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IL GRAFFIO - L'analisi di Corbo: "Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 una conquista di libertà, il Napoli è pronto per la gara con la Juventus"
28.09.2020 11:45 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

La Juve non si spaventa certo, ma dopo il magro pareggio di Roma almeno un dubbio le sarà venuto stanotte. Che è successo al Napoli, che cosa l’ha trasformato in questo cupo week-end di libeccio e violenti scrosci d’acqua, perché da squadra carica di interrogativi è una inattesa capolista del campionato, con sei punti e otto gol in due partite, neanche uno preso, gioco fluido e tagliente? Si è abbattuto su un Genoa ancora sgangherato, ma la sua potenza tranquilla nella mezz’ora finale di Parma e la vittoria di ieri hanno una serie di buoni motivi, facili da spiegare. A Parma il Napoli regalò un’ora agli avversari perché non credeva ancora in se stesso, sfumata anche la prova generale di Lisbona. Preferì la prudenza al coraggio. Replicò quindi i grigiori di giugno e luglio, con quel palleggio ossessivo, un possesso palla insistito e senza sbocchi offensivi, neanche un tiro per un tempo e più. L’ingresso di Osimhen fu a Parma una svolta tattica radicale, il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 una conquista di libertà, come buttar via le briglie e inseguire la fantasia. Gattuso si è confrontato per giorni con i suoi timori, dopo Parma. Parlava di equilibri da ritrovare. Ma sulle ritrosie del buonsenso prevaleva il fascino dell’azzardo. Le ultime notizie non davano alibi, era in arrivo con un volo last-minute una squadra scossa dalla febbre del Covid, imbarcata quasi all’uscita di una infermeria, dopo il portiere Perin anche il pallore del biondone danese Schone tradiva sintomi di contagio, come si fa a non osare? Il Napoli ha sentito l’attesa del suo pubblico, quella voglia di forzare e scommettere, l’ha interpretata cominciando con una squadra sbilanciata, o forse solo ottimista. Con Osimhen che non si poteva rimandare certo in sala d’attesa, è stato confermato anche Lozano nella linea a 3 dietro il gigante nigeriano, un ragazzone esuberante che si esprime attraverso i colori, il testone da giallo oro è diventato rosa. Non ha segnato, ma si è dato tanto da fare aprendo spazi. Al quartetto di spiccata vocazione offensiva, Gattuso è stato costretto a strafare: due mediani come Fabian Ruiz e Zielinski, nessuno dei due è incontrista, ma assidui nell’inserimento. Avanti così, il Napoli va in campo come alla roulette, dopo dieci minuti Mertens con un interno destro alla Insigne apre per Lozano che punisce le incertezze di Pellegrini e del portiere Marchetti, supplente di Perin. Pellegrini a sinistra e Zappacosta a destra sono due turbine. Ma Destro è spaesato, Lerager e Zajc subiscono la superiorità di Fabian Ruiz e di uno strepitoso Zielinski, Lerager sbaglia pure il tiro dell’1-1 e manda in rete Mertens per il 3-0, una voragine che si apre davanti ad un Napoli più potente e suo malgrado riequilibrato da un infortunio. Senza Insigne e con Elmas, quarto a destra in un 4-4-2, la squadra segnando scaccia le paure di Gattuso. Amabilmente sincero, Gattuso dirà che stava per cambiare. Già, i sospirati equilibri. Con un Koulibaly superlativo anche come regista arretrato, il Napoli è pronto per la Juve. Ha 6 punti contro i 4 di Pirlo. Che il mercato non lo fermi proprio ora che in panchina siedono in due: Gattuso e il destino.

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