NAPOLI - Scott McTominay, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un'intervista a GQ Magazine: "Mi sono sempre vantato di essere estremamente in forma e di voler giocare a calcio il più a lungo possibile. Penso che sia fondamentale. Ogni volta che esci dalla tua zona di comfort, entri in un luogo spaventoso. Ma è anche un posto meraviglioso, perché ti dà spazio per crescere. Quello che voglio, già durante la preparazione, è godermi ogni minuto. Non voglio guardarmi indietro a 40 o 50 anni e pensare: ero troppo ansioso, troppo teso. Crescendo ho capito che la carriera è breve. Bisogna godersela. Altrimenti passa in un lampo e ti ritrovi a chiederti dove sia finito il tempo. Ora che sono un po' più grande riesco a vivere e apprezzare certe cose. Hanno un significato diverso".
Come sta andando la tua settimana?
"Bene, amico. Sto bene. Mi sto allenando, lavorando sul recupero e preparandomi per il finale di stagione, che per noi è molto importante. La mia vita ruota attorno al recupero, agli allenamenti intensi e a un po' di lavoro in palestra, indispensabile per mantenersi in forma a questo punto della stagione".
Qual è una cosa che aspetti con impazienza in questo periodo e che non ha nulla a che vedere con il calcio?
"Aspetto sempre con impazienza l'ora di cena. Io e la mia ragazza adoriamo sederci, guardare la TV o semplicemente rilassarci, ma soprattutto amiamo mangiare bene".
Ti sei già reso conto di cosa significhi guidare la Scozia al suo primo Mondiale dopo 28 anni?
"Sì, ed è fantastico soprattutto per i bambini e per i giovani calciatori scozzesi che sognano di diventare professionisti. E' questo l'aspetto più importante. Un bambino adesso può andare agli allenamenti e parlare del Mondiale con i suoi amici a scuola. E' qualcosa di meraviglioso. E noi siamo estremamente grati di poter regalare questa gioia alla Scozia".
Avevi circa due anni ai Mondiali del 1998. Hai rivisto immagini di quei tornei?
"Ho visto vari spezzoni nel corso degli anni, come il gol segnato contro il Brasile. Ed è incredibile che affronteremo di nuovo il Brasile in questo Mondiale. E' il torneo che guarda tutto il mondo e da bambino ho sempre sognato di parteciparvi. Per me avere questa opportunità sarà straordinario. Ma non ci penso troppo, perchéa volte rischia di sembrare irreale. Bisogna rimanere con i piedi per terra".
Quali sono le vostre aspettative?
"Non c'è spazio per la timidezza. Devi affrontare sfide come questa a testa alta. Però è un percorso partita dopo partita. Non puoi guardare troppo avanti. La cosa è semplice: devi dare il massimo in ogni gara, sia con il club sia con la nazionale. Il fatto che sia un Mondiale aggiunge qualcosa in più, certo, ma il mio approccio resta lo stesso: scendere in campo a testa alta e dare il meglio di te".
Dobbiamo parlare della tua ormai iconica rovesciata contro la Danimarca.
"In momenti del genere il pallone può caderti nel modo giusto. Nella mia carriera ho provato giocate simili diverse volte. Anche a Napoli ne ho tentate quattro o cinque recentemente e non sono riuscite. Però devi fidarti del lavoro fatto per tutta la vita e delle tue capacità atletiche. In una situazione del genere non hai nulla da perdere. Ho colpito davvero bene il pallone e sono grato che sia entrato, perché ogni volta che ci ripenso mi tornano in mente ricordi fantastici".
Com'è vedere quel gigantesco murale a Glasgow?
"Ne sono estremamente grato, quindi ringrazio Adidas per aver pensato a qualcosa di così speciale. Però provo quasi un leggero imbarazzo. E' lì in alto, visibile a tutti i giocatori durante gli allenamenti. Io sono una persona piuttosto riservata. E' incredibile, ma vedere la mia faccia enorme sul lato di un edificio è qualcosa di surreale".
Dopo quella partita hai sentito il tuo compagno di squadra al Napoli, Rasmus Hojlund?
"Conosco Rasmus Hojund molto bene. E' un ragazzo fantastico e scherziamo continuamente. Però ormai non può più guardare quella rovesciata! (ride, ndr). Questo è il calcio: a volte giochi contro i tuoi amici e nello stesso momento qualcuno realizza un sogno mentre qualcun altro vive una delusione".
Quante volte gli hai mandato una GIF di quel gol?
"Oh, quella è roba leggera. Io e Billy Gilmour abbiamo appeso al suo armadietto tutte le foto di quella partita".
