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IL COMMENTO - Lo Monaco: "Il Napoli è la rivelazione di questo inizio di stagione"
23.09.2022 11:50 di Napoli Magazine

Ai microfoni di News.superscommesse.it è intervenuto Pietro Lo Monaco. Il dirigente sportivo, originario di Torre Annunziata, dopo il suo ritiro dal calcio giocato e dalla carriera di allenatore, è stato tra i grandi artefici del successo di alcuni club, tra i quali Udinese, Catania e Palermo in massima serie. Negli ultimi anni è stato prima proprietario e poi direttore generale del Messina, oltre che amministratore delegato del Catania in Serie C. Ad oggi, Pietro Lo Monaco è alla ricerca di una nuova stimolante avventura nel mondo del calcio. Ecco le sue dichiarazioni ai nostri microfoni.

 

 

Quella della Juventus è stata una partenza flop sia in campionato, sia in Champions League. A cosa è dovuto questo declino? Quale sarà la scelta della società su Massimiliano Allegri secondo lei?

 

“Penso che la Juve abbia sbagliato completamente le campagne acquisti degli ultimi 4-5 anni. I bianconeri stanno pagando questi errori. Hanno preso tanti giocatori discreti, con ingaggi monstre, ma non da Juventus. Evidentemente, la programmazione non è stata granché. C’è stata confusione anche per la guida tecnica: si è passati da Allegri a Sarri, perché si voleva un certo tipo di calcio, salvo metterlo subito da parte nonostante un campionato vinto. Poi c’è stata la scommessa Pirlo, che si è rivelata un flop. Scelte che hanno pesato fortemente sul rendimento generale della squadre e pesano ancora quest’anno. Il futuro di Allegri? Arrivabene è stato molto chiaro: ‘chi lo paga un altro?’. La società non ha margini di manovra, i bilanci oggigiorno indirizzano il destino di una società”.

 

 

I due grandi colpi di mercato della Juventus sono stati Pogba e Di Maria, come giudica queste due operazioni?

 

“Se Di Maria viene per un anno solo mi puzza un pochino come operazione. Non ha sposato il progetto, evidentemente ha scelto la Juve per svernare. Ci avrei pensato tremila volta prima di chiudere un affare del genere, fermo restando il grande valore tecnico dell’argentino. Pogba è un grandissimo calciatore, non si discute. Però fossi stato un dirigente della Juve prima mi sarei sincerato delle condizioni fisiche del francese…”.

 

 

In questa prima parte di stagione anche l’Inter è in evidente difficoltà, soprattutto in fase difensiva. Come giudica il momento della squadra di Simone Inzaghi?

 

“Mi sorprende che l’Inter soffra in difesa, è un aspetto che Simone Inzaghi ha sempre curato. Da una squadra che in rosa ha Skriniar, Bastoni e De Vrij ti aspetti altro. Non si tratta di un problema di uomini, ma di una situazione generale che probabilmente investe tutta la squadra e il modo di stare in campo. Handanovic o Onana? Handanovic ha sempre dimostrato di essere un super portiere nel corso della sua carriera. Un rinnovamento naturale, per l’età dello sloveno, ci sta pure, ma sul suo valore non si discute. Stiamo parlando di uno dei migliori portieri a livello internazionale”.

 

 

Dopo un anno di Chelsea, Lukaku è tornato all’Inter in estate: un colpo di mercato o un’operazione da evitare secondo lei?

 

“Mi è sembrata più un’operazione romantica che di sostanza. Dimostrazione che in questo momento chi detta le sorti del calcio è il problema economico. L’Inter ha sfruttato l’occasione, l’affare è comunque buono perché la maggior parte dello stipendio lo paga il Chelsea. Non sono arrivati altri giocatori importanti, ma i nerazzurri hanno trattenuto anche Dzeko e Lautaro Martinez. Un attacco davvero forte, con giocatori di grande livello”.

 

 

Secondo il suo parere, saranno Napoli e Milan a contendersi la vittoria dello scudetto quest’anno?

