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sabato 24 agosto 2019, ore
CULTURA & GOSSIP
MOSTRA - Pompei e gli Etruschi, alla Palestra Grande degli scavi di Pompei
11.12.2018 18:49 di Napoli Magazine

POMPEI E GLI ETRUSCHI

 

Scavi di Pompei, Palestra Grande 12.12.2018 – 2.5.2019

 

La mostra a cura del Direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, Directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi è promossa dal Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Polo Museale della Campania e l’organizzazione di Electa. “Pompei e gli Etruschi” la grande mostra alla Palestra Grande degli scavi di Pompei, dopo l’Egitto nel 2016 e la Grecia nel 2017, affronta la controversa e complessa questione dell’ “Etruria campana” e dei rapporti e contaminazioni tra le elite campane etrusche, greche e indigene, al cui centro vi è Pompei. L’esposizione pompeiana si integra con le manifestazioni promosse dal Museo Archeologico di Napoli dedicate alla riscoperta della civiltà Etrusca attraverso il gusto antiquario e collezionistico, in programma dal 31 maggio 2019. Circa 800 reperti provenienti da musei italiani e europei, esposti in 13 sale allestite nel portico nord della Palestra grande, consentono un excursus dalle prime influenze etrusche in Campania prima di Pompei, alla Pompei - città nuova etrusca in una Campania multietnica, fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche che si conservarono ancora per qualche tempo. Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, da tombe, santuari e da abitati, consentono di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania. Fulcro della mostra sono i ritovamenti venuti alla luce dai recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino - tra i principali santuari (oltre a quello di Apollo e di Atena) fondati a Pompei alla fine del VII sec a.C - che hanno restituito una grande quantità di materiale di epoca arcaica, quali armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali si affiancano, in mostra, a quelli provenienti dalle altre città etrusche della Campania - Pontecagnano in primis e Capua - dove sono noti luoghi di culto importanti, con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino. Testimonianze di sfarzose tombe principesche in cui venivano sepolti i membri più importanti di grandi famiglie aristocratiche sono, invece, i corredi funerari dalla tomba Artiaco 104 di Cuma di un principe cosmopolita (i resti del defunto incinerati vennero deposti in un calderone in argento, alla maniera degli eroi descritti nell’Iliade di Omero: “mangiava e beveva come un greco, ma portava abiti e armi etruschi e si comportava come un re orientale”.); quello di una principessa di Montevetrano (tomba 74), vicino a Pontecagnano; e quello della lussuosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina). Le dinamiche degli incontri di culture, le integrazioni tra gruppi sociali, lo spazio mediterraneo come luogo e teatro di culture fluide e identità recintate costituiscono il filo conduttore delle mostre della Palestra Grande di Pompei, a partire da quelle che hanno riguardato l’Egitto, la Grecia e ora l’Etruria. 

 

Fin dalla fine dell’Ottocento, la Campania appariva alla scienza storica e antiquaria, come un crogiolo di presenze. All’archeologia, al suo apparato di oggetti e strumenti filologici, fu affidato il compito arduo, di dipanare la matassa delle sovrapposizioni di gruppi ed etnie. La mostra è in tal senso, come le precedenti, un percorso di ricerca che prende avvio da un programma attivo ormai da diversi anni e articolato per progetti di scavo, studio e documentazione. Quanto emerge da questa operazione è l’idea di un territorio campano antico multietnico e, dunque aperto alla contaminazione e ai cambiamenti, basi primarie per il progresso di una civiltà. E Pompei, che indubbiamente nei primi secoli della sua vita fu uno dei poli strutturanti della regione, è ormai diventata un paradigma per indagare la forma delle città arcaiche della Campania. La mostra a cura del Direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, Directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi è promossa dal Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Polo Museale della Campania e l’organizzazione di Electa. L’accesso alla mostra è incluso nella tariffa di ingresso agli scavi.

 

Museo Archeologico Nazionale Di Napoli

 

Gli Etruschi nei Depositi

 

Dal 31 maggio 2019 al 31 gennaio 2020

 

