Cultura & Gossip
MOSTRA - "Canto Napoli" dal 10 aprile al 29 settembre al Museo e Real Bosco di Capodimonte
10.04.2026 15:24 di Napoli Magazine
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Canto Napoli è la mostra che Emilio Isgrò dedica alla città di Napoli, un progetto inedito curato da Eike Schmidt, Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, presentato dal 10 aprile al 29 settembre nelle sale 81-83-84 del secondo piano. 

Artista concettuale e pittore - ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista - il Maestro Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) è uno tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della Cancellatura come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa tecnica divenuta ormai suo metodo distintivo applicato su materiali testuali di grande varietà (dai Promessi Sposi a La Bibbia, dall’Odissea alla Costituzione italiana fino alla prossima 'cancellazione' dell'Enciclica Laudato si' iniziata con Papa Francesco e proseguita con Leone XIV), è qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana.

Il corpus delle partiture di alcuni tra i più celebri brani del repertorio partenopeo è sottoposto così a una rigorosa operazione di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi, custoditi nelle partiture. Le complesse e deliziose figure retoriche che attraversano la canzone napoletana diventano così traccia e fondamento di un ulteriore segno che l’artista vi sovrappone con rinnovata intensità poetica. Non tutte le parole (e le celebri frasi che hanno fatto sognare, e amare, intere generazioni dall'Ottocento ad oggi) sono infatti cancellate da Isgrò: il risultato finale appare simile ad un componimento ermetico che affascinerà ogni tipo di visitatore.

Le venticinque canzoni scelte spaziano da ‘O sole mio (versi di Giovanni Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella duplice versione chiara e scura, a Voce ‘e notte di Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis (1904) e a Reginella (scritta nel 1917 da Libero Bovio), passando per Maruzzella di Renato Carosone (1954), fino a Resta cu'mme con musica di Domenico Modugno (1957) che scriverà anche Tu si’ na cosa grande (1964) e all'ormai classica Napul'è di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque popolarissimi: Te voglio bene assaje (1839 testo di Raffaele Sacco, musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880 testo di Peppino Turco, musica di Luigi Denza), Torna a Surriento, (1894 di G.De Curtis), I' te vurria vasà, (1900 di Russo-di Capua), Comme facette mammeta (1906 di Capaldo-Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911 di Califano-Gambardella), ‘O surdato ‘nnammurato (1915 di Califano - Cannio), Santa Lucia e  Santa Lucia luntana (1919 di E.A. Mario), Scalinatella (1948 di Buonagura-Cioffi), Anema e core (1950 di Tito Manlio - D'Esposito), Luna Rossa (1950 di De Crescenzo-Vian), Malafemmena (1951, A.De Curtis in arte Totò), Guaglione (1956 di Nisa a Fanciulli), Nun è peccato (di Ugo Calise successo anni 60 di Peppino di Capri), A Canzuncella (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole).

Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le opere bidimensionali.

"Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell’artista - nota Eike Schmidt nel suo saggio curatoriale - segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se però le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta, un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera".

La mostra è allestita in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano, espressione tipica della cultura figurativa settecentesca. Le partiture cancellate sono realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno. In questo contesto, l’intervento di Isgrò si colloca in un dialogo serrato fra tradizione e ricerca concettuale.

"Questo nuovo progetto nasce, sì, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di più ostinato: il desiderio di restituire centralità alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro” spiega Isgrò.

L'artista, da sempre attento alla musica, tema molto presente nei suoi sessant'anni di attività, definisce la canzone napoletana ‘profondamente democratica’. Tiene insieme un gigante come Salvatore Di Giacomo ma anche autori considerati ‘minori’ che funzionano meravigliosamente. “In questo tempo anche gli artisti napoletani possono essere esposti al rischio dell’omologazione, ma difficilmente vi cedono, perché qui l’arte si respira ovunque. Quando sento un posteggiatore suonare il mandolino, non vedo sottocultura, mi chiedo piuttosto da dove venga quella musica. E la risposta è chiara, viene da Pergolesi, dalla grande tradizione del San Carlo, da Paisiello. Da siciliano, non posso dimenticare che chi voleva studiare e fare musica, come lo stesso Vincenzo Bellini, doveva andare a Napoli, a San Pietro a Majella”.  

Sul tema della Cancellatura l’artista aggiunge: “Per me la Cancellatura è figlia diretta della filosofia siculo-greca, una grecità che riguarda anche Napoli. È la continuazione delle posizioni da un lato dei sofisti - nulla esiste e anche se esistesse non si potrebbe conoscere - e dall’altro della filosofia socratica, quella che pone continue domande.  Pongo ostacoli davanti alla canzone napoletana, o davanti a testi e immagini, per suggerire al pubblico di ingaggiare un percorso conoscitivo. Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Treccani, con prefazione del Presidente Massimo Bray, il saggio di Eike Schmidt, “La danza delle formiche”, e i seguenti contributi: Bruno Corà, “Emilio Isgrò: canzoni che cantano la Cancellatura”; Michele Bonuomo, “Il canto muto di Emilio Isgrò”; Marco Bazzini, “Isgrò e la musica”; Laura Valente, “Custodire le tracce”;  Stefano Causa, “L’alfabeto Morse della canzone napoletana”; Maria Laura Chiacchio, “Oltre la Cancellatura, la poesia”;  Luciana Berti, “Al margine delle note. Intervista a Emilio Isgrò”.