E le amicizie fuori dal calcio?
"Abbiamo una chat di gruppo con 15 amici che conosco da tantissimi anni. Facciamo viaggi insieme da oltre un decennio. Hanno vissuto tutta la mia carriera, ma io sono interessato alle loro vite tanto quanto loro alla mia. Non è mai tutto incentrato su di me. Ho gli amici migliori del mondo e significano moltissimo per me".
E' diventato più difficile uscire normalmente con loro?
No, perché non ci pensiamo. Quando vengono a trovarmi, prendiamo un caffé, andiamo al ristorante, stiamo al sole. Quando torno a Manchester giochiamo a golf e usciamo la sera. E' il gruppo di amici più normale che si possa immaginare. E non mi hanno mai trattato in modo diverso".
Ti ha chiamato Sir Alex?
"Ho parlato con Alex Ferguson a settembre. E' stato fantastico. Mi ha telefonato e gli sono stato molto grato per il tempo che mi ha dedicato. Mi ha chiesto come stavo e come andavano le cose nel calcio. E' stato davvero bello sentirlo".
Avevi il suo numero salvato?
"No, era una chiamata anonima. Ho risposto con un semplice 'Pronto?' perché rispondo a tutte le telefonate. Lui ha detto: 'Come stai, figliolo?'. E ho capito subito chi fosse".
Ti ha dato qualche consiglio particolare?
"Sì, ma preferisco tenerlo per me. Ha sempre avuto consigli straordinari. E' una figura talmente iconica che ogni sua parola te la tieni stretta e cerchi di ricordarla nelle partite successive".
La tua prima stagione al Napoli è stata straordinaria. Cosâ è cambiato?
"Domanda difficile. E'stato importante giocare finalmente nel mio ruolo naturale di mezzala, dove posso sia attaccare sia difendere. Mi sono sentito subito a mio agio. Anche l'allenatore e lo staff tecnico mi hanno aiutato tantissimo a crescere e a capire meglio il gioco. Alla fine è stato il risultato del lavoro quotidiano. Speri sempre che il duro lavoro venga ripagato e che dimostri di poter aiutare una squadra a vincere il campionato. Ora però voglio ripetermi. Ho assaporato quel successo e non voglio fermarmi".
di Napoli Magazine
01/06/2026 - 17:02
NAPOLI - Scott McTominay, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un'intervista a GQ Magazine: "Mi sono sempre vantato di essere estremamente in forma e di voler giocare a calcio il più a lungo possibile. Penso che sia fondamentale. Ogni volta che esci dalla tua zona di comfort, entri in un luogo spaventoso. Ma è anche un posto meraviglioso, perché ti dà spazio per crescere. Quello che voglio, già durante la preparazione, è godermi ogni minuto. Non voglio guardarmi indietro a 40 o 50 anni e pensare: ero troppo ansioso, troppo teso. Crescendo ho capito che la carriera è breve. Bisogna godersela. Altrimenti passa in un lampo e ti ritrovi a chiederti dove sia finito il tempo. Ora che sono un po' più grande riesco a vivere e apprezzare certe cose. Hanno un significato diverso".
Come sta andando la tua settimana?
"Bene, amico. Sto bene. Mi sto allenando, lavorando sul recupero e preparandomi per il finale di stagione, che per noi è molto importante. La mia vita ruota attorno al recupero, agli allenamenti intensi e a un po' di lavoro in palestra, indispensabile per mantenersi in forma a questo punto della stagione".
Qual è una cosa che aspetti con impazienza in questo periodo e che non ha nulla a che vedere con il calcio?
"Aspetto sempre con impazienza l'ora di cena. Io e la mia ragazza adoriamo sederci, guardare la TV o semplicemente rilassarci, ma soprattutto amiamo mangiare bene".
Ti sei già reso conto di cosa significhi guidare la Scozia al suo primo Mondiale dopo 28 anni?
"Sì, ed è fantastico soprattutto per i bambini e per i giovani calciatori scozzesi che sognano di diventare professionisti. E' questo l'aspetto più importante. Un bambino adesso può andare agli allenamenti e parlare del Mondiale con i suoi amici a scuola. E' qualcosa di meraviglioso. E noi siamo estremamente grati di poter regalare questa gioia alla Scozia".
Avevi circa due anni ai Mondiali del 1998. Hai rivisto immagini di quei tornei?