La presenza, a Napoli, di uno dei più grandi musei archeologici del mondo si deve alla volontà della famiglia Reale dei Borbone di raccogliere, nello stesso luogo, tutti i materiali restituiti dagli scavi delle città interessate dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. assieme a quelli facenti parte della collezione di antichità ed oggetti d’arte ereditata dalla famiglia Farnese. Quello che è il nucleo formativo del Museo Reale Borbonico viene arricchito, nel tempo, dall’introduzione delle collezioni Murat e Borgia, dai risultati degli scavi compiuti in tutto il Regno delle Due Sicilie e da e confische e acquisti - sia sul mercato antiquario che da privati – che, dal 1818 al 1865, contribuiscono ad arricchire il patrimonio del museo con oggetti di notevole pregio. Se quindi la notorietà presso il grande pubblico di quello che oggi è il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si deve in larga parte alla presenza, al suo interno, dell’Instrumentum e della pittura pompeiana e di quelli che sono universalmente riconosciuti come tra gli archetipi della scultura classica, non si può dimenticare che i depositi del Museo ospitano oggetti – meno conosciuti dal grande pubblico - che hanno contribuito a delineare la storia dell’archeologia e dell’arte antica, non solo campane. La consolidata collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei – che in questo caso ha portato alla realizzazione della mostra “Pompei e gli Etruschi” nella Palestra Grande degli Scavi di Pompei - è stata quindi occasione di un’intensa attività di ricerca che ha consentito non solo di restaurare – e in alcuni casi ricomporre – contesti che contribuiscono a definire la presenza etrusca in Campania tra l’VIII – ed il V secolo a.C. ma anche – e soprattutto – di individuare e ricostruire le diverse acquisizioni che hanno introdotto nelle collezioni del Museo materiali chiaramente afferenti il mondo Etrusco. Questo lavoro di ricomposizione (che ha consentito di individuare bronzi, coroplastica, terrecotte architettoniche, epigrafi, ceramica, armi, oggetti d’uso e d’ornamento), sarà presentato al pubblico del Museo a partire dal prossimo 31 maggio 2019, in occasione della riapertura della Collezioni – rinnovate nella comunicazione - Magna Grecia e Preistoria, quasi a voler costruire una nuova sezione del Museo, la cui origine non è da ricercare esclusivamente nell’unitarietà e consequenzialità dello scavo archeologico. Sono stati cosi selezionati- accanto a numerosi altri contesti - i materiali provenienti da Vulci, immessi in collezione a seguito di due vendite operate nel 1831 e nel 1836 da Francesco Falconet e i vasi bronzei etruschi provenienti da alcune tombe di Nocera, immessi in collezione a seguito della vendita, nel 1865, da parte di Luigi Primicerio. I reperti presentati in mostra - circa 200 – ci aiuteranno, quindi, non solo a ricostruire lo sviluppo dell’arte etrusca come testimoniato dal materiale confluito nelle collezioni borboniche ma, soprattutto, forniranno spunto ed occasione per la comprensione di quel “gusto per l’antico” che sostanzia tutta la cultura del XIX° secolo.

 

Pompei e gli Etruschi

 

Presentazione di Massimo Osanna Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei

 

