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IL GRAFFIO - Corbo: "Napoli, se sfonda Lozano, spazza tutte le buriane di questi giorni"
14.10.2019 13:11 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

Meno di un mese dalla vittoria sul Liverpool. Dal 17 settembre sono passate 5 partite: in 26 giorni si è spento il Napoli. Vince a Lecce (1-4), perde con il Cagliari una gara generosa ma ottusa, prevale soffrendo sul Brescia, subisce con Genk e Torino due 0-0. Si dissolve l’ottimismo di squadra e ambiente, il quarto posto è scomodo a 6 punti dalla Juve di Sarri e 4 dall’Inter, ma c’è di più. Comincia la solitudine di Ancelotti. Ancora prima del viaggio a Torino, il giornale che aveva annunciato in esclusiva il suo accordo con De Laurentiis a fine maggio 2017 presenta l’allenatore davanti ad un bivio: torna la corsa o lascia il Napoli con un anno di anticipo. Non c’è stato un solo tweet, una battuta, una foto, una soffiata della muta Comunicazione di Castel Volturno per consolidare la posizione di Ancelotti. Solo telefonate, quelle del presidente sono spesso concitate, all’allenatore indifeso, deluso perché si sente in discussione, disorientato anche da lampi di nostalgia e stima che arrivano dal giro Milan, la sua prima famiglia. In attesa che De Laurentiis dia un segnale, sono 4 i punti oscuri.

 

1) Sbaglia chi raccoglie voci di attriti interni per i discorsi di Davide Ancelotti. Qualcuno spieghi con chiarezza che è il vice-allenatore, non solo il figlio di Carletto. È il suo ruolo a legittimare gli interventi nello spogliatoio, soprattutto se parla come accade sempre alla presenza del padre. Si deve invece rilevare il disagio dell’allenatore: ha vinto tutto con squadroni portati al traguardo dalla sua capacità tattica e civiltà di toni. Il livello nel Napoli è inferiore. Occorrono più addestramento a ragazzi di talento ma ancora verdi, un turn-over meno temerario. Le voci di dentro smentiscono una preparazione blanda. Si sente dire: le gambe vanno, i problemi sono mentali.

 

2) Insigne esce bocciato a Torino dopo un’ora, voto unanime 5. Doveva essere la sua partita. A Roma merita con bel 6,5 per la partecipazione molto attiva. Perché fila in Nazionale, e non con la squadra di cui è capitano? Ha giocato nel ruolo che gli assegna spesso Ancelotti, 4-3-3 ma vicino alla prima punta. L’equivoco forse è tutto qui. Insigne ha un talento che si esprime meglio in Nazionale: la timidezza si converte in rispetto. A Napoli vorrebbe esercitare una leadership non riconosciuta. Ma è autolesionismo discutere Insigne.

 

3) I contratti. Creano ansie. Mertens si allontana, non gradisce l’offerta né l’idea di finire un giorno a Bari, prima in campo, poi in società. Bari che pure angustia De Laurentiis. Ieri solo un pari con la Ternana, solo 8 punti su 12 con il nuovo allenatore Vivarini.

 

4) Presidente amareggiato. La campagna è stata superlativa per le vendite, non sorprendono i 25 milioni incassati per l’emarginato Verdi quanto i 42 milioni spesi per Lozano, che dopo un avvio bruciante cerca ora una parte nella commedia Napoli. Meglio attendere. Se sfonda Lozano, spazza tutte le buriane di questi giorni. Ma dategli tempo.

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