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CDS - Nicchi ammetta che sbaglia, il braccio di De Ligt non era meno aperto di quello di Cerri o di Zielinski, servono regole chiare
22.10.2019 12:09 di Napoli Magazine

Due pesi e due misure, titola il Corriere dello Sport che si sofferma sulledichiarazioni del capo degli arbitri Marcello Nicchi in merito al fallo di mano di De Ligt: "Il presidente degli arbitri che pretende di dare lezione su ciò che gli stesso dimostra di non conoscere è davvero troppo. Ha parlato di 'fallo di mano di De Ligt non da rigore' e 'norma chiara', ma allora ci spieghi perché in altre due circostanze in questo campionato la stessa norma è stata applicata in senso opposto con la sua approvazione". Sull'articolo 12 della circolare 2019-2020 dell'Aia, consultabile on line: "Nicchi ne cita solo una parte, ricordando che non c'è infrazione se il pallone che tocca il braccio proviene dalla testa o dal corpo del calciatore stesso. Nicchi però omette la seconda parte della regola, che esclude l’infrazione anche quando il pallone, che tocca le mani-braccia del calciatore, “proviene direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) di un altro calciatore che è vicino”. Il presidente degli arbitri questo secondo comma pare averlo dimenticato. Non solo ieri, ma in altre due circostanze. Una è il tocco di mano di Cerri in Cagliari-Brescia: "Il pallone lo scavalca, viene colpito di testa da Chancellor, che si trova alle sue spalle a meno di trenta centimetri, e sbatte sul suo avambraccio mentre il cagliaritano ricade". L'altro di Zielinski che "allarga le braccia per tenersi in equilibrio, Castrovilli lo anticipa con il ginocchio, che spinge il pallone contro quelle braccia. Il fotogramma del Var, consultabile da chiunque su YouTube, mostra che tra il ginocchio e le braccia ci sono meno di trenta centimetri, e in mezzo c’è il pallone: era cioè impossibile per il centrocampista del Napoli sottrarsi al contatto. Nicchi e Rizzoli nulla avranno da eccepire né sul rigore del Brescia, né su quello concesso ai viola. A questo punto i casi sono due. O le regole non sono chiare, oppure Nicchi pensa di poterle girare come più gli conviene. Rifiutiamo apertamente la seconda ipotesi, perché riconosciamo la sua buona fede. Ma allora gli chiediamo di ammettere che sbaglia. Il braccio di De Ligt non era meno aperto di quello di Cerri o di Zielinski: se la deroga contenuta nell’articolo vale in tutti i due casi, il Brescia ha un vittoria di troppo; in caso contrario probabilmente ce l’ha la Juve. Non si tratta di parteggiare per una squadra o per un’altra, ma di pretendere regole chiare e interpretazioni univoche. E qui sta il nodo dell’intera vicenda. Perché le regole non rispondono a un solo principio logicamente coerente, ma a criteri esperenziali in contraddizione tra loro".

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