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MOSTRA - "Canto Napoli" dal 10 aprile al 29 settembre al Museo e Real Bosco di Capodimonte

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10/04/2026 - 15:24

Canto Napoli è la mostra che Emilio Isgrò dedica alla città di Napoli, un progetto inedito curato da Eike Schmidt, Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, presentato dal 10 aprile al 29 settembre nelle sale 81-83-84 del secondo piano. 

Artista concettuale e pittore - ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista - il Maestro Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) è uno tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della Cancellatura come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa tecnica divenuta ormai suo metodo distintivo applicato su materiali testuali di grande varietà (dai Promessi Sposi a La Bibbia, dall’Odissea alla Costituzione italiana fino alla prossima 'cancellazione' dell'Enciclica Laudato si' iniziata con Papa Francesco e proseguita con Leone XIV), è qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana.

Il corpus delle partiture di alcuni tra i più celebri brani del repertorio partenopeo è sottoposto così a una rigorosa operazione di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi, custoditi nelle partiture. Le complesse e deliziose figure retoriche che attraversano la canzone napoletana diventano così traccia e fondamento di un ulteriore segno che l’artista vi sovrappone con rinnovata intensità poetica. Non tutte le parole (e le celebri frasi che hanno fatto sognare, e amare, intere generazioni dall'Ottocento ad oggi) sono infatti cancellate da Isgrò: il risultato finale appare simile ad un componimento ermetico che affascinerà ogni tipo di visitatore.

Le venticinque canzoni scelte spaziano da ‘O sole mio (versi di Giovanni Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella duplice versione chiara e scura, a Voce ‘e notte di Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis (1904) e a Reginella (scritta nel 1917 da Libero Bovio), passando per Maruzzella di Renato Carosone (1954), fino a Resta cu'mme con musica di Domenico Modugno (1957) che scriverà anche Tu si’ na cosa grande (1964) e all'ormai classica Napul'è di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque popolarissimi: Te voglio bene assaje (1839 testo di Raffaele Sacco, musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880 testo di Peppino Turco, musica di Luigi Denza), Torna a Surriento, (1894 di G.De Curtis), I' te vurria vasà, (1900 di Russo-di Capua), Comme facette mammeta (1906 di Capaldo-Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911 di Califano-Gambardella), ‘O surdato ‘nnammurato (1915 di Califano - Cannio), Santa Lucia e  Santa Lucia luntana (1919 di E.A. Mario), Scalinatella (1948 di Buonagura-Cioffi), Anema e core (1950 di Tito Manlio - D'Esposito), Luna Rossa (1950 di De Crescenzo-Vian), Malafemmena (1951, A.De Curtis in arte Totò), Guaglione (1956 di Nisa a Fanciulli), Nun è peccato (di Ugo Calise successo anni 60 di Peppino di Capri), A Canzuncella (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole).

Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le opere bidimensionali.

"Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell’artista - nota Eike Schmidt nel suo saggio curatoriale - segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se però le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta, un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera".

La mostra è allestita in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano, espressione tipica della cultura figurativa settecentesca. Le partiture cancellate sono realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno. In questo contesto, l’intervento di Isgrò si colloca in un dialogo serrato fra tradizione e ricerca concettuale.

"Questo nuovo progetto nasce, sì, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di più ostinato: il desiderio di restituire centralità alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro” spiega Isgrò.

L'artista, da sempre attento alla musica, tema molto presente nei suoi sessant'anni di attività, definisce la canzone napoletana ‘profondamente democratica’. Tiene insieme un gigante come Salvatore Di Giacomo ma anche autori considerati ‘minori’ che funzionano meravigliosamente. “In questo tempo anche gli artisti napoletani possono essere esposti al rischio dell’omologazione, ma difficilmente vi cedono, perché qui l’arte si respira ovunque. Quando sento un posteggiatore suonare il mandolino, non vedo sottocultura, mi chiedo piuttosto da dove venga quella musica. E la risposta è chiara, viene da Pergolesi, dalla grande tradizione del San Carlo, da Paisiello. Da siciliano, non posso dimenticare che chi voleva studiare e fare musica, come lo stesso Vincenzo Bellini, doveva andare a Napoli, a San Pietro a Majella”.  

Sul tema della Cancellatura l’artista aggiunge: “Per me la Cancellatura è figlia diretta della filosofia siculo-greca, una grecità che riguarda anche Napoli. È la continuazione delle posizioni da un lato dei sofisti - nulla esiste e anche se esistesse non si potrebbe conoscere - e dall’altro della filosofia socratica, quella che pone continue domande.  Pongo ostacoli davanti alla canzone napoletana, o davanti a testi e immagini, per suggerire al pubblico di ingaggiare un percorso conoscitivo. Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Treccani, con prefazione del Presidente Massimo Bray, il saggio di Eike Schmidt, “La danza delle formiche”, e i seguenti contributi: Bruno Corà, “Emilio Isgrò: canzoni che cantano la Cancellatura”; Michele Bonuomo, “Il canto muto di Emilio Isgrò”; Marco Bazzini, “Isgrò e la musica”; Laura Valente, “Custodire le tracce”;  Stefano Causa, “L’alfabeto Morse della canzone napoletana”; Maria Laura Chiacchio, “Oltre la Cancellatura, la poesia”;  Luciana Berti, “Al margine delle note. Intervista a Emilio Isgrò”.