolo, fino alle avanguardie del XX secolo.
Otto le opere selezionate, tutte provenienti da collezioni private.  Iper/ri/cognizione 2 (1974), Orfeo (1979) ed Ercole che riposa (1976) rinviano alla statuaria classica e alle sue varianti nelle collezioni farnesiane, o alla pittura rinascimentale e alle sue derivazioni nella decorazione neoclassica. Composizione 5 e Dopo il bagno (1989) interrogano la genealogia del moderno in un incontro consapevole con Joseph Beuys e Marcel Duchamp. Un riferimento significativo affiora proprio nell’opera che dà il titolo alla mostra, con l’inserimento del Porte-bouteilles (1914) duchampiano.
Gentil e Gaia (1974) sono testimonianza di una performance presso le Logge di Raffaello: tenendo in mano una mela reale di fronte a quella dipinta, l'artista integra sé stesso e la realtà che lo circonda nel fregio rinascimentale, evidenziando i motivi cardine della sua visione: le mani, che congiungono pensiero e gesto, e la mela, emblema di unità indivisibile ed eterno presente dell’arte.
Esposte anche opere della collezione del museo: tre piatti della manifattura Giovine con fiori e frutti del 1818-19 e un bronzetto dell’Ercole Farnese. Nell'allestimento due rare edizioni dei volumi 'Marcel Duchamp, Le marchand du sel', Rumma Editore, 1969 (Archivio Marcello e Lia Rumma) e 'Joseph Beuys, Tracce in Italia', Amelio Editore, 1978 (Archivio Amelio Santamaria).
A cinque anni dalla scomparsa del pittore, la mostra segna il ritorno simbolico dell’artista a Napoli, dove espose nel 1978 presso lo Studio Trisorio, nello stesso anno in cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugurava una stagione decisiva della propria storia espositiva, accostando il Grande Cretto Nero di Alberto Burri alla Flagellazione di Cristo di Caravaggio. Un episodio destinato a segnare un momento fondativo per la collezione di arte contemporanea del Museo.
 
Nel corso dell'inaugurazione l'attrice Paola De Crescenzo declamerà due componimenti della poetessa Teresa Bandettini, nota anche con il nome arcadico di Amarilli Etrusca (Lucca, 11 agosto 1763 - Lucca, 6 aprile1837): “Inno alla bellezza” e “Inno alla Grazia Neoclassica”.
La mostra è accompagnata dal catalogo Éditions Lord Byron.
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A NAPOLI - "I Segni dei Tempi", la mostra in occasione della donazione del dipinto di Carlo Maria Mariani al Museo e Real Bosco di Capodimonte

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14/04/2026 - 15:18

“E come se, nel dipingere quest’opera nel 2019, Mariani avesse predeterminato e predestinato il suo approdo finale a Napoli e Capodimonte".

I Segni dei Tempi.
Carlo Maria Mariani a Capodimonte
A cura di Antonio Martino e Andrea Viliani
sala 6, I piano
 
 Dal 16 aprile al 14 luglio 2026
 
Mostra in occasione della donazione del dipinto
al Museo e Real Bosco di Capodimonte
da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York)
 
Inaugurazione giovedì 16 aprile - ore 12,00
 
Intervengono: Il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt, il Direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi
i curatori Antonio Martino e Andrea Viliani
 
La donazione del dipinto di Carlo Maria Mariani I Segni dei Tempi (2019, olio su tela - cm,91,5xcm91,5) al Museo e Real Bosco di Capodimonte da parte della Fondazione Carlo Maria Mariani (New York), è accompagnata da una mostra omaggio (16 aprile -14 luglio) dedicata all’artista definito “l’ultimo degli antichi e il primo dei contemporanei a cura di Antonio Martino e Andrea Viliani (sala 6, I piano). 
 
“La mostra estiva di Capodimonte – dichiara il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt – raccolta nelle dimensioni ma densa di significato, celebra la generosissima donazione della tela I Segni dei Tempi (The Signs of the Times, 2019), destinata all’istituzione napoletana dalla Carlo Maria Mariani and Carol Lane Mariani Foundation di New York e la iscrive entro un orizzonte di significato più ampio grazie alla presenza di altre sette opere dell’artista, accostate a una raffinata selezione di oggetti provenienti dalle collezioni del museo. La mostra trae insieme lo spunto e il titolo dal dipinto donato, un’opera che può dirsi esemplare della visione artistica di Mariani, in quanto riunisce le due figure sulle quali la sua riflessione si è esercitata con maggiore continuità e profondità: Raffaello e Marcel Duchamp. Da questo confronto Mariani ha tratto un linguaggio del tutto personale, nel quale l’eredità formale del classicismo rinascimentale, barocco e settecentesco si congiunge all’intensità filosofica e intellettuale che, sulla scia del grande artista franco-americano e campione di scacchi, sarebbe venuta a segnare l’arte concettuale. Inserendo lo Scolabottiglie di Duchamp (1914) entro uno spazio pittorico e figurativo desunto dalla pergola illusionistica della Loggia di Amore e Psiche di Raffaello (1517-1518), nella Villa Farnesina di Agostino Chigi, allora ancora collocata in un contesto suburbano, Mariani rende con particolare evidenza la profonda affinità che lega questi due fari supremi del suo immaginario”.
 
In occasione dell'evento a Capodimonte il Direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi annuncia la mostra omaggio a Mariani che si svolgerà in autunno a Milano. La rassegna si terrà a Palazzo Citterio, dall’8 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.
 
La complessa e stratificata ricerca figurativa di Mariani, (Roma, 1931 - New York, 2021), lo colloca in una posizione autonoma nella storia dell’arte degli ultimi decenni, tra eredità classica e pensiero contemporaneo. Mariani non era solo un pittore dell’intelletto, ma un profondo indagatore dei misteri dell'invisibile, un lettore assiduo delle dottrine di Madame Blavatsky e dei testi teosofici. I Segni dei Tempi è considerata l'opera cardine di uno dei maestri italiani protagonisti dell'arte contemporanea internazionale.
 
 
"Nel guardare in 'I Segni dei Tempi' la figura femminile centrale che sembra sfidare la gravità come un feto nel grembo materno, stretta nei cerchi metallici del porte-bouteilles duchampiano, non si può non scorgere anche un riferimento alla natura mitologica di Partenope – nota Antonio Martino – Mariani dipinge un corpo che, come la sirena fondatrice, abita il confine tra due mondi. Se Partenope è il mito della caduta e della rinascita attraverso l'acqua, l'opera di Mariani mette in scena un 'tuffo' nell'azzurro metafisico e assoluto del cielo, che è il colore stesso dell'anima di Napoli". Come scrive nel suo saggio Martino "Mariani non 'guarda' al passato: egli lo abita. Il suo rapporto con la Magna Grecia non è archeologico, ma ontologico. Come un moderno Winckelmann, egli cerca la 'nobile semplicità e quieta grandezza', ma lo fa con la consapevolezza di chi ha attraversato le macerie del Novecento. In questo, il suo unico vero interlocutore è Giorgio de Chirico".
 
 "Mariani, nelle sale di Capodimonte, sembra esservi stato da sempre…: 'io non sono un pittore, io non sono l’artista: io sono l’opus' dichiarava infatti, per indicare che l’autore si indentifica con la propria opera in cui si condensa tutta la storia dell’arte passata, presente e futura. Mariani non è mai stato, in questo senso, un artista “anacronista”, né un artista “postmoderno”, ma piuttosto un pittore concettuale e, come tale, un neo-classico della contemporaneità" spiega Andrea Viliani che aggiunge "Napoli è l’habitat per cui le opere di Mariani sembrano essere state dipinte fin dall’inizio, respirando l'aria densa che si avverte lungo i decumani, tra la Cappella Sansevero e le Sette Opere della Misericordia caravaggesche".
Il percorso – che ha come fulcro il dipinto I Segni dei Tempi, titolo della mostra – vuole proporsi come un armonico confronto fra storia e contemporaneità, passando per la Magna Grecia, il Rinascimento, il Grand Tour del XVIII-XIX secolo, fino alle avanguardie del XX secolo.
Otto le opere selezionate, tutte provenienti da collezioni private.  Iper/ri/cognizione 2 (1974), Orfeo (1979) ed Ercole che riposa (1976) rinviano alla statuaria classica e alle sue varianti nelle collezioni farnesiane, o alla pittura rinascimentale e alle sue derivazioni nella decorazione neoclassica. Composizione 5 e Dopo il bagno (1989) interrogano la genealogia del moderno in un incontro consapevole con Joseph Beuys e Marcel Duchamp. Un riferimento significativo affiora proprio nell’opera che dà il titolo alla mostra, con l’inserimento del Porte-bouteilles (1914) duchampiano.
Gentil e Gaia (1974) sono testimonianza di una performance presso le Logge di Raffaello: tenendo in mano una mela reale di fronte a quella dipinta, l'artista integra sé stesso e la realtà che lo circonda nel fregio rinascimentale, evidenziando i motivi cardine della sua visione: le mani, che congiungono pensiero e gesto, e la mela, emblema di unità indivisibile ed eterno presente dell’arte.
Esposte anche opere della collezione del museo: tre piatti della manifattura Giovine con fiori e frutti del 1818-19 e un bronzetto dell’Ercole Farnese. Nell'allestimento due rare edizioni dei volumi 'Marcel Duchamp, Le marchand du sel', Rumma Editore, 1969 (Archivio Marcello e Lia Rumma) e 'Joseph Beuys, Tracce in Italia', Amelio Editore, 1978 (Archivio Amelio Santamaria).
A cinque anni dalla scomparsa del pittore, la mostra segna il ritorno simbolico dell’artista a Napoli, dove espose nel 1978 presso lo Studio Trisorio, nello stesso anno in cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugurava una stagione decisiva della propria storia espositiva, accostando il Grande Cretto Nero di Alberto Burri alla Flagellazione di Cristo di Caravaggio. Un episodio destinato a segnare un momento fondativo per la collezione di arte contemporanea del Museo.
 
Nel corso dell'inaugurazione l'attrice Paola De Crescenzo declamerà due componimenti della poetessa Teresa Bandettini, nota anche con il nome arcadico di Amarilli Etrusca (Lucca, 11 agosto 1763 - Lucca, 6 aprile1837): “Inno alla bellezza” e “Inno alla Grazia Neoclassica”.
La mostra è accompagnata dal catalogo Éditions Lord Byron.