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G-FACTOR
G-FACTOR - G. Lucariello su "NM": "Gattuso urla e fa bene!"
09.01.2021 19:49 di Napoli Magazine

NAPOLI - Gattuso non ne può più, ma non molla. Si dispera ma punta i piedi e va all’attacco a voce alta. Il suo non è un bel canto, anzi sono fortissime le urla di dissenso e di rimprovero quelle rivolte da Ringhio alla squadra e che hanno scosso le mura degli spogliatoi di Castel Volturno. E’ tuttora inferocito Ringhio e lo sono altrettanto i tifosi che ancora oggi alla vigilia della partita di Udine, si pongono mille domande: soprattutto si chiedono e chiedono di come sia stata possibile la disfatta di mercoledì contro l’ultima in classifica, lo Spezia per di più ridotto in dieci. D’altronde il male oscuro che poi tanto oscuro non è viene tradotto in numeri ed i numeri si sa, non mentono mai: finora il Napoli su quindici partite ne ha perse cinque. Troppe le sconfitte per la squadra di un club che mira alla Champions e che sulla carta può vantare dei valori tecnici che altri non hanno e che gli azzurri non riescono a far emergere. Carattere e personalità gli handicap principali di Insigne e compagni, ma non va sottovalutata la mancanza di una identità specifica a livello di gioco e che Gattuso finora non è riuscito ad imprimere alla squadra. E visto che si parla di gioco, una buona volta per tutte è il caso di approfondire l’argomento in questo senso: il mister vuole che si riparta da dietro, mantenendo il possesso palla ed a cui partecipa con i piedi anche il portiere. Ebbene da quello che si è visto finora di benefici ne sono stati raccolti mica tanti. Anzi, si è sempre dato modo agli avversari tutto il tempo possibile per chiudersi nella propria metà campo, al riparo di un muro invalicabile. Vuol dire che qualcosa non funziona per il verso giusto ed in questo senso andrebbero considerate le assenze da troppo tempo di Osimhen soprattutto e anche di Mertens, in grado insieme con Lozano di accelerazioni spaccatutto in verticale. Così come va considerata l’assenza di Koulibaly. Ma per i principi di Gattuso, niente alibi. Nessun alibi può giustificare la prestazione complessiva degli ultimi venti minuti contro lo Spezia mentre risultano altrettanto ingiustificati e incomprensibili i numeri della “fiera delle meraviglie” nell’area e davanti alla porta avversaria, uno spreco impressionante. Da cosa dipende tutto ciò? Dalla mancanza di qualità e di lucidità dei singoli che non godono della necessaria freddezza sotto rete: non c’è cattiveria agonistica e la necessaria voglia di prevalere ad ogni costo per vincere la partita. Denominatori che purtroppo hanno caratterizzato il Napoli di Ancelotti e che adesso orribilmente riemergono. C’è dell’altro però: il club ha fatto la sua scelta nell’acquistare il cartellino di Osimhen, l’affare più costoso della sua storia. Ma al di là di questa operazione va detto che al Napoli lì davanti manca lo stoccatore assassino, un centravanti di qualità, di forza e di potenza e gran cacciatore di gol in grado di superare le venti reti. Certo, sì. C’è Mertens, ma con qualche annetto in più che potrebbe pesare sul rendiconto. D’altronde va considerata la linea politico-sportiva del Napoli che punta principalmente su giovani di qualità per poi da rivendere al fine di tenere sempre in ordine i conti e di restare nella parte alta della classifica, grazie anche ai premi per la partecipazione alla Champions. Ma se vuoi davvero vincere attraverso un salto di qualità, c’è bisogno di almeno tre calciatori di grande valore e di provata esperienza che danno alla squadra carattere e personalità. E’ l’ultimo scalino da costruire e affrontare per godere di un Grande Napoli.

 

 

Gianfranco Lucariello

 

Napoli Magazine

 

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