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CULTURA & GOSSIP
MOSTRA - "EPIFANIE/03", a cura di Antonio Biasiucci, al Convento di San Domenico Maggiore nell'ambito del Campania Teatro Festival
14.06.2021 12:24 di Napoli Magazine

Ha aperto a Napoli sabato 12 giugno alle ore 17.00 la terza edizione del LAB per un laboratorio irregolare a cura di Antonio Biasiucci con la mostra-installazione EPIFANIE/03, presso il Convento di San Domenico Maggiore.

 

LAB per un laboratorio irregolare torna nell’ambito del Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, che ha adottato il progetto.

 

La mostra è realizzata con la collaborazione del Comune di Napoli.

 

Il progetto ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio della SISF - Società Italiana per lo studio della Fotografia.

 

Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello sono i protagonisti di questa terza edizione che presenta, fino al 10 luglio, complessivamente oltre 150 opere fotografiche.

Otto progetti di otto giovani fotografi che nascono dall’incontro con Antonio Biasiucci: ancora una volta il maestro ha portato avanti in questi ultimi due anni il percorso per giovani artisti, completamente gratuito, in cui esprime l’esigenza di trasmettere un metodo di costante approfondimento e critica del proprio lavoro. Anche nel difficile anno della pandemia, Biasiucci ha seguito gli allievi, in un costante confronto, guidando ognuno di loro nella produzione di un progetto di ricerca personale per assimilare un processo, un criterio, per arrivare a conquistare un proprio sentire, una propria autentica visione delle cose della vita.

 

“Oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. – spiega Antonio Biasiucci – Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato ad Antonio Neiwiller, regista napoletano scomparso venticinque anni fa, che io considero mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l'empatia verso l'altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell'altro.”

 

“Ho desiderato con convinzione che anche in questa edizione del Campania Teatro Festival trovasse cittadinanza l'arte di Antonio Biasiucci e del suo "laboratorio irregolare".  – dichiara Ruggero Cappuccio direttore artistico del Campania Teatro Festival – Una mostra che ha già nel titolo, e in una duplice accezione, il suo manifesto programmatico di rivelazione. Le epifanie di chi, in un'epoca di photoshop ideologici, è capace di interpretare la sfuggente verità del mondo in cui viviamo. Amo inoltre il movimento interiore generoso che vede Biasiucci donare il suo talento ai giovani sostenendone e riconoscendone il valore. La fotografia, come tutta l'arte, dimostra l'esistenza di fatti mai accaduti.”

 

Gli autori della terza edizione del LAB hanno raccontato la propria “epifania” (dal greco ep?f??e?a, manifestazione, apparizione), realizzando portfolio fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo.

 

Il lavoro di Paolo Covino dal titolo Altari nasce dall’esigenza di riallacciarsi alle proprie origini, di ritrovare un territorio, il Sannio e l’Irpinia, e le persone che lo abitano, custodi di una memoria in disfacimento.

 

In Cosmi, Alessandro Gattuso indaga il tema del genere e dell’identità, in un confronto intimo e diretto con i soggetti ritratti.

 

Per Amalìa, Valeria Laureano si ispira a una storia vera che vede protagonista Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, donna serial killer degli inizi del ‘900: un’esplorazione dell’universo femminile complesso e misterioso, che nella sua indecifrabilità, attrae e respinge.

 

Laura Nemes-Jeles in Grazia affronta il tema della famiglia, attraverso l’esperienza vissuta della sorella autistica, diventata per tutti misura esistenziale.

 

Nel lavoro La Montagna, Claire Power evoca la fragilità dell’onnipotenza umana di fronte allo “sterminator Vesevo”, come cantava Leopardi, e richiama la potenziale catastrofe che soggiace alla vita tellurica dei suoi abitanti, sempre sull’orlo della dissolvenza.

 

Piena di grazia di Ilaria Sagaria è il racconto di una storia dimenticata o mai raccontata, storia di carne, espiazione, paure, sussurri e tormento in cui corpi femminei, nudi e crudi, si muovono nell’ombra dentro spazi indefiniti che sembrano suggerire un’altra realtà.

 

Dal dolore per la perdita del padre, nasce Apnea, il lavoro di Giuseppe Vitale che riconduce nel grembo materno, in una dimensione ancestrale e ultraterrena fino a guardarsi dentro riscoprendo la propria natura.

 

Nella serie Archèo Tommaso Vitiello indaga il valore delle cose, attraverso storie interrotte di mondi ormai fermi di cui restano solo i reperti, le tracce di un vissuto domestico passato, avvolto nel silenzio.

 

Il catalogo Epifanie/03, a cura di Alessandro Leone, è arricchito dai testi critici di Antonio Biasiucci, Goffredo Fofi, Giovanni Francesco Frascino, Stefano De Matteis, e Alessandra Troncone ed è edito da Giannini Editore.

 

Ritorna l’allestimento che caratterizza da sempre il LAB: un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, su cui sono esposti gli 8 portfolio-libri da sfogliare, illuminato da un'unica striscia di luce, accoglierà i visitatori anche di questa terza edizione, nel corridoio della cappella di San Tommaso all'interno del Convento di San Domenico Maggiore.

 

Il tavolo, protagonista assoluto degli incontri del “laboratorio irregolare”, luogo di confronto dove è nata la vita del LAB, simbolo di costruzione dei progetti ancora in nuce, e di voglia di fare insieme, si rivela, da sempre, l’elemento centrale anche della mostra, rappresentando un invito di condivisione con gli altri.

 

“Fare il Laboratorio significa intraprendere un percorso introspettivo, aiuta a distinguere il fondamentale dall’effimero, ad acquisire una forma mentis e una metodologia che è funzionale alla realizzazione di un portfolio di immagini nate dal confronto con il soggetto scelto. Nel Laboratorio non si privilegia un genere ma, al contrario, si punta alla cancellazione del genere. È privilegiato solo il proprio dire che eventualmente può prevedere più generi per comunicarlo. Aiuta a capire che lo scambio, il confronto, il relazionarsi sono fondamentali per crescere, insegna ad avere il coraggio di presentarsi nudi, con la consapevolezza che è questo l’unico modo possibile”, così Biasiucci racconta il suo Laboratorio Irregolare.

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