La Palestra Grande di Pompei accoglie una nuova mostra. Gli spazi li-neari dei bracci porticati tornano a coinvolgere il visitatore in un dialogo costruito per oggetti cui si affida il compito, difficile, di raccontare una storia dai molti baricentri. Al centro della nuova esposizione è il contatto di Pompei con gli Etruschi, occasione per riprendere risultati di studi di una antica tradizione. Fin dalla fine dell’Ottocento, alla scienza storica e antiquaria la Campania appariva un crogiolo di presenze: all’archeologia, al suo silente apparato di oggetti e strumenti filologici, fu affidato il compito, arduo, di dipanare la matassa delle sovrapposizioni di gruppi ed ethne, di chiarificare produzioni artigianali ed artistiche, di città ed insediamenti, nello sforzo di classificare e dare un nome alle diverse tradizioni e presenze. Così mentre Cuma greca, per Gabrici, si perdeva nelle identità del commercio etrusco, si cercavano i popoli italici e le identità di Capua nella pianura campana, a Pompei si discorreva accesamente delle origini della città divisi nei due partiti dei grecofili e degli etruschisti, con posizioni accese o moderate. A dare il via alle discussioni furono le poche citazioni delle fonti storiche e letterarie e il ricordo registrato nei testi di una celebre battaglia, la cui data costituiva un riferimento per ricostruire l’impalcatura della storia della regione, lo scontro navale combattuto nelle acque prospicienti Cuma concluso, come noto, con la sconfitta degli etruschi del mare e la ‘ricreazione’ di un golfo che da allora in avanti sarà di Neapolis. Al racconto scarno delle fonti, alla apparente ricchezza della uniforme documentazione archeologica si sovrappose una nuova consapevolezza volta a comprendere la complessità dei contatti tra gruppi umani che, per quanto diversi, nel contesto campano trovavano la propria integrazione. Le dinamiche di incontri di culture, le integrazioni tra gruppi sociali, lo spazio mediterraneo come luogo e teatro di culture fluide e identità recintate è a ben vedere lo strumento ordinatore delle mostre della Palestra Grande pompeiana. Dalla scomposizione scientificamente condotta dell’Egitto, della Grecia e ora dell’Etruria, Pompei vuole parlare al contemporaneo e alla difficile ma appassionante coesistenza delle sue tante anime. La mostra è, però, come le altre, anche parte di un percorso di ricerca. Essa prende avvio da un programma attivo ormai da più anni articolato per progetti di scavo, studio e documentazione. Gli interventi necessari alla manutenzione o al restauro, quelli funzionali a una articolata ed aperta fruizione del sito, le ricerche programmate del Parco Archeologico e delle Università hanno in questi anni febbrili lasciato precipitare nuovi dati ed elementi che hanno a volte confermato vecchie interpretazioni, in altri casi scardinato prolungate certezze o inserito nel dibattito nuovi elementi. Pompei è ormai diventata un paradigma per indagare la forma delle città arcaiche della Campania, un centro che indubbiamente nei primi secoli della sua vita fu uno dei poli strutturanti della regione. Dai santuari, al reticolo delle strade e delle case, alle mura si lascia ricomporre, con lacune ma con tutta la complessità della storia, una città che scelse la sua veste culturale, i suoi artigiani, seguendo una strada del tutto originale nello scacchiere etrusco dell’Italia antica. Il percorso della mostra inserisce questi nuovi risultati in un contesto più ampio per tracciare possibili quadri o ridefinire contatti e corrispondenze. La presenza degli Etruschi è ricercata nel distretto più ampio dell’Italia meridionale e in maniera più approfondita in quello campano, richiamando i modelli dell’Etruria propria, in uno spancronologico che abbraccia i secoli che anticipano la fondazione di Pompei, ne rappresentano la vita iniziale e ne testimoniano il lento trapasso a forme diverse di popolamento. L’esposizione pompeiana si integra con le manifestazioni promosse dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, più ampiamente dedicate alla riscoperta degli Etruschi e della loro civiltà. In questa sinergia, le raccolte archeologiche storiche, i frammenti da scavo, il segno delle strade tracciate nel momento lontano di una antica fondazione diventano materia da ricomporre e sistematizzare in conoscenza e racconto per poter riscoprire e comunicare un patrimonio sommerso, nascosto o vissuto nella continuità inconsapevole del presente.

 

Presentazione di Paolo Giulierini Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

“Pompei e gli Etruschi” è il progetto culturale che scandisce, per il terzo anno, la virtuosa collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Pompei, con organizzazione Electa, attorno a un grande tema, dopo l’Egitto nel 2016 e la Grecia nel 2017. In questo quadro è affrontata la controversa e complessa questione dell’“Etruria campana” attraverso due approcci complementari, che consentiranno al pubblico di comprendere il pieno significato storico e culturale del fenomeno. Da una parte, nella Palestra Grande di Pompei, si darà conto del complesso mondo di rapporti e contaminazioni tra élite campane etrusche, greche ed indigene. Dall’altra, al MANN, si offrirà uno spaccato del gusto antiquario e collezionistico per il mondo dei Rasenna, testimoniato da molteplici reperti afferenti alle note collezioni Borgia e Santangelo, e molte altre, confluite progressivamente nel patrimonio di un Museo che, specialmente nell’Ottocento, ambiva a divenire, come molti altri istituti, ‘universale’. Ne sono testimonianza, in tal senso, anche gli acquisti o gli scambi di calchi di note opere egizie e assire. Naturalmente molti altri materiali del MANN, riferibili alla cultura etrusca, provengono dalle diverse indagini archeologiche compiute dagli uffici scavi competenti sul territorio e confluite nei depositi, nel tempo in parte redistribuiti in importanti musei come quello di Santa Maria Capua Vetere. Molti di questi reperti sono andati in prestito alla mostra di Pompei ed altri saranno allestiti nella sezione dei popoli anellenici che costituirà parte della rinnovata ala della Magna Grecia, che sarà presentata al pubblico, insieme alla mostra sulle collezioni etrusche del MANN, il prossimo 30 maggio 2019. Ad arricchire l’esposizione napoletana giungerà, quale omaggio, uno straordinario gruppo di materiali da Villa Giulia. L’operazione generale contribuisce dunque da una parte a dar conto dello stato delle ricerche su questo nodale argomento, sia in chiave archeologica che antiquaria; dall’altra fa emergere prepotentemente l’idea di un territorio campano antico multietnico e, proprio in virtù di ciò, aperto alla contaminazione e ai cambiamenti, basi primarie per il progresso di una civiltà. Infine la collaborazione con tutti i musei internazionali, nazionali e specialmente locali determina un itinerario virtuale e reale degli Etruschi in Campania, base di una nuova e originale offerta culturale.

 

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