"Ho visto vari spezzoni nel corso degli anni, come il gol segnato contro il Brasile. Ed è incredibile che affronteremo di nuovo il Brasile in questo Mondiale. E' il torneo che guarda tutto il mondo e da bambino ho sempre sognato di parteciparvi. Per me avere questa opportunità sarà straordinario. Ma non ci penso troppo, perchéa volte rischia di sembrare irreale. Bisogna rimanere con i piedi per terra".
Quali sono le vostre aspettative?
"Non c'è spazio per la timidezza. Devi affrontare sfide come questa a testa alta. Però è un percorso partita dopo partita. Non puoi guardare troppo avanti. La cosa è semplice: devi dare il massimo in ogni gara, sia con il club sia con la nazionale. Il fatto che sia un Mondiale aggiunge qualcosa in più, certo, ma il mio approccio resta lo stesso: scendere in campo a testa alta e dare il meglio di te".
Dobbiamo parlare della tua ormai iconica rovesciata contro la Danimarca.
"In momenti del genere il pallone può caderti nel modo giusto. Nella mia carriera ho provato giocate simili diverse volte. Anche a Napoli ne ho tentate quattro o cinque recentemente e non sono riuscite. Però devi fidarti del lavoro fatto per tutta la vita e delle tue capacità atletiche. In una situazione del genere non hai nulla da perdere. Ho colpito davvero bene il pallone e sono grato che sia entrato, perché ogni volta che ci ripenso mi tornano in mente ricordi fantastici".
Com'è vedere quel gigantesco murale a Glasgow?
"Ne sono estremamente grato, quindi ringrazio Adidas per aver pensato a qualcosa di così speciale. Però provo quasi un leggero imbarazzo. E' lì in alto, visibile a tutti i giocatori durante gli allenamenti. Io sono una persona piuttosto riservata. E' incredibile, ma vedere la mia faccia enorme sul lato di un edificio è qualcosa di surreale".
Dopo quella partita hai sentito il tuo compagno di squadra al Napoli, Rasmus Hojlund?
"Conosco Rasmus Hojund molto bene. E' un ragazzo fantastico e scherziamo continuamente. Però ormai non può più guardare quella rovesciata! (ride, ndr). Questo è il calcio: a volte giochi contro i tuoi amici e nello stesso momento qualcuno realizza un sogno mentre qualcun altro vive una delusione".
Quante volte gli hai mandato una GIF di quel gol?
"Oh, quella è roba leggera. Io e Billy Gilmour abbiamo appeso al suo armadietto tutte le foto di quella partita".
E le amicizie fuori dal calcio?
"Abbiamo una chat di gruppo con 15 amici che conosco da tantissimi anni. Facciamo viaggi insieme da oltre un decennio. Hanno vissuto tutta la mia carriera, ma io sono interessato alle loro vite tanto quanto loro alla mia. Non è mai tutto incentrato su di me. Ho gli amici migliori del mondo e significano moltissimo per me".
E' diventato più difficile uscire normalmente con loro?
No, perché non ci pensiamo. Quando vengono a trovarmi, prendiamo un caffé, andiamo al ristorante, stiamo al sole. Quando torno a Manchester giochiamo a golf e usciamo la sera. E' il gruppo di amici più normale che si possa immaginare. E non mi hanno mai trattato in modo diverso".
Ti ha chiamato Sir Alex?
"Ho parlato con Alex Ferguson a settembre. E' stato fantastico. Mi ha telefonato e gli sono stato molto grato per il tempo che mi ha dedicato. Mi ha chiesto come stavo e come andavano le cose nel calcio. E' stato davvero bello sentirlo".
Avevi il suo numero salvato?
"No, era una chiamata anonima. Ho risposto con un semplice 'Pronto?' perché rispondo a tutte le telefonate. Lui ha detto: 'Come stai, figliolo?'. E ho capito subito chi fosse".
Ti ha dato qualche consiglio particolare?
"Sì, ma preferisco tenerlo per me. Ha sempre avuto consigli straordinari. E' una figura talmente iconica che ogni sua parola te la tieni stretta e cerchi di ricordarla nelle partite successive".
La tua prima stagione al Napoli è stata straordinaria. Cosâ è cambiato?
"Domanda difficile. E'stato importante giocare finalmente nel mio ruolo naturale di mezzala, dove posso sia attaccare sia difendere. Mi sono sentito subito a mio agio. Anche l'allenatore e lo staff tecnico mi hanno aiutato tantissimo a crescere e a capire meglio il gioco. Alla fine è stato il risultato del lavoro quotidiano. Speri sempre che il duro lavoro venga ripagato e che dimostri di poter aiutare una squadra a vincere il campionato. Ora però voglio ripetermi. Ho assaporato quel successo e non voglio fermarmi".