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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Razzismo, questione di umanità"
16.01.2019 14:42 di Napoli Magazine

NAPOLI - La battaglia di civiltà che sta conducendo la società azzurra sulle derive razziste mi trova consenziente nella maniera più convinta. Non è un caso che sia partita da Napoli, la città che ha storia millenaria, fondata dai greci venuti dall'isola di Rodi. La città dell'accoglienza, della filosofìa del vivere fondata sull'amore. Politici e rappresentanti delle forze dell'ordine pongono l'accento sulle conseguenze di un'eventuale sospensione di un incontro per demenziali buuu razzisti. Confondendo il ritiro dal terreno di gioco di una squadra "offesa" dalla sospensione del match, come dalle normative di Fifa e Uefa. Sarebbe un momento di riflessione dedicato in particolare agli zotici che frequentano gli stadi. Sarebbe utile e rispettoso nei confronti degli atleti oggetti di scherno. E però sarebbe tutto inutile se non si intervenisse, in caso di recidiva, con mezzi idonei. Dall'individuazione dei settori dal quale provengono le stupide offese alla possibilità di intervenire da parte delle forze dell'ordine e degli stessi stewards che, in Inghilterra ad esempio, sono garantiti dalla veste di pubblici ufficiali. Se non si arrivasse ad imitare il modello inglese - con le relative celle in ogni stadio e la certezza di un rito per direttissima - credo che il tutto si risolverebbe in una bolla di sapone. In un caos. E poi, si dovrebbe risalire alle radici della violenza. Ci vorrà del tempo, certo. Ma insegnare ai bambini delle elementari il rispetto per gli altri - e nel caso specifico dello sport - che chi indossa un'altra maglia è soltanto un avvversario e non un nemico, non sarebbe male. Detto questo, costituirebbe un atto di giustizia e di civiltà annullare la seconda giornata di squalifica inflitta a Koulibaly dopo l'espulsione durante quella famigerata notte milanese. Torna il campionato, dopo gli ottavi di coppa Italia brillantemente superati dagli azzurri. Avversaria la Lazio, squadra strana, infida. Capace di black out inspiegabili e di imprese roboanti. Mi auguro che sia stato promosso nella lista dei titolarissimi quel Fabiàn Ruiz del quale mi innamorai vedendolo giocare nel Betis. Il sivigliano è il prototipo del campione moderno. Può e sa giocare in qualsiasi zona del centrocampo, ha dimestichezza con il gol, è filiforme ma tosto, sceglie rapidamente la giocata giusta, cioè la migliore possibile. E' duttile, ma fossi il suo allenatore lo farei giocare al centro della mediana. Senza alcun dubbio. Vale per l'ex Betis l'adagio identitario della sua città natale: chi non ha visto Siviglia non ha visto meraviglia.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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