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IL GRAFFIO - Il Napoli pronto per Juve e Sarri
21.01.2020 23:48 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Corbo per "Il Graffio" di Repubblica

Bastano due minuti a Insigne per il primo colpo di luce. Vuol far capire che è finita la notte sua e del Napoli mostrando un numero del repertorio ormai dismesso. Finta a destra nella solita sterzata, ma anche controfinta per infilarsi sulla sinistra. Luis Felipe prevedeva questo gioco di prestigio. È sbalordito e inerme, subisce il capitano illusionista che torna segnare su azione dopo quattro mesi, non gli riusciva da Salisburgo, 23 ottobre. Un altro Napoli e un altro Insigne che conferma evidenti progressi atletici come altri compagni, rimessi quasi tutti in ordine dall’operoso staff di Gattuso. A rendere più concitata la partita pensa Hysaj. Il difensore albanese esagera nel cieco furore invocato da Gattuso: la prima scarpata è per Caceido per ostacolarne il tiro, costa un rigore che Immobile calcia alto verso i fondi rustici di Villanova. Hysaj non si dà pace, riesce a far di più, cioè peggio, pestando con un’altra scarpata a centrocampo il destro di Immobile. Secondo giallo, e Hysaj è già fuori dopo neanche 20 minuti. Gli ruba l’idea per fortuna del Napoli Lucas Leiva, che ferma Zielinski in ripartenza, l’arbitro esagera ammonendolo e Lucas Leiva esagera a sua volta con protesta e gesto. Squadre in parità, 10 contro 10. Le due espulsioni creano effetti diversi. Il Napoli va sul 4-4-1 senza nostalgia del troppo ruvido difensore, la Lazio perde invece il centrale, la regia, lo schermo davanti alla difesa, Leiva lascia alla ventura il 3-4-2 laziale. Parità effettiva a centrocampo nei due quartetti, in quello del Napoli manca Lobotka tirato fuori per inserire Luperto in difesa, ma splende Demme che si fa apprezzare sulla distanza, ha passo corto e non è fulmine sul breve, ma ha idee chiare, passaggi brevi e mai sprecati, fa tutto quello che non riusciva al prolisso Fabian Ruiz, giocatore di talento, ma che porta troppo la palla, dote incompatibile con il ruolo di distributore nel 4-3-3, modulo invocato e riarmato, ma senza che vi fossero i giocatori dei memorabili 91 punti. La direzione tattica di Gattuso sembra stavolta indenne da critiche perché il Napoli corre ed azzarda, ha personalità e gambe, i cambi sono rapidi, anche quello di Callejòn che pur muovendosi un po’ di più sulla destra non evita la sostituzione. Subentra Elmas che trova in Demme un convinto suggeritore per scattare nella profondità. Mentre il Napoli si consolida in difesa spiegando una linea a 5 nella fase passiva (con Zielinski che si abbassa) e torna a 4 ripristinando 4-4-2 fase di possesso palla. Fase che fa registrare un tiro micidiale di Mario Rui sulla traversa. Mentre la Lazio sfiora il pari con conclusioni infelici, la ruota della fortuna gira al contrario, il Napoli si esalta in una difesa disperata e coraggiosa. Balza in scena Ospina e si capisce perché la squadra si fidi di lui. Non certo per il gioco di piede, un irreale retroscena tirato fuori per spiegare la momentanea esclusione di Meret. No, Ospina urla e comanda la difesa. Anche questo fa spettacolo e cancella il ricordo dell’errore che regalò alla Lazio la vittoria a Roma. Con il goffo dribbling a Immobile. La Lazio lascia la Coppa Italia appena vinta e rivinta con la Supercoppa, serata trionfale per il Napoli, uscito alle 4 del mattino di domenica da un confronto collettivo, aspro ma leale. Guerra e pace all’alba. Insigne protagonista: non era la vittima, come pensava. Uno del suo talento ed un capitano dovevano comportarsi come ieri. Se la notte è finita, lo dirà domenica la Juve di Sarri.

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