Il silenzio e la parola, la luce e il buio. I colori e il bianco e nero, lo sberleffo e il pianto. Napoli è così, non finirà mai di raccontarsi, di stare, esistere al centro, perché è essa stessa il centro. Perché è affascinante con i capelli scompigliati dal vento e senza trucco, sensuale e morbida in abito da sera. Ma non si fa prendere mai, non si ferma. Gian Paolo Russo, nel libro fotografico “My City”, edito da Palawan. L’alba più bella del mondo Editore, prova a prenderla, a raccontarla senza parole, in apnea per non svegliarla, osservandola solo da lontano. Il libro verrà presentato domenica 25 gennaio alle ore 11.30 al Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, nell’ambito della rassegna Books & Museum. L’incontro sarà introdotto e moderato da Giuseppe Reale, direttore del complesso e autore della prefazione. Interverranno Claudio De Rosa e Pasquale Giustiniani. Concluderà l’autore. Perché Napoli è una sirena che emerge dal mare, si gira e ti sorride. Poi torna a immergersi. La magia di questo volume è tutta qui. Non ha la pretesa di capire questa città, perché non si può, ma solo provare a raccontarla. Un’altra volta. Perché Napoli è Filumena Marturano, e anche Matilde Serao, Sophia Loren e la contrabbandiera di Montesanto, che vendeva banane e sigarette. Napoli è troppo per provare a prenderla. Si può soltanto provare a raccontarla. E anche queste ottanta fotografie contenute nel libro, sono poche, solo un pezzo di una roccia di tufo, staccata da qualche muro. Napoli è Di Giacomo e Viviani, Pino Daniele e tutti gli altri protagonisti della cultura, della storia, della musica, della letteratura, della pittura, dell’architettura. Napoli è questa e ce la teniamo con i suoi muri scrostati, con il suo overtourism, cercando un angolo di pace sempre più difficile da trovare. Gian Paolo Russo, testardamente la vuole raccontare, con una macchina fotografica, rubando uno scatto al tramonto o all’alba. “My City” è un punto di vista, un’onda, una sola che si infrange sugli scogli di via Caracciolo. Napoli è il racconto di una vita e di mille vite. Però è sempre in movimento, sempre alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, dei suoi perché, delle mille domande che non avranno mai una risposta. E questa tensione irrisolta, verso qualcosa, che forse è irraggiungibile, rappresenta il suo mistero e il suo fascino.

di Napoli Magazine
21/01/2026 - 08:32
Il silenzio e la parola, la luce e il buio. I colori e il bianco e nero, lo sberleffo e il pianto. Napoli è così, non finirà mai di raccontarsi, di stare, esistere al centro, perché è essa stessa il centro. Perché è affascinante con i capelli scompigliati dal vento e senza trucco, sensuale e morbida in abito da sera. Ma non si fa prendere mai, non si ferma. Gian Paolo Russo, nel libro fotografico “My City”, edito da Palawan. L’alba più bella del mondo Editore, prova a prenderla, a raccontarla senza parole, in apnea per non svegliarla, osservandola solo da lontano. Il libro verrà presentato domenica 25 gennaio alle ore 11.30 al Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, nell’ambito della rassegna Books & Museum. L’incontro sarà introdotto e moderato da Giuseppe Reale, direttore del complesso e autore della prefazione. Interverranno Claudio De Rosa e Pasquale Giustiniani. Concluderà l’autore. Perché Napoli è una sirena che emerge dal mare, si gira e ti sorride. Poi torna a immergersi. La magia di questo volume è tutta qui. Non ha la pretesa di capire questa città, perché non si può, ma solo provare a raccontarla. Un’altra volta. Perché Napoli è Filumena Marturano, e anche Matilde Serao, Sophia Loren e la contrabbandiera di Montesanto, che vendeva banane e sigarette. Napoli è troppo per provare a prenderla. Si può soltanto provare a raccontarla. E anche queste ottanta fotografie contenute nel libro, sono poche, solo un pezzo di una roccia di tufo, staccata da qualche muro. Napoli è Di Giacomo e Viviani, Pino Daniele e tutti gli altri protagonisti della cultura, della storia, della musica, della letteratura, della pittura, dell’architettura. Napoli è questa e ce la teniamo con i suoi muri scrostati, con il suo overtourism, cercando un angolo di pace sempre più difficile da trovare. Gian Paolo Russo, testardamente la vuole raccontare, con una macchina fotografica, rubando uno scatto al tramonto o all’alba. “My City” è un punto di vista, un’onda, una sola che si infrange sugli scogli di via Caracciolo. Napoli è il racconto di una vita e di mille vite. Però è sempre in movimento, sempre alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, dei suoi perché, delle mille domande che non avranno mai una risposta. E questa tensione irrisolta, verso qualcosa, che forse è irraggiungibile, rappresenta il suo mistero e il suo fascino.