 

“Guardando pure il livello delle altre squadre, dico che Napoli e Milan si giocheranno lo scudetto fino alla fine. Gli azzurri sono stati la rivelazione di questo avvio di stagione e possono arrivare fino in fondo, ma il Milan darà certamente filo da torcere alla squadra di Luciano Spalletti. Lo scontro diretto lo ha dimostrato ampiamente, un confronto tra due club che sul campo si sono equivalsi. Il Napoli ha vinto, è questo vuol dire che può essere considerata grande squadra a tutti gli effetti, ma i rossoneri sono campioni in carica e saranno sicuramente sul pezzo”.

 

 

In questi giorni è impegnata in Nations League la Nazionale di Roberto Mancini. Come noto, gli azzurri non parteciperanno al Mondiale in Qatar. Quali sono le motivazioni di questa debacle secondo lei?

 

“Questa è la stessa nazionale che ha vinto gli Europei. La non qualificazione al Mondiale ha dimostrato, ancora una volta, che sono gli episodi che dettano legge nel mondo del calcio. Gli azzurri avrebbero dovuto chiudere la pratica qualificazione prima, certo non agli spareggi all’ultima partita. Purtroppo è andata male, fa scalpore il fatto che si tratta del secondo Mondiale di seguito che non giochiamo, una situazione strana. Di problemi il calcio italiano ne ha sempre avuti: non sono nati ora e non sono venuti fuori con il mancato Mondiale. Il nostro è un calcio che va ristrutturato, i vertici lo sanno benissimo. Sul valore dei nostri calciatori non si discute, sono gli stessi che hanno vinto l’Europeo. Bisogna star calmi con i giudizi…”.

 

 

La sua carriera è legata soprattutto al Catania. Gli etnei sono ripartiti dalla Serie D, con una nuova proprietà italo-australiana, cosa ne pensa di questo nuovo corso?

 

“Non conosco i nuovi dirigenti. Da quello che ho letto si tratta di una proprietà forte, con buone potenzialità economiche. Mi auguro il Catania possa intraprendere un ciclo simile a quello del Parma, che possa prevedere un triplo salto di categoria. Gli etnei meritano di tornare a certi livelli”.

 

 

L’ultima sua avventura nel mondo del calcio è stata quella di Messina. La squadra naviga in cattive acque, è attualmente ultima in classifica in Serie C, che tipo di futuro si aspetta per questa società?

 

“Il Messina è sicuramente un passo indietro rispetto ad altre società di uguale categoria: nelle strutture e nel modo di pensare e fare calcio. Messina è una piazza notevole, è un peccato. Pochi anni fa la Sicilia aveva tre squadre in Serie A, in un batter d’occhio è finito tutto. Auguro al Messina di trovare un investitore che decida di metterci anima, faccia e soldi. La piazza merita di stare a certi livelli, come un tempo”.

 

 

Da Udine a Catania, passando per Brescia e Palermo: tante soddisfazioni nel corso della sua carriera da dirigente, cosa porta nel cuore di queste esperienze?

 

“Ho vissuto tutte le esperienze con grande forza e con grande passione. Ognuna di esse è stata unica. A Udine ho trascorso quattro anni incredibili, dalla B siamo arrivati fino in Europa. Abbiamo fatto plusvalenze pazzesche e abbiamo lanciato un modo nuovo di fare calcio. Anche a Brescia mi sono trovato benissimo e abbiamo ottenuto una bellissima promozione in A, con attorno un pubblico appassionato e legato alla squadra. Catania è stata come un figlio. Abbiamo fatto cose straordinarie, lanciando tanti talenti. Porto nel cuore tutte le avventure della mia carriera”.

 

 

Quali sono i suoi obiettivi per il futuro? Spera di tornare presto in pista nel mondo del calcio?

 

“Chiaramente spero di tornare presto nel mondo del calcio. La passione e la voglia non mancano. Se qualche club ha voglia di fare le cose in un certo modo, sono pronto e a disposizione. La categoria non mi interessa, la priorità va senza dubbio al progetto”